Qualche pulce all’orecchio. Piccoli libri di grande bellezza

In questi giorni di consigli per letture “leggere” da portarsi in giornata al mare, mentre preparavo la valigia, mi sono saltati in mano dei libri che sono fatti per …saltare all’orecchio.

Si chiamano Pulci all’orecchio e sono l’ultimo nato della casa editrice Orecchio Acerbo. Una collana che si basa su 1 elemento principale 

l’estetica

Per forma e contenuto, come una vera pulce, è perfetta per saltare anche nella borsa, nello zaino, nella valigia più piccola.

Storie che saltano di testa in testa, lasciando il prurito contagioso della lettura.

Piccoli capolavori ritrovati, grandi autori classici che ci consegnano schegge d’infanzia indimenticabili.

Bambini che si misurano con un mondo severo, estraneo e spesso assurdo e incomprensibile: quello degli adulti.

Ecco ciò che questi 3 racconti sono.

 

Le caratteristiche della collana a cura di Fabian Negrin sono sin qui estremamente riconoscibili com’è bello che sia in una collana.

  1. formato piccolo, meno di un A5, per intenderci;
  2. copertina fatta solo di 1 illustrazione stupenda di Negrin
  3. Autore e titolo sul retro come a dire….che il libro lo scegli per la copertina, per la bellezza, mica per l’autore! Altro che non giudicare i libri dalla copertina!
  4. 1 racconto breve di un autore considerato “classico” della letteratura internazionale: Lawrence, Serao e Sorayan sono i primi 3.
  5. Una illustrazione di Negrin a doppia pagina in apertura e a conclusione del racconto e poi nulla più interrompe il flusso della narrazione.
  6. protagonisti bambini o ragazzi di altri tempi e di altri luoghi.
  7. la centralità degli animali e del rapporto uomo-animale; infanzia-animali

Le pulci sono un autentico distillato pensato apposta per trasmettere una narrazione difficile: quella dello scontro dell’infanzia col mondo adulto che si sovrappone e si intreccia con quello dell’animale con l’essere umano (adulto).

Un po’ come se animali e bambini stessero dalla stessa parte, i racconti sin qui scelti hanno il coraggio e la forza di raccontare anche storie dure, perché i giovani lettori hanno bisogno anche di storie dure, tristi, crude.

Penso a Canituccia di Matilde Serao, innanzitutto; una storia in cui infanzia e animali sono schiacciati impietosamente dalle parole prima ancora che dalla storia. E’ la cifra della scrittura della Serao: il realismo doloroso, di denuncia.

Tutt’altro tipo di tono ha Rex di D. H. Lawrence che si giova della spigliatezza della scrittura del mondo anglosassone.

 

Ma la vera chicca delle pulci è, sicuramente, Lo zio del barbiere e la tigre che gli mangiò la testa di William Sorayan in cui l’ironia la fa da padrona dando alla scrittura una carica ed una forza decisamente, secondo me, superiore agli altri due racconti. Ho letto ad alta voce questo racconto ad un gruppetto di adolescenti tra i 16 e 18 anni e ne sono stati completamente rapiti quanto interdetti dalla conclusione.

Stupende, in tutti e tre i casi, le illustrazioni di Negrin che sembrano venire da tempi e luoghi diversi a seconda della storia, si adattano come un guanto non solo al racconto ma, e soprattutto, allo stile narrativo.

Quanto agli autori mi pare che nulla abbiano in comune se non l’aver scritto racconti brevi con bambini e animali protagonisti, e l’essere considerati in una qualche forma dei “classici”.

Non so se sia vero, non ne ho la competenza per valutarlo, come si sente dire da più parti, che mancano autori forti nel panorama della letteratura per l’infanzia contemporanea, specie in Italia, tuttavia la rincorsa al recupero di testi di autori classici mi pare sia una scelta che più case editrici stanno tentando.

Vedremo dove porterà e, con estrema curiosità, aspetterò i prossimi titoli delle pulci all’orecchio, nel frattempo mi godo questi gioiellini che spero finiscano nelle mani di tanti ragazzini lettori.

Per la mia vecchia convinzione-fissazione che etica ed estetica si tengano per mano cominciamo con l’estetica e poi l’etica verrà.

 

 

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