“Camelot e l’invenzione della tavola rotonda”. Lunedí di Adolfina de Marco

Buon lunedì!! E se ci leggete domani perché oggi sarete in gita, buon martedì!

La rubrica di oggi di Adolfina de Marco è ancora a tema utopia e dedicata a…

Camelot e l’invenzione della tavola rotonda.

 

E’ narrato da voci lontane il romanzo Camelot, L’invenzione della tavola rotonda scritto da Teresa Buongiorno e illustrato da Grazia Nidasio (Salani, 1997). Sono le voci di cavalieri, di maghi, di maghe, di fate e di re che hanno tramandato le loro gesta attraverso la parola. Merlino, un ragazzino dall’intelligenza brillante e dalla passione per la parola scritta iniziò a far stridere la penna d’oca sulla pergamena per testimoniare un tempo fatto di valori, di intenti e di grandi ideali. Quel libro passò nelle mani di Morgana, poi di Artù di Ginevra e Lancillotto e di suo figlio che recuperò il Graal e lo restituì al regno. Ma il romanzo non è solo questo, è un impasto di parole sapientemente condite, come sa la grande autrice, che portano il lettore a ripensare al potere della conoscenza come unica strada da percorrere per arrivare alla libertà e al rispetto dell’Altro.
Nel romanzo s’intrecciano le vite dei personaggi noti che percorrono un tempo reale e uno fantastico scritte con un linguaggio leggero, sospeso tra la narrazione autobiografica del personaggio e l’ambiente incontaminato nel quale avvengono prodigi. Morto re Uther, padre segreto di Artù, la storia racconta che fu Artù ad estrarre la spada e a diventare re. La voce narrante di Ginevra ci racconta di un Artù ormai quarantenne che offre la protezione alla giovanissima figlia del sovrano del Piccolo Popolo, Ginevra, in cambio di una Tavola Rotonda per “fondare un nuovo ordine dove tutti sarebbero stati uguali”, ma la tavola è piccola e il sovrano del Piccolo Popolo ne fa costruire una in segreto alla quale possano sedere non tredici persone ma 150. I cavalieri sognavano un tempo nuovo in cui la lealtà, l’onore, l’amicizia, fossero parole con un reale significato e non suoni vuoti, senz’anima.
Ecco un mondo ideale, utopico, che arriva tra le nostre mani come il più prezioso degli oggetti; da custodire come il più importante dei segreti, racchiuso tra le pagine di una leggendaria storia che racconta di uomini e di donne che credevano di poter migliorare il mondo.

Teste Fiorite