E’ il primo giorno del Lucca Comics e ho deciso di scegliere uno degli ospiti della fiera come prossimo argomento.
Paco Roca, come anche Taniguchi (di cui ho parlato nel post precedente), occupa molto spazio nella mia libreria, poiché da quando ho conosciuto le sue opere, me ne sono innamorata.
Autore ancora relativamente giovane (nato il 1969), ha già pubblicato diversi libri di spessore e noti in tutto il mondo. Primo tra tutti Rughe, che lo ha reso famoso.

Esordisce con brevi storie completamente di fantasia che, a mio parere si differenziano molto come tipologia, dallo stile che poi ha scelto di mantenere.
Tra i primi c’è Il Gioco Lugubre, posto come una storia inventata (ma forse no), è la storia di uno scrittore che si trova coinvolto nella vita di un “artista” stravagante e raccapricciante. Nonostante l’originalità della storia, l’opera dimostra già una cura della documentazione in caso di argomenti veri (o per renderli veritieri) che poi si manterrà in tutti i suoi libri.

Rughe è un fumetto che ha impiegato molto lavoro all’autore poiché si è documentato in prima persona, soprattutto tramite interviste, riguardo alla malattia dell’Alzheimer. Mi ha sempre colpito, ma anche divertito, il come lui racconta di aver scelto questa tematica. Doveva fare un’illustrazione su commissione in cui sarebbero dovute apparire molte persone: lui ha disegnato uomini e donne di tutte le età, per rendere più varia e realistica la scena. Una volta conclusa però gli viene chiesto di eliminare e sostituire i personaggi anziani presenti nella scena, poiché non erano belli da vedere.
Da qui Paco Roca realizza quanto poco si parli di questa fascia d’età, che in realtà avrebbe molto da dire.
In altre pubblicazioni come Rughe Extra o Emotional World Tour, in cui tratta proprio la sua esperienza di giro del mondo per presentare la sua opera, racconta di questo e di molti altri aneddoti riguardanti la sua esperienza sia nella costruzione che nella presentazione della sua opera.

Ha vinto inoltre diversi premi per il suo capolavoro Rughe, che gli hanno permesso di vederlo trasformato in un film d’animazione, ma soprattutto scelto dall’associazione italiana malattia di Alzheimer per permettere di comprendere da vicino questa malattia in un modo diverso dall’approccio tecnico della medicina. La proposta dell’associazione è infatti è quella di permettere alle famiglie di essere maggiormente vicine ai loro cari e capire la loro situazione, proponendo questa lettura che mostri le difficoltà della malattia dall’interno, ma soprattutto mostri quanto complesse possano essere le comunicazioni e la situazione di solitudine che la malattia costringe a vivere.

Paco Roca ha pubblicato inoltre diverse raccolte (in Italia: Memorie di un Uomo in Pigiama, Avventure di un Uomo in Pigiama, Emotional World Tour), di brevi storie e strisce umoristiche tratte direttamente da esperienze personali. L’autore rende quindi partecipe il lettore della sua vita quotidiana di fumettista ma anche le sue opinioni, ironizzando sulle diverse situazioni. Un esempio è appunto il titolo stesso delle sue raccolte: il fumettista è un uomo che sta sempre in pigiama perché esce molto poco di casa, visto che il suo lavoro è lì, anche se, come si può osservare nelle sue tavole, avere lo studio dentro casa rende la vita tutt’altro che facile.
Le tematiche dell’autore spaziano a diversi argomenti e, tra questi è presente anche la storia del suo paese d’origine: la Spagna. Che facciano da cornice ad una storia di fantasia, come ne Il Faro, o che siano il centro della narrazione, come in I Solchi del Destino e L’inverno del Disegnatore, in cui si occupa rispettivamente della guerra civile de La Retirada Republicana e del periodo in cui il fumetto iniziò a prendere piede in Spagna, dopo un periodo buio.

L’opera che a me piace di più però è certamente La Casa. Sta volta possiamo osservare un totale cambiamento di tematiche: infatti l’autore sposta il suo sguardo, che è sempre stato lontano dalla sua vita privata, sulla recente morte del padre. L’autore si trova a ripercorrere esperienze della sua infanzia, rientrando nella casa della sua famiglia per riordinarla insieme ai fratelli e i loro partner. Purtroppo la casa dovrà essere venduta, poiché nessuno sarebbe in grado di occuparsene, e questo rende ancora più faticoso ciò che sta facendo.
Riesce brillantemente a dare un quadro complessivo sia della situazione attuale nella famiglia che di tutte le sue memorie e quindi a permetterci di conoscere la figura del padre ed essere partecipe del dolore dell’autore.

Il tratto di Paco Roca è sempre molto semplice, ma efficace. Non è forse la prima cosa che colpisce nelle sue opere, ma più si continua la lettura, più ci si rende conto di quanto in realtà l’essenzialità del tratto si adatti a tutte le tematiche che va a trattare e di come a volte lo adatti. La regia delle vignette e la scrittura della storia permettono un incredibile coinvolgimento all’interno delle sue storie, che le tematiche siano private e delicate come in quest’ultimo libro, o che tocchino argomenti che lo coinvolgono solo indirettamente, come eventi storici.
In ogni modo i racconti avvengono sempre dall’interno, da un personaggio che sta vivendo direttamente gli eventi, passo per passo, insieme al lettore. In questo modo per esempio in Rughe possiamo conoscere la degenerazione della malattia proprio dal punto di vista di chi la sta subendo, trovandoci ad avere “vuoti di memoria” e incomprensioni anche visive, nella storia.

Concludo anticipando che da domani i miei post, sia sul blog, che su facebook, saranno live dal Lucca Comics (dove spero anche di riuscire ad incontrare, tra l’altro, Paco Roca), con impressioni, racconti di disavventure nella folla e molte foto!