“Una foglia” di Silvia Vecchini e Daniela Iride Murgia

Ed eccomi qui, di ritorno dalla mia fugacissima gita nel girone della Fiera di Bologna che quest’anno mi ha forse colpita di meno, decisamente stancata di più, ma credo sia il tempo che passa, o forse solo aprile che non smentisce la propria fama di impigritore (esiste la parola?).

Tant’è quest’anno me ne sono tornata con pochi libri sotto il braccio, ne ho visti da farne un over dose per mesi, eppure quelli senza i quali proprio non potevo uscire da lì e che assolutamente non potete perdervi non sono molti.

Comincio da un titolo a cui sono molto affezionata, in realtà sono molto affezionata alla mano che l’ha disegnato ed ero per questo ancora più curiosa di vederlo, di leggerlo ed impaurita dalle aspettative.

Non c’è nulla di peggio del nutrire delle aspettative, non vi pare?

Comincio con Una foglia freschissimo di stampa per i tipi di Edizioni Corsare e firmato da Silvia Vecchini e Daniela Iride Murgia.

Vi è mai capitato di prendere in mano una foglia caduta e di domandarvi quale storia avesse da raccontare?

I bambini lo fanno continuamente, o meglio, continuamente raccolgono le foglie per raccontare storie più che ascoltare ciò che esse hanno da dire, i bambini sono egocentrici, si sa, va bene così, la foglia si presta a tutto, tanto più che scopre una nuova vita in quella che dovrebbe essere la propria morte. A raccontarci cosa vive una foglia che si stacca dal ramo ci ha pensato Silvia Vecchini con un testo delicato ma diretto, narrativo, meno poetico di quanto mi aspettassi, perfetto per questa narrazione in cui poi le immagini fanno il resto.

Alla paura della morte, quando il solletichìo prende il picciolo della foglia ancora per poco attaccata all’albero, la foglia preferisce prendere il vento proprio come si prende il tram, quel tram che lei da sempre guarda passare ad intervalli regolari.

La foglia racconta, anzi è raccontata in terza persona; la seguiamo nella scoperta di una nuova esistenza mentre Daniela Iride Murgia ci fa vedere quello che lei, la foglia, vede. Certe volte le tavole sembrano proprio una soggettiva del punto di vista della foglia, altre del narratore che osserva ma insomma queste illustrazioni seguono il testo come un tram segue una strada guardando avanti, non ricalcano il contenuto del testo. La foglia infatti, quella protagonista della narrazione, non compare fino alla sesta tavola, Daniela Iride Murgia prepara l’arrivo della foglia sulla scena mostrandoci il contesto in cui la foglia vive, il tram che passa, i bambini che giocano a nascondino nascondendosi dietro gli alberi (tavola semplicemente bellissima anche nel suo equilibrio perfetto testo/immagine che ci prepara alla svolta della storia).

I bambini sono la nuova vita della foglia, ne fanno una pietra preziosa di una corona, un ventaglio per ranocchi, i bambini e il vento sono la nuova vita della foglia, loro, i bambini e il vento, non si fermano mai, il vento poi non se ne va mai

E lui soffia dove vuole.

Dove soffia questa storia?

Soffia ad ogni orecchio disposto ad ascoltare la storia. Testo ed, ancor di più, immagini, ci portano dentro la narrazione in maniera morbida, le linee ondulate nei quattro colori che tornano continuamente nelle tavole (che sono gli stessi della giostrina di calderiama memoria de L’attesa, nonché delle bellissime dediche disegnate da Daniela l’altro ieri in fiera) rosso, verde, giallo e blu, fanno di questo albo che potrebbe avere il profumo dell’autunno un libro solare, di una luce abbagliante.

Tutti i bambini di Daniela, a mo’ di bambini nordici sempre in giro per pozzanghere con stivaletti da pioggia, sono bambini che dialogano con gli elementi naturali che li circondano, che sia acqua, che sia foglia, che sia vento, i bambini sanno ascoltare, toccare, seguire ed imitare facendo deflagrare una gioia di vivere mai banale, mai retorica, puramente vitale. E’ per questo, credo, che i bambini adorano gli albi disegnati da Daniela e ameranno questa storia di Silvia Vecchini poiché in essa lettore reale e implicito coincidono alla perfezione.

Rispetto a L’attesa, che ho amato moltissimo, toni dei colori, la tensione emotiva mi pare più lieve, la storia lo richiede, siamo in altro contesto benché sia inconfondibile il tratto inimitabile dei collage disegnati da Daniela Iride Murgia.

Un albo dall’equilibri perfetto, anche l’impaginazione mi pare essere congeniale a testo e immagine perché si esprimano al loro meglio, una bellissima edizione.

E’ davvero ma davvero bello quando ci si ritrova un libro di questo valore in mano, lo si apre e…via, lo si prende come si prende il tram, ci si fa trasportare perché le storie, come il vento, non si fermano mai!

Teste Fiorite