Non c’è che dire, ci sono autori e autrici che hanno il potere di creare metafore di vita.

Una di queste, a cui dedico ogni attenzione perché ogni libro so che mi porterà lontano, è Marianne Dubuc che in questi giorni troverete in libreria con il nuovo libro edito da Orecchio Acerbo come i suoi altri. Si intitola Il sentiero ed è un albo illustrato che ci prende per mano e ci porta lontano per poi, come ogni buon accompagnatore, riportarci a casa, cambiati… cresciuti? Forse, sicuramente cambiati.

La signora Tasso è solita fare delle lunghe passeggiate solitarie fino in cima alla montagna del Pan di Zucchero. La sua camminata è costellata di rituali, incontri solo apparentemente fortuiti, tappe che segnano il cammino verso la vetta. Un giorno le si affianca la piccola Lulù, una gattina dapprima timorosa di non essere all’altezza (per l’età o per la statura?) della scalata e poi compagna inseparabile di ogni nuovo ritorno al Pan di Zucchero settimana dopo settimana con la signora Tasso finchè…. Finchè un giorno la signora Tasso non ce la fa più a percorrere il sentiero, anzi, i sentieri che la porteranno ancora una volta lungo la sua strada prediletta. Sarà Lulù a prendere il suo posto a farsi carico non solo del viaggio ma, cosa ancor più importante, della narrazione del viaggio, della raccolta di piccoli oggetti che hanno segnato il cammino di Lulù e che possono sostenere l’immaginazione della signora Tassi che ormai passeggia solo nei pensieri di Lulù.

Un passaggio di testimone, dunque, una vita che genera l’altra la quale a sua volta ne accoglie e dà il via ad una nuova quando in chiusura Lulù incontrerà un nuovo compagno che, proprio come lei tanti anni prima, vorrà andare alla cima del Pan di Zuccherò insieme a qualcuno che possa guidarlo.

Un racconto tenero e delicato come è proprio nelle corde della Dubuc che per me qui ha quasi toccato i vertici del mio predilettissimo Il leone e l’uccellino. Qui, come lì, il viaggio è segnato e persino in una certa misura permesso solo dal distacco. Un distacco che è doloroso e al tempo stesso fisiologico, un distacco che se ha in sè un piccolo lutto è invece il battesimo della vita che scorre e ricomincia ogni volta.

Le illustrazioni interpretano le brevissime frasi del testo lasciandoci appunto intravedere più che vedere gli abissi di questa narrazione; anche il “gioco” di inserire nelle tavole elementi naturalistici quasi che fossimo in un libro di divulgazione mi è piaciuto da matti; questa capacità di mescolare e amalgamare i linguaggi aprendo in continuazione possibili spazi di letture…

Il leone lasciava andare il suo piccolo che si preparava al viaggio della vita con i suoi compagni, seguito poi dal ritorno a casa; topo postino che sia a lavoro o in vacanza non può esimersi dal viaggiare ed attraversare mondi prima di tornare alla propria famiglia; persino lo scoiattolo di Io non sono tua madre ad un certo punto parte in viaggio alla ricerca della vera madre del batuffolo che gli sta distruggendo la casa. Sono tutti viaggi in cui al ritorno si sarà scoperto qualcosa, si sarà compreso che il senso del viaggio è l’andare, non la meta, e che il ritorno è un ritorno a se stessi, innanzitutto in cui il circolo si chiude, la fine può diventare un nuovo inizio nella scoperta potente e magnifica, e anche dolorosa, della vita che scorre.

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