L’incantesimo della lupa

Quante stori di lupi abbiamo letto?

In quante di queste i lupi fanno i cattivi che mangiano o almeno minacciano i bambini?

Quante di queste sono storie originali, fresche, nuove? Poche.

Attenzione, non è detto che una storia “già sentita” specie se afferisce a certi ambiti ancestrali che lavorano con territori profondi dell’animo umano non vadano bene, anzi, però è altrettanto vero che non è poi così facile giocare con queste storie ben impostate nella nostra storia millenaria in maniera originale.

Mi pare che L’incantesimo della lupa di Clémentine Beauvais, Antoine Déprez edito da Terre di mezzo, ci sia riuscito davvero bene, abbia fatto i conti con la tradizione reinventandola in maniera davvero interessante.

La storia racconta di un cacciatore che uccide una piccola lupa e da quel momento la sua bambina si ammala. La mamma della lupa uccisa infatti è una sorta di strega che forgia una colomba di ghiaccio, la fa comparire al centro del paese e annuncia che se non le sarà restituita la figlia entro il tempo in cui l’uccello di ghiaccio sarà completamente sciolto, la bambina morirà.

Per fortuna Lucie, questo il nome della bambina innocente condannata per la colpa del padre, ha un gruppetto di amici molto in gamba e si mettono al lavoro per elaborare un piano che valga la vita dell’amica. Nel trio c’è Romane, una bambina orfana, lei non ha famiglia, vive nell’orfanotrofio, chssà, forse conosce o intuisce il senso disperato di perdita di qualcuno che ti è molto caro, ma queste sono mie illazioni. Stiamo alla storia: Romane pensa che indossando la pelle del lupo ucciso e atteggiandosi a lupo potrà ingannare la Lupa. Così per ben due volte gli amici la accompagnano al limitare del bosco ad incontrare la Lupa che però non ci casca. Romane allora si allena sempre di più ad ululare, a muoversi come un vero lupo, ha un’ultima occasione per salvare l’amica e non può fallire. L’ultimo incontro infatti sarà quello decisivo e non solo per salvare la piccola Lucie….ma anche per salvare la Lupa e Romane stessa dalla loro nostalgia.

Una storia emozionante, che lascia a tratti interdetta. Non c’è molto spazio all’emotività dell’esplicitazione delle parole, ma la si sente tutta nello sviluppo della narrazione quando, mano mano che Romane migliora le sue prestazioni da lupa il sospetto ci viene: il sospetto che tutto sommato lei sente di non aver nulla da perdere ma solo da guadagnare: farsi credere lupa potrà salvare l’amica e, inaspettatamente ridarle una mamma che non ha mai avuto.

L’incantesimo si scioglie, Lucie e salva Romane scompare nel bosco e di tanto in tanto torna a farsi vedere da lontano per salutare i suoi vecchi amici nella sua nuova pelle da lupa.

L’albo è stato premiato all’estero e speriamo la sua accoglienza sia stata buona anche in Italia perché la storia e le illustrazioni se la meritano tutta.

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