Dai, è quasi fatta e anche la settimana di ferragosto sarà passata.

Nel frattempo vi tedio con qualche pensiero maturato tra spiaggia e lavoro…perchè aimè ferragosto o meno qui si rimugina, e poi è verissimo: dedicarsi del tempo vuoto fa salire a galla le idee peggio che quando ci pensi per davvero!

Qualche giorno fa ho provato a seminare qui, sul mio praticello, qualche idea riguardo l’età dei libri, ovvero l’età consigliata dall’editore per ciascun libro. 

Ne è scaturita un’interessante discussione, via social, chi mi ha dato da pensare.

Appassionati e promotori della lettura da un lato, sostengono per lo più che l’indicazione dell’età è quantomeno limitante quando non fuorviante.

Editori e librai dall’altro, pur non prendendolo come come dato incontrovertibile, sostengono invece l’importanza e soprattutto l’utilità di un’indicazione per orientare i consigli di vendita o di lettura.

Devo dire che tra queste due posizioni, non così nette per carità, personalmente, mi convince maggiormente la seconda per una questione che mi pare fondamentale.

Il centro dell’attenzione di chi si occupa di libri per bambini e ragazzi non è, e non deve essere, a mio avviso, il lettore, bensì il NON lettore.

Mi spiego: la cura che si deve al lettore, la si deve almeno doppia al NON lettore o, speriamo, al non-ancora-lettore perchè incontri anche lui il magico mondo della letteratura e dei libri.

Se penso ad un genitore o a un insegnante poco attento o anche solo poco avvezzo alla scelta dei libri, l’indicazione dell’età può fare sicuramente la differenza. Certo va unita alla competenza di un libraio o di un bibliotecario, quando si ha la fortuna di averli.

Questo implica, evidentemente, una responsabilità (una delle tante) da parte dell’editore nel “costruire” libri coerenti per età e nell’indicare quest’ultima correttamente (alcuni libri la portano scritta sopra altri ce l’hanno solo nelle schede per gli “addetti ai lavoro” ma la casa editrice un’idea del target ce l’ha e la dà sempre al libraio o al bibliotecario). 

Se i libri sono semi e se bisogna scegliere i semi giusti per ogni testa (i terreni non sono mica tutti uguali!), allora un elemento di valutazione può senz’altro essere, in mancanza di un mediatore competente, l’età.

A questo proposito mi viene in mente il motto di teste fiorite che varie persone si stanno portando in giro sulle nostre borse: 

fioriscono solo le teste che si coltivano

che da metà maggio è in fase di ripensamento.

A voi che ve ne pare? Vi convince?

A me convinceva abbastanza sino a quando Carla (Ghisalerti) non ha sollevato l’obiezione sacrosanta che ci sono teste che fioriscono selvaggiamente, pur non godendo di alcuna semina specifica.

Dapprima ho pensato che forse sarebbe stato sufficiente togliere il “solo” per non limitare

fioriscono le teste che si coltivano

ma anche così una coltivazione è implicita.

Allora mi sto chiedendo che cosa voglia davvero dire e fare teste fiorite nel profondo. 

Ecco, quello che mi piacerebbe fare è seminare senza mai perdere di vista tanto quei lettori che necessitano di essere coltivati, quanto quelli che crescono come le parietarie. A loro chi ci pensa quando e se scelgono un libro?

Soli davanti a questo straordinario oggetto di carta un orientamento a priori potrebbe tornare utile, o no?

 

p.s. continuo comunque a rimuginare il motto…si accettano suggerimenti!