Un libro in cartella. “Il buon viaggio”

“Il buon viaggio”

 Età: da 9 anni

Pagine: 36

Formato: 25×32

Anno: 2017

Editore: Carthusia

Autore: Beatrice Masini

Illustratore: Gianni De Conno

 

Settembre… il mese dopo agosto, il mese della vendemmia, il mese in cui finiscono le vacanze estive e inizia la scuola.

Ripartire dopo un periodo di vacanza è inevitabilmente un po’ faticoso. La canzone dell’estate diceva “Una vita in vacanza…”, ma si può stare sempre in vacanza? Ha senso? Per i bambini sicuramente no. Infatti dopo un primo momento di libertà assoluta e di completo relax subentra la noia. E, se un po’ di noia può essere “salutare” in quest’era dove tutto deve essere organizzato al secondo, il troppo stroppia.

 

Quindi ecco la voglia di ripartire…  ma partire per dove? Partire per cosa? Partire con chi?

Sicuramente partire per un viaggio… un viaggio lungo almeno cinque anni… un viaggio chiamato Scuola Primaria che in realtà inizia molto prima e finisce molto dopo o forse come suggerito nelle Indicazioni Nazionali non finisce mai (Lifelong Learning – Formazione Permanente).

E quest’anno ricomincio anch’io. Sono di nuovo in prima. In un’altra scuola. Più vicina a casa. E quest’anno insegnerò italiano.

Alla vigilia del 12 settembre, data in cui da calendario regionale sarebbero iniziate le scuole, preparo la mia cartella… un blocco, un astuccio ben fornito, la merenda, i fazzoletti, la bottiglietta d’acqua e ovviamente un bell’albo (in realtà più di uno, non si sa mai quanti ne possono servire), ma non un albo qualsiasi, il vincitore del Premio Andersen 2018 (“Libro dell’anno” e “Premio speciale della Giuria”).

Il buon viaggio

L’età consigliata è “a partire dai 9 anni”, ma come ormai sapete a me piace sperimentare, alzando o abbassando un po’ l’asticella, libera da vincoli, affidandomi al potere dell’albo. Infatti sono profondamente convinta non ci si debba fasciare la testa prima del previsto. Mi spiego meglio: spesso si fanno congetture e previsioni sull’andamento dei fatti senza lasciare ai fatti stessi la libertà di evolvere. Troppo spesso da adulti escludiamo a priori la possibilità di provare qualcosa di nuovo perché sconosciuto. Troppo spesso fatichiamo a metterci in discussione, ad avere quella disponibilità d’animo caratteristica dei bambini, priva di preconcetti. Quella disponibilità d’animo tipica di chi si mette in viaggio. Colui che è disposto a viaggiare sa cosa lascia ma non sa cosa trova. Intanto parte.

In sintesi ho osato, forzando un po’ i vincoli di età proponendo la lettura ad alta voce sia ai bambini di classe prima che ai loro genitori. Ovviamente in separata sede.

In realtà prima di proporre il libro a scuola l’ho testato sulle mie cavie preferite: i miei figli (8 e 10 anni, rispettivamente classe terza e quinta). I loro commenti sono sempre diretti e sinceri, insomma, una garanzia! “Mamma, forse per i piccoli è un po’ difficile, ma i disegni da guardare sono molto belli… e poi sicuramente piacerà anche a loro ascoltare la tua voce”. Ok, ok, loro sono di parte… però credo che ci sia più di un fondo di verità in tutto ciò! Il potere dell’albo sta nella complementarietà dei linguaggi e là dove non arriva la parola arriva l’illustrazione. Magnifico! A tutto ciò si aggiunge il piacere di ascoltare, una voce altra che narra, legge per noi, ci coccola e ci culla tra le parole e ci trasporta in un viaggio.

Veniamo ora alla lettura vera e propria…

I bambini di prima hanno scoperto il libro all’interno di una valigia… Una valigia guarda caso molto simile a quella raffigurata nella quarta di copertina.

“Uno ti dice Buon viaggio

quando ti vede andar via

pronto per un lungo cammino

per stare solo

per vedere cose e posti e persone che non avevi mai visto

per scoprire tesori che ancora non sai.

