Un libro in cartella. “La cosa più importante”

“La cosa più importante”

 Età: da 3 anni

Pagine: 48

Formato: 24,5×24,5

Anno: 2016

Editore: Fatatrac

Autore: Antonella Abbatiello

Illustratore: Antonella Abbatiello

 

La cosa più importante…

Quale è la cosa più importante? La cosa più importante rispetto a cosa? Rispetto a chi? La più importante in assoluto?!?

 

Il libro di cui vi narrerò oggi la lettura parla proprio di questo e lo fa con una semplicità disarmante, sia dal punto di vista narrativo che illustrativo, così raggiunge in maniera diretta ed efficace sia il bambino molto piccolo che quello un po’ più grande.

Questo libro è per me uno di quegli “albi-capisaldo”, di cui puoi fidarti ciecamente e mi ha fatto compagnia nelle letture da educatrice dal nido e alla primaria.

Incredibile…

Un libro che funziona per bambini di due anni funziona anche per bambini di sei? Ebbene sì; se è un libro di qualità in parole e immagini, sì!

Come sapete mi piace sperimentare, sforando un po’ sull’età consigliata come “tetto minimo” o “tetto massimo”, studiando quali sono gli elementi che incontrano il bambino ed entrano in relazione profonda con lui. In questo testo ecco gli elementi che ho riscontrato:

  • la scelta dei protagonisti: gli animali, i bambini adorano gli animali.
  • la struttura, una struttura che come un ritmo accompagna e si ripete nella narrazione pagina dopo pagina, animale dopo animale.
  • i dialoghi (animali parlanti con voce propria e personalità)
  • i colori (che accompagnano il testo narrativo)
  • lo stile illustrativo
  • le pagine che si aprono “a tre”, creando aspettativa e curiosità nel lettore e nel suo immaginario

I bambini di oggi faticano sempre più a scegliere, a prendersi la responsabilità di una scelta. Figuriamoci a scegliere ciò che è più importante, escludendo automaticamente altre possibilità.

 

Tutto sembra importante, così nulla è importante davvero.

Bombardati da mille impegni e attività ricreative i bambini di oggi è come se vivessero già con l’agenda in mano. Troppo poco il tempo lasciato libero da riempire “solo” con il gioco o magari con la noia, con un niente inventato.

I bambini di oggi sono incapaci di dire cosa per loro è importante o fare una scala di priorità.

I genitori sempre presi da una vita frenetica trasmettono, anche se involontariamente, ai figli modelli ambivalenti per cui a volte una cosa è importantissima, altre, la stessa cosa, è irrilevante.

 

L’altro giorno qui a Venezia a causa dell’alta marea sono state preventivamente chiuse le scuole. Questa scelta ha colto alla sprovvista i più. Ovviamente ha accontentato alcuni e inevitabilmente scontentato altri.

Ma qual è la cosa più importante?

Assicurare la salvaguardia del maggior numero di persone o mantenere inalterata la routine?

La cosa più importante ha a che fare con le emozioni, con i sentimenti, con l’anima.

Non è semplice capire cosa è più importante per noi e per gli altri. Eppure la cosa più importante è qualcosa di cui non possiamo farne a meno, è indispensabile. Va oltre gli schemi. Coinvolge anche gli altri.

Ogni scelta personale e non, per quanto possa essere importante, deve tenere conto dell’altro e rispettarlo. Una scelta che non prenda in considerazione l’altro è puro egoismo che portato agli estremi potenziali può addirittura tramutarsi in forme ben più gravi come il razzismo o l’antisemitismo.

Veniamo ora alla lettura vera e propria.

Ci troviamo in un bosco e vi è una discussione in corso fra gli animali per stabilire chi fra loro abbia quello che oggi chiameremmo l’”X-FACTOR”. Una caratteristica distintiva e migliore rispetto a quella posseduta dagli altri che consente di nutrirsi, mimetizzarsi, difendersi…

“Un giorno nel bosco di Pratorosso ci fu un’accesa discussione fra gli animali”

Il coniglio sostiene che la cosa migliore sia avere delle orecchie molto lunghe per avvertire in anticipo possibili pericoli. Gli animali si interrogano sulla veridicità di tale affermazione.

Il riccio afferma che invece sono più importanti gli aculei per difendersi.

La giraffa il lungo collo per cibarsi e raggiungere i rami più alti.

La rana il diventare verdi e il nascondersi tra le foglie

L’uccellino la possibilità di volare in alto.

L’elefante propone la mole, ma soprattutto la proboscide.

L’oca i piedi palmati per nuotare veloce.

Il castoro i denti grandi per mangiare, difendersi e costruire la tana.

Finché interviene il saggio gufo…

“Tutte?” dissero gli altri.

Non ci poteva essere risposta più azzeccata! E a me piace moltissimo perché rappresenta il mondo del bambino (risposta degli animali) e quello dell’adulto super partes (il gufo).

Gli animali applicano alla lettera quanto suggerito dal gufo come accaduto pagina dopo pagina e sintetizzando le caratteristiche proprie di ciascun animale, senza comprendere il significato profondo e un po’ moralistico delle parole del gufo saggio che conferma e personifica in tutto e per tutto il suo ruolo.

Quante volte diamo ai bambini indicazioni in senso lato e loro, prendendola alla lettera (cosa per noi adulti improponibile), ci stupiscono. Eppure hanno ragione.

Ripenso a quando in palestra arriva il momento del gioco libero, annuncio l’inizio di questo momento e immancabilmente almeno un paio di bambini mi chiedono “E possiamo fare quello che vogliamo” e io “Sì”. Quindi chiedono conferma “Tutto quello che vogliamo?” e vedo guizzare nei loro occhi pensieri che vanno ben oltre il consentito (come ad esempio “fare lotta”, lanciare oggetti, ecc.) e allora specifico “Tutto ciò che si vuole purché non si faccia male nessuno”. Oppure l’altro giorno stavamo facendo una passeggiata “di famiglia” e mio figlio ha calpestato una cacca di cane. Allora raggiunta una fontanella mio marito per cercare di pulirla un po’, non essendoci molti prati qui a Venezia, gli ha detto “metti dentro la scarpa”. Era palese che l’indicazione si riferisse alla parte di suola sporca, di fatto l’indicazione presa alla lettera ha avuto tutt’altro effetto: mio figlio ha immerso completamente la scarpa nella fontana… poi ha visto le nostre facce e ha capito… ma ha aggiunto “mi hai detto di metterla dentro…”. Il ragionamento non fa una piega….

 

 

Commenti a caldo dei bambini colti qua e là

“Il leone vive nella savana non nel bosco…”

“Neanche il coccodrillo se è per questo vive nel bosco…”

“Maestra il prato è verde non rosso nel disegno, che buffo questo libro”

“La voce del castoro mi piace troppo!”

“Cosa vuol dire discutere?”

“Una discussione è quando parlano tutti, tipo una riunione di condominio”

“Io vorrei essere la giraffa”

“Io il maialino”

“Mi piacciono gli animali quando si trasformano, mi fanno ridere”

“Gli animali vogliono essere importanti tutti, sono come noi in giardino quando litighiamo per il gioco da scegliere”

“Leggiamo di nuovo questo libro? Però al contrario perché devo capire alcune cose”

Concludendo un’ultima cosa mi sta a cuore, a seguito di un intenso weekend di workshop con Susi Danesin sulla lettura ad alta voce. Mi ha fatto piacevolmente sorridere quando un bambino mi ha detto che questo libro è troppo forte per la voce del castoro. Ora mi chiedo: “Che ruolo riveste la voce? L’albo funzionerebbe ugualmente anche senza esser letto ad alta voce?”

Probabilmente sì, ma in questo caso la voce da quel tocco in più.

La voce – credo – è una sorta di terzo linguaggio che si accosta “in punta dei piedi” a quello iconico e narrativo. Chi legge ad alta voce si mette a servizio del libro ed entra in sintonia con esso. Va detto che per quanto la lettura sia oggettiva, è comunque un’interpretazione. Più la lettura è autentica e complementare a quanto dicono parole e immagini, più è efficace. Questa è la cosa più importante.

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2 Comments

  1. Giuseppina Marcianti

    Molto bello!

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