“Cosimo” e l’utopia arborea.

Last but not least è arrivato l’ultimo appuntamento con l’utopia a cui la rubrica del lunedì di Adolfina de Marco è stata dedicata per diverse settimane. Chiudiamo con un testo a me molto caro, in una sua edizione alquanto particolare…

“Il rifiuto della realtà questa è implicito nel pensiero utopico; così, mirando a un mondo migliore, l’utopista respinge questo e se ne crea uno proprio.

Da un simile pensiero deve essere stato rapito Cosimo Piovasco di Rondò, meglio conosciuto nella letteratura come protagonista del romanzo Il barone rampante del grande autore italiano Italo Calvino.

La vicenda si svolge nel Settecento a Ombrosa un paese immaginario nella regione ligure. Cosimo ha 12 anni ed è il primogenito di una famiglia nobile “momentaneamente” decaduta; ha un fratello di 8 anni, Biagio, narratore della vicenda, e una sorella, Battista, causa della decisione irrevocabile da parte di Cosimo di fuggire la realtà terrena fatta di regole per lui  inaccettabili. Il giorno in cui a tavola vengono servite le lumache cucinate dalla sorella, il giovane barone rifiuta di mangiarle e si ostina al punto di infilare la porta, di rifugiarsi sul leccio che troneggia nel giardino e di non scendere più.

Inizia, così, un’avventura durata una vita intera attraverso gli alberi e con gli alberi; tra un giardino e l’altro, tra boschi e parchi, senza mai toccare terra anche quando, ormai anziano, giunto il momento della dipartita dal mondo terreno, Cosimo fa un ultimo salto dalla cima di un albero, si aggrappa ad una mongolfiera di passaggio e scompare per sempre, rimanendo fedele fino alla fine al suo mondo ideale.

Edito per i tipi Einaudi nel 1957, il romanzo è stato pubblicato nel 2016 per i tipi Logos con una elegante interpretazione dell’artista catalano Roger Olmos che ripercorre la vicenda narrata da Calvino attraverso sole illustrazioni, si intitola Cosimo. Dedicato al grande Italo Calvino che ha saputo mostrare un orizzonte diverso, pieno di coraggio e di passione, ma anche a tutti i bambini (e non) che hanno avuto la fortuna di leggere la storia del barone rampante, e a tutti coloro che lo leggano ancora.

Dedicato ai bambini e futuri adulti, alla loro dignità e al diritto di essere diversi e non necessariamente d’accordo con gli altri, affinché un giorno siano forti delle loro decisioni e orgogliosi delle loro imprese per quanto assurde possano sembrare. Alla determinazione. Al coraggio. All’amore. Alla passione. Alla libertà.

Adolfina De Marco

Teste Fiorite