Para-chè?

Para-normal?

No, no, PA-RA-LET-TE-RA-TU-RA!

…..

Qualche giorno fa stavo leggendo un saggio di Giorgia Grilli sulla letteratura per l’infanzia (da La letteratura invisibile a cura della stessa Giorgia Grilli e Emy Beseghi, Carocci editore) e mi sono imbattuta in una riflessione riguardo ciò che può essere definito come letteratura e ciò che invece rientra nel contesto della paraletteratura. La cosa mi ha interessato, ha messo in moto pensieri che mi tornano spesso in mente e che oggi ho deciso di provare a condividere con voi.

Con il termine paraletteratura si intende quella produzione di libri di consumo o di massa, talvolta coincidente con la divisione di genere (gialli, rosa, horror, noir, avventura e chi più ne ha più ne metta), che non vuole avere o è riconosciuta avere il carattere della cosiddetta letteratura “alta”. Com’è facile intendere il termine paraletteratura non sottende un concetto propriamente positivo, o almeno porta con sè spesso un pregiudizio negativo … e proprio questo mi ha fatto pensare… Insomma nessuