Basta,

stamattina dopo l’ennesima mail ho deciso di raccontarvi questa cosa e di usarla come trampolino per qualche ragionamento sul mondo editoriale, sugli autori e sulla percezione dei libri per giovani lettori.

Dunque, da qualche mese mi succede questo: mi arrivano diverse mail la settimana in cui autori e illustratori, o presunti (da loro stessi) tali, inviano a Teste fiorite i loro lavori per una possibile pubblicazione. Dapprima non comprendevo il motivo visto che Teste fiorite NON è una casa editrcie. Poi, quando mi hanno chiamato persino dal Cepell per capire che libri pubblichiamo, ho colto l’occasione al balzo e ho chiesto dove mai avessero preso l’informazioneche teste fiorite fosse una casa editrice. La risposta è stata che facendo una ricerca on line sulle case editrici per bambini è venuto fuori anche il nostro nome. Allora mi sono incuriosita e quella ricerca l’ho fatta anche io e ho scoperto che sì, se cercate case editrici per bambini (algoritmo di google personalizzato permettendo) sul motore di ricerca teste fiorite compare…ma non come casa editrice ma con un post dei nostri più letti, ovvero quello dedicato all’elenco scelto delle case editrici italiane che pubblichino per l’infanzia.

Dunque, chi ha fatto una ricerca del genere, non si è preso la briga non dico di aprire i link per capire di cosa si trattasse, ma nemmeno di leggere lo snippet, ovvero quelle 2 di numero righe che compaiono sotto i llink quando fate una qualsiasi ricerca.

Da tutto ciò mi sono scaturite diverse considerazioni tutte afferenti alla stessa materia:

ma quanta poca considerazione si ha di un libro per bambini?

Quanto poca considerazione ne ha un autore/illustratore che manda mail copia incolla a qualsiasi indirizzo trovato senza verificare che almeno pubblichi libri, e quanto poca considerazione ne hanno quelli, come mi è successo, che chiedono libri gratuiti (senza nemmeno chiedere che tipo di libri pubblichi, ammesso che tu lo faccia) per rimpinguare la biblioteca di scuola?

Il lavoro editoriale, quando fatto bene, è un lavoro serio, fatto di competenze e, anche, di una sua poetica. Se volete proporre un libro ad una casa editrice la prima cosa da fare è conoscerne il catalogo e scegliere dove si pensa che il libro potrebbe trovare un proprio posto sensato. NON inviare mail a tutti, a caso, purchè magari qualcuno risponde. Alle case editrici la mia solidarietà più totale, ma quante mail farlocche ricevete ogni giorno?

Ma secondo voi, un editore serio, che sceglie libri, autori, illustratori, carta, grafica e chi più ne ha più ne metta, col lanternino, potrebbe mai prendere in considerazione una proposta inviata in forma generica ad altre decine di case editrici in copia dimostrando di non sapere quale sia la specializzazione della casa editrice a cui si richiede una pubblicazione?

La mail della biblioteca scolastica però devo dire che è quella che mi ha stupito di più: quante volte abbiamo provato a dire dell’importanza di mettere a disposizione libri belli, di come sia pericoloso prendere libri donati a caso senza verifica qualitativa solo perché donati?

Dietro tutto questo c’è del pressapochismo, evidentemente, ed un ritenere l’interlocutore come un qualcosa di indistinto, mi domando se questo atteggiamento sia acuito dal fatto di trattare di libri per piccoli lettori. Nella maggior parte delle mail il tono è per lo più di improta pedagogico-didattica o materna: tutti devono spiegare o insegnare qualcosa…

Non è la prima volta che mi trovo a fare delle riflessioni su ci scrive o illustra per bambini e lo fa in maniera piuttosto sprovveduta (ho affrontato la questione anche qui), vorrei precisare che sono sempre dalla parte degli autori se loro sono dalla parte dei bambini, però, non di loro stessi, però.

Mi taccio con una sola preghiera: e se prestassimo più attenzione a ciò che facciamo?

Il signor Palomar di Calvino si mordeva la lingua 3 volte prima di parlare e, dopo aver parlato rimpiangeva di non essersela morsa di più. Ecco, mi piacerebbe che ci si trattenesse almeno 3 volte, seriamente, dal pensare di scrivere e pubblicare libri per bambini proponendoli a caso alle case editrici.

Mi piacerebbe che si cercasse di studiare e comprendere come funziona questo mondo e quale potrebbe essere eventualmente il proprio posto in esso, prima di pensare di pubblicare (in qualità di autore ma anche di editore); non ci sarebbero tanti ma tanti ma tanti libri brutti in giro pubblicati e la cosa andrebbe ad enorme vantaggio dei giovani lettori.