La stanza del lupo

Bene bene,

mi è parso di capire dal post di lunedì dedicato a L’albero delle bugie che il tema di romanzi per ragazzi un po’ “scuri” vi possa interessare e dunque, come promesso, questa settimana restiamo in questo ambito e vi propongo un romanzo di Gabriele Clima edito da San Paolo su cui ho dovuto rimuginare a lungo prima di decidermi a scriverne.

Si intitola La stanza del lupo e racconta di Nico e del lupo che abita la sua stanza, i suoi luoghi e soprattutto i suoi umori. Nico ha 16 anni e, come diversi ragazzi e ragazze della sua età, cova rabbia e risentimento tali che quando trovano un buchino da cui sfogare esplodono come gayser.

Le eplosioni migliori di Nico sono quelle che travolgono le pareti della sua stanza disegnate in penna nera con le immagini dettate dalla rabbia e dalle visioni del lupo di Nico. Veri capolavori dell’inconscio che durano la vita di una farfalla, quella che gli dà il padre di Nico che prontamente chiama l’imbianchino a cacellare tutto e a fare tabula rasa delle pareti e dei disegni del figlio. Un braccio di ferro terribile quello tra Nico e il padre e che sortirà l’effetto di spostare l’esplosione dei gayser che Nico si porta dentro non sulle pareti ma su ben altro…

Eccolo lì che appare dunque, lui, il lupo.

Dapprima si limita a pedinare Nico, a metterlo in fuga e a tentare di attaccarlo; poi si rivolge verso il padre e la madre di Nico, li aggredisce con violenza. Il lupo appare una sera e non lascia più Nico, lo segue sempre, anche quando sembra non ci sia, annebbia il dolore di Nico per la perdita dell’amico più caro e più matto (o semplicemente annoiato) in un incidente e aggredisce persino l’unica zona luminosa della vita di Nico: Claudia e il suo amore.

Il lupo è fuori di Nico ma, lo avrete capito, il lupo in realtà è dentro Nico, il lupo E’ Nico.

Qualcuno pensa di poterlo catturare e adomesticare se non proprio cacciarlo;  Nico viene affidato ad uno spicologo, piano piano tutto si va rasserenando, il lupo di allontana, il padre si riavvicina, l’amore torna ad essere salvifico ecc. ecc.

Però vorrei dire che il potere di questa narrazione, la scrittura forte e davvero potenete di Clima in questo libro, sta tutta in quel lupo che Nico combatte apparentemente fuori di sè: intendo dire che le pagine in cui la storia descrive gli attacchi del lupo a Nico e ai suoi familiari sono bellissime; io davvero mi ero lascianata andare alla forza della metafora e avevo deciso di seguire e credere al lupo vero, fuori di Nico.

Quando, negli ultimi capitoli tutto viene spiegato e “messo in ordine”, verbalizzato, viene messo nero su bianco che il lupo era in realtà Nico in preda ai raptus di rabbia e che quella che va curata è la rabbia del ragazzo…. mi è parso che la narrazione perdesse di forza.

Certo il percorso di aiuto e sostegno che attraversa Nico è quello che porta alla luce, dà sicurezza al lettore, e tuttavia mi sarebbe piaciuto che questa via d’uscita il racconto la trovasse proseguendo sulla via della metafora.

Mi sarebbe piaciuto che la scrittura proseguisse così, lasciandomi libera di immedesimarmi in Nico e/o nel Lupo ma tenendoli separati. L’inconscio, e anche il conscio del lettore, ha sempre saputo, sin dall’inizio, che il Lupo era la proiezione della rabbia di Nico e proprio il fatto di tenere questa proiezione come tale mi era piaciuta tantissimo.

Detto questo, e mi piacerebbe sentire il parere dell’autore a riguardo, La stanza del lupo è un romanzo che vale la pena di leggere e proporre dai 12-13 anni in su e conferma per altro l’attenzione qualitativa della casa editrice San Paolo per la collana per ragazzi in cui era comparso anche Il sole fra le dita, il romanzo che aveva valso il premio andersen italiano allo stesso Clima nel 2017.

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