Tonja Valdiluce, la montagna di Maria Parr

Care teste fiorite,

oggi vi racconto un libro di una scrittrice che mi sta affascinando sempre di più: Maria Parr.

L’autrice di Cuori di waffel e del suo continuo Lena Trille e il mare  con Tonja Valdiluce – tutti editi da Beisler – si sposta dal mare alla montagna per sperimentare una nuova dimensione di libertà infantile.

La storia di Tonja racconta le giornate di una bambina alla soglia del compleanno tondo dei 10 anni che trascorre la vita felicemente in una isolata valle innevatissima e completamente priva di bambini. Il migliore amico di Tonja, e questo è uno degli elementi più belli del libro, è un omone anziano, non un bambino o una bambina… tra Tonja e Gunvald intercorre quel legame di necessità reciproca tipica di chi ha un’affinità elettiva, di chi entra in sintonia cosa che, evidentemente, ci dice Tonja, non è necessariamente legata all’età e alla condivisione di esperienze nello stesso momento. Gunvald è stato padre, anche se su questo ruolo assai tormentato si svilupperà una buona parte dell’intreccio del romanzo, e a sua volta è stato bambino e ragazzo in Val di luce e con Tonja può entrare in sintonia col suo orecchio acerbo così come con la sua passione per la natura e la montagna.

Nel corso del romanzo compaiono ad un certo punto dei bambini in vacanza, e compaiono anche tutti gli elementi necessari alla narrazione, persino un antagonista, anzi due (un affarista che punta a vendere la valle ai turisti che odiano i bambini e la figlia di Gunvald che torna con un portato di rabbia tale da stravolgere la quotidianità di Tonja, se non dell’intera valle), e gli aiutanti della protagonista ecc ecc.

Insomma, gli elementi della narrazione ci sono tutti, anche alcuni piccoli colpi di scena e scarti di trama, e tuttavia la forza della scrittura e della costruzione di storie non sta nelle avventure che pure Tonja vive in gran quantità come già Lena e Trille degli altri romanzi, bensì nella messa in scena della quotidianità. Dell’infanzia negli spazi e luoghi vuoti in cui sperimentare e sperimentarsi in continuazione, senza situazioni o eventi eccezionali. Tonja non si annoia, rischia di ammazzarsi più volte correndo su e giù con la neve con gli slittini preparati da Gunvald, nessuno e niente sembrano poter bloccare la sua libertà di sperimentazione quotidiana. Come nota giustamente Nicola Galli Laforest nel suo contributo Maria Parr sotto il segno di Astrid (edito su Hamelin 44 Incompreso pp. 136-140)

Per distillare i suoi protagonisti, Parr crea intorno a loro microcosmi isolati e protetti, in cui possano muoversi e combinare continui disastri[…]

Questi spazi immobili e silenziosi, con pochi interventi umani che sembrano parte della natura e che si inseriscono perffettamente nei suoi ritmi, sono condizione necessaria per l’autonomia totale delle ragazzine protagoniste, che ci appare oggi totalmente folle, seppure profondamente invidiabile e vera.

E’ proprio così, pur sentendo che ciò che accade a Tonja è del tutto fuori dalle possibilità di accettazione di un genitore, la narrazione non ha mai elementi assurdi o che rendono increduli, odorano invece di sincerità e di proiezione dei desideri.

Tonja dà forma e voce a una parte sempre presente in ogni bambino, quella in cui si sperimenta la libertà pura, e quel bambino lettore, insieme a lei potrà farne pienamente prova.

Teste Fiorite