Tu dici grazie e poi parti

e non ci pensi più

perché pensi soltanto al tuo viaggio

che sta per cominciare

ed è la cosa più importante di tutte.

O almeno così sembra.

Ma quand’è che un viaggio è buono?”

Il testo è bello perché è intenso e poetico, ti rapisce e ti porta dentro al viaggio. I bambini hanno ascoltato con attenzione e con altrettanta attenzione hanno guardato le immagini.

Anche se leggo ad alta voce, e sono quindi concentrata sulla lettura, mi piace sempre dissociarmi un po’ dalla mia voce che legge e ascoltare qualche commento dei bambini, a volte sussurrato nell’orecchio del compagno altre volte dichiarato apertamente.

Il testo ritmato ripercorre con naturalezza l’andamento del viaggio, dalle parole ai silenzi.

Ecco i commenti dei bambini:

“La valigia come la nostra, guarda, è uguale!”

“Anche noi partiamo per un viaggio vero?”

“Io quest’estate ho preso il treno”

“Io non ho una valigia, ho un trolley”

“Dove va quel signore in viaggio?”

“Che grande il pinguino”

Vi racconto ora con altrettanto piacere la lettura ai genitori dello stesso albo.

La proposta di leggere un albo a degli adulti scaturisce sempre espressioni scettiche e perplesse, accompagnate magari da qualche commento rafforzativo “Ma davvero intendi leggere ai genitori?”. La mia risposta ferma e decisa (tanto da sembrare quasi ironica): “Sì! :)”.

stazione

Molteplici sono le ragioni… nel viaggio, in questo viaggio non partono solo i bambini, ma anche i genitori e gli insegnanti. Quando si viaggia è indispensabile fidarsi dei compagni di viaggio e dialogare con loro. Inoltre pur essendo “grandi” lasciarsi leggere una storia è sempre bello e piacevole. Abbassa le difese che si innalzano quando ci si adultizza troppo e per quel frangente che dura la lettura si abbandonano pregiudizi e sistemi di controllo dettati dal proprio ruolo di genitori o dal tempo o semplicemente dalla stanchezza.

Per cui dopo una riunione fitta fitta di informazioni pratiche sullo svolgimento di questo metaforico viaggio, dal contenitore, al materiale, agli indumenti adatti, ho concluso invitando i genitori a una partenza e attraverso le parole di questo bellissimo albo ho augurato loro e implicitamente a noi corpo insegnante “Buon viaggio!”.

Io ero un po’ emozionata, soprattutto perché era un po’ un azzardo… ma, allo stesso tempo, ero serena perché ero certa sarebbe piaciuto. Ho cercato di leggere lentamente, pagina dopo pagina, rispettando la lunghezza del testo e gli spazi. Lasciando il tempo di guardare anche l’illustrazione a completare le parole. Spesso torna la frase “…ma va bene così”. Questa frase non risulta ripetitiva ma funge da rassicurazione sia per chi viaggia che per chi accompagna in questo viaggio.

Ultima pagina…

“Uno ti dice Buon viaggio

quando ti vede pronto per andar via

e non sai dove vai

e nemmeno perché

ma crede che tu sappia tutto

e invece non sai niente

ma va bene così.

A volte non sai niente nemmeno alla fine,

perché non sai se quella è la fine

o se è solo una tappa.

Allora vuol dire che hai fatto davvero Buon viaggio,

perché sei già pronto per cominciarne un altro”.

Chiudo il libro, alzo lo sguardo e… scroscia inaspettato l’applauso che mi ha fatto arrossire e mi ha scaldato il cuore e, in questo piccolo gesto, mi sono sentita rassicurata: ho fatto bene ad osare.

valigia

Mi piacciono molto i libri che concludono quasi come iniziano. Non concludono nella stessa identica maniera e, in quel quasi ci sta il tratto di strada percorso e allo stesso tempo non chiude definitivamente, lascia spazio al lettore per dire la sua, per pensare la sua, per rimettersi nuovamente in viaggio.

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