Noccioline – Salvezza: una lettura necessaria

Ho deciso di parlare di Salvezza proprio perché un libro che in tempi come questi deve essere reso noto il più possibile.

In quest’estate mi sono trovata a prendere in mano reportage a fumetti molto forti di diverso tipo, ma questo risulta forse come il più spaventoso perché molto attuale e sta molto vicino a casa. Spesso l’elaborazione di questi libri impiega diversi anni, quindi l’evento di cronaca narrato può sembrare in parte distante e magari si piò ipotizzare che sia stato rimaneggiato. Qui invece no, praticamente si può leggere il libro mentre si guarda il telegiornale ed avere una continuità.

Salvezza racconta la traversata della nave Acquarius dall’interno, poiché i due autori hanno scelto di partecipare attivamente alla spedizione. La potenza di questo libro sta proprio nel fatto che ogni evento è visto attraverso i loro occhi, non sono solo raccolte di testimonianze, ma è il libro ad essere una gigantesca testimonianza.

La narrazione comprende tutto il viaggio, sia di andata che di ritorno. Non si conoscono solo i migranti e le loro storie, ma anche la vita sulla nave e le difficoltà che si riscontrano in ogni viaggio.

Inutile dire che ciò che spaventa di più sono le condizioni in cui i migranti hanno viaggiato e quelle in cui hanno vissuto prima di poter partire. Storie al limite dell’incredibile, ma che invece quelle persone hanno vissuto e stanno vivendo ancora. Colpisce che nonostante tutto quello che hanno passato, appena saliti sulla nave, siano in molti a voler raccontare e denunciare le condizioni con cui sono stati trattati.

Appena vengono salvati, si riconosce subito un nuovo ritmo nella narrazione. Dapprima la lentezza della partenza e dell’attesa di richieste di soccorso, sostituita poi da una pioggia di narrazioni e testimonianze che riempiono le pagine fino all’orlo.

Non tutti hanno avuto l’opportunità di concludere il loro viaggio, ma questo non è bastato perché fossero dimenticati o diventassero solo un numero. I loro compagni di viaggio si sono impegnati a ricostruire la loro storia e per raccontarla a chi li ha intervistati.

Ad accompagnare questo intenso viaggio vi è un pettirosso, salito a bordo per sbaglio, che si trova in difficoltà, poiché non abituato al mare aperto e impossibilitato a procurarsi del cibo.

Un libro che è stato pubblicato proprio in un periodo politico che ne aveva bisogno (e ci fa fare anche una bella figuraccia, visto come ci stiamo comportando). La domanda che viene da porsi infatti non può essere altro che: come si fa a non credere a questi racconti? La nave su cui hanno viaggiato i due autori è la stessa a cui l’anno dopo è stato impedito di accedere ai porti italiani, ma come? Questo non è proprio il mio campo, ma è stata la prima riflessione che mi è venuta in mente leggendo questo libro.

Per questo secondo me è necessario conoscerlo e leggerlo, fa capire e sentire un paio di cose in più che non farebbero per nulla male al lettore, anzi.

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