A che serve la critica letteraria?

Care teste fiorite pronte ad un post-one teorico di quelli che solo io so propinarvi di tanto in tanto?

Allora, VIA!

Dunque, tutto è iniziato due giorni fa quando una persona commentando una mia recensione si è posta e mi ha posto delle domande su quanto possa spingersi in là una recensione: quanto si possa raccontare di un libro, quanto si possa togliere della magia per svelare i meccanismi letterari ecc. e, soprattutto quanto vale il parere di chi scrive o quanto sia gusto personale.

Sono domande che mi sono sentita porre, e che io stessa mi sono posta, tante volte e qui con voi vorrei allora cercare di spiegare che cos’è e cosa fa la critica letteraria e dirimere ancora una volta la questione gusto-qualità come già ho tentato di fare qui.

Dunque, inizierei da qui: ci sono due tipi di lettori: quelli ingenui e quelli non ingenui.

Una persona che si occupa di teoria della letteratura non è un lettore ingenuo, una persona che legge per il proprio esclusivo piacere è un lettore pienamente ingenuo (nel senso buono del termine). Tra chi scrive di libri poi ci sono quelli che lo fanno in maniera personale condividendo le proprie opinioni in merito a ciò che leggono, operazione sacrosanta se non si tratta di un saggio critico, e quelli che lo fanno analizzando i testi nel loro strutturarsi letterario. La differenza tra i primi e i secondi sta nel livello di professionalità e negli strumenti utilizzati che mettono più o meno a riparo da posizioni eccessivamente soggettive.

Mi spiego meglio: da una persona che si occupa di letteratura non mi aspetto che metta in campo il proprio gusto personale, mi aspetto che con gli strumenti del mestiere mi spieghi perché un libro funziona o perché no, gli aspetti critici e i punti di forza. Da un lettore semplice mi aspetto che mi racconti il suo soggettivo punto di vista che mi potrà interessare se mi interessa il modo di pensare di quella persona.

Esistono dunque dei parametri di valutazione dei testi? Riguardano questi forse i contenuti?

Sì, esistono dei parametri che sono dati dall’insieme di discipline diverse come la narratologia e le varie correnti critiche e teoriche. No, questo approccio non riguarda MAI i contenuti.

Un libro di buona qualità non lo è mai per ciò che dice ma per come lo dice. E’ la struttura, non il tema (benchè esista un approvvio critico tematico), che permette al lettore ingenuo di poter essere tale ovvero di lasciarsi andare alla sospensione dell’incredulità e darsi alla magia dei testi.

Nel mio caso specifico scrivo un blog di letteratura per l’infanzia in sui utilizzo gli strumenti critici che ho acquisito negli anni di ricerca. Certo qui non scrivo, meno male, come quando mi capita di scrivere saggi critici accademici, resto su un piano decisamente più divulgativo, e tuttavia gli strumenti che utilizzo, sono i medesimi. D’altra parte scrivo di libri per bambini e ragazzi ma non mi aspetto affatto, ovviamente, che mi leggano bambini o ragazzi. Scrivo sperando che questo abbia un senso per chi con i lettori finali di questa letteratura lavora tutti i giorni o vive. Perchè scelgano i libri migliori per qualità, non per gusto mio personale.

Certo ci possono essere opinioni discordanti su un libro di qualità: interpretazioni o valutazioni diverse, ad esempio tra autori e critici esiste e sempre esisterà una dialettica importante e vitale, ma siamo sempre nell’ambito di un confronto su libri che hanno diritto di cittadinanza nel mondo della Letteratura, degli altri non ci si occupa affatto.

Quindi: che senso ha un blog del genere e soprattutto che senso ha la teoria della letteratura?

Per me ha il senso della conoscenza e della formazione, usate in maniera ecclettica le teorie permettono di leggere oltre le righe, di valutare i testi per ciò che hanno da dire lettore per lettore scegliendo i migliori, quelli più adatti ad ognuno, e potendo fare delle valutazioni generali.

Amo leggere i libri facendomi portare via da loro ma amo ancora di più trovare quei libri che possano portare via i bambini e i ragazzi lettori legandoli per sempre alle pagine di un libro, fornendo loro gli strumenti per vivere vite diverse e sviluppare il pensiero divergente e questo posso farlo solo maneggiando gli strumenti critici che sono i soli in mio possesso e che se non fossero spesi per fare un tifo sfegatato per la letteratura e i giovani lettori non avrebbero alcuna ragion d’essere.

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