Noccioline – Io sono Una: una di molte che alza la voce

Un po’ in ritardo con i tempi ho letto un libro che sarebbe stato perfetto da pubblicare per la giornata sulla violenza contro le donne: Io sono Una.

È la prima pubblicazione di un’autrice inglese, Una, che ha deciso di raccontare la sua storia con un fumetto. Una donna con un’infanzia estremamente difficile, si trova a dover convivere con le conseguenze psicologiche e sociali di quello che ha subito. Non sono tanto gli eventi in sé di cui va a parlare, quanto lo strascico che hanno lasciato sulla sua vita per decenni e che tuttora convive con lei.

Ma questo non è neanche solo un fumetto autobiografico, è una vera e propria denuncia, la voce di “Una” donna qualunque che invita le altre donne ad alzare la voce come ha fatto lei. Racconta la sua solitudine perché le altre donne non si sentano più sole. Parla della forza che tutti si aspettano che dovrebbe avere, dopo quello che ha subito, ma che non sempre c’è. Di quanto sia difficile in realtà alzare la voce perché o non ti credono e, se ti credono, pensano che tu esageri a causa del trauma.

Dall’altro lato fornisce numeri, fatti di cronaca e immagini, di ciò che accadeva intorno a lei durante la sua vita. Come ci tiene a sottolineare, lei è una delle tante, quindi racconta anche di loro. Di donne a cui non è andata così bene da poter sopravvivere, di donne sottovalutate e ignorate per il loro ruolo nella società, di come per loro sia tutto più difficile.

Fatico a definire questo libro perché non è neppure un saggio che informa il lettore riguardo questi fatti. Si vede sicuramente che l’autrice si è documentata e ne ha letto a riguardo. La bibliografia dimostra anche come sia andata a cercare informazioni riguardo.

Però è un libro impregnato delle emozioni di chi scrive, si sente il crescendo dell’angoscia e della solitudine in ogni tavola, che ad un certo punto si appiattiscono in un’apatia legata probabilmente alla depressione e al su atteggiamento arrendevole verso la vita. Per poi gonfiarsi in un sentimento nuovo, di nuova consapevolezza, che le permette di ricominciare, trasformando la sua apatia in una rabbia che le la spinge a fronteggiare questa sensazione di vuotezza.

Mi ha molto colpita la capacità di far provare le proprie emozioni di Una. Il suo tratto è molto semplice nelle illustrazioni, ma sono le suggestioni date dall’uso dell’inchiostro nero per creare rappresentazioni cupe a far affondare il lettore nelle tavole. Come avevo già detto il punto centrale, non è tanto quello che ha visto, quanto quello che ha sentito. Spesso infatti queste grandi illustrazioni hanno una ampia componente astratta che impedisce al lettore di essere distante da queste sensazioni.

Ecco perché fatico a definirlo: da un lato ha un aspetto di cronaca e sguardo oggettivo di numeri e statistiche. Dall’altra parte però, ogni evento è impregnato della sua esperienza personale e da quello che pensa lei di queste persone: che siano le donne, i poliziotti o i violentatori.
Questo ovviamente rende la lettura molto più potente, anche se da un quadro meno obbiettivo, ma dubito che questo sia davvero un problema.

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