Dirk e io di Andreas Steinhöfel

Finalmente sono libera!

Libera di raccontavi i libri belli e bellissimi che ho avuto la fortuna di incontrare come giurata del Premio Cento e di cui però, proprio perché giurata, non ho potuto scrivere niente fino ad oggi quando ormai sono pubbliche le terne scelte (seguite i prossimi post che vi racconterò di questa esperienza del premio!)

Comincerò con uno dei libri che più ho amato, in terna per la primaria e un calorosissimo consiglio da far trovare sotto l’albero!

Comincerò con Dirck e io di Andreas Steinhöfel edito da Beisler e tradotto da Alessandra Petrelli.

Vi dirò che solo l’idea che questo libro verrà letto da oltre 500 classi che poi si esprimeranno per il premio mi rende felice perché incontrare un libro del genere sulla propria strada di bambini e lettori è davvero una grande occasione. Un’occasione per incontrare una storia esilarante, se stessi e possibilità alternative di esistenza e, soprattutto, una costruzione narrativa ed un linguaggio di rara cura ed efficacia.

Ma ricominciamo dall’inizio così posso dirvi che Dirck e io racconta episodi di vita dei due fratelli Andreas (la voce narrante in prima persona) e Dirck che insieme ai loro amici, al loro fratellino appena nato, e al porcellino d’india Loppi ne combinano di tutti i colori. In realtà l’eccezionalità del libro non sta, come per altro accade sempre, nell’eccezionalità dei contenuti, ovvero dei racconti (per altro molto divertenti), bensì nella straordinaria resa narrativa che dà al tutto un’impronta di esilarante spontaneità.

Certo potrei raccontarvi dell’episodio dell’inondazione raccontato in “Arriva l’acqua arriva l’acqua” o di quando durante la tempesta sorprende i bambini sulla casetta sull’albero mentre, all’insaputa della mamma, cercano di tirare su con un argano improvvisato la culla del fratellino che però resta impiglita tra i rami alla merce della bufera; oppure ancora della zuffa nel fango tra vicini di campeggio con i bambini allibiti ma vi assicuro che non saprei rendervi il divertimento e la bellezza di questi passaggi. Quello che invece posso fare è sottolineare gli elementi critici che fanno di questo libro un libro eccezionale: l’uso dell’indiretto libero, in primis, che eliminando completamente il confine tra narrazione in prima persona e discorsi diretti dei personaggi crea un movimento linguistico e narrativo di rarissima efficacia. I singoli capitoli autoconclusi poi permettono una lettura agevole in cui ciascuna parte ha il suo climax interno e la propria suspance che, pur non andando a discapito della unità del libro, rendono ciascun capitolo un piccolo racconto indipendente.

La postfazione del libro, uscito in realtà molti anni fa: nel 1991 ed ora finalmente in Italia grazie a Beisler, scritta dall’autore ci illumina sui retroscena del libro e permette alcune riflessioni in più sul potere della scrittura: Andreas Steinhöfel infatti dichiara di aver messo in questo libro parte della sua infanzia o meglio come avrebbe voluto che fosse.

Mentre scrivevo Dirk e io non ne ero consapevole, ma molto tempo dopo mi sono reso conto che quelle avventure erano il tentativo di creare per Dirk e me l’infanzia che avremmo sempre desiderato

Esatto, avete capito bene: Andreas, voce narrante, fratello di 2 anni più piccolo di Dirck, è proprio l’Andread autore ma, benché nel libro ci sia tanto della biografia dell’autore, la narrazione resta una finzione e il protagonista resta un personaggio. Se penso a tutti coloro che mi dicono che quando scrivono pensano e usano il loro io bambino, e partoriscono delle cose letterariamente molto ma molto discutibili, mi rendo ancora più conto di quanto Dirck e io sia una prova eccezionale di stile, di letteratura e di competenza dell’autore che riesce alla perfezione a tramutare l’autobiografia in narrazione, la realtà in finzione realistica e il proprio punto di vista in quello di personaggi a tutto tondo perfettamente autonomi e indipendenti dal loro creatore.

Ecco, tutto questo è Dirck e io, libro talmente riuscito da lasciare al lettore solo e soltanto la sensazione di leggerezza e divertimento, due caratteristiche alquanto rare nel panorama della nostra narrativa nazionale. La postfazione presente in questa edizione illumina da molti punti di vista, soprattutto, come cercavo di dire, da quello letterario. Si tratta per altro di una nuova edizione rispetto all’originale del 1991 in cui è stato aggiunto un ultimo bellissimo capitolo e se vi starete chiedendo – come capita allo stesso autore, a suo stesso dire – se un libro stato scritto molti anni fa può ancora parlare e far ridere i bambini del 2018, la risposta è assolutamente positiva: come i veri classici Dirck e io parla il linguaggio dell’infanzia di sempre e dovunque.

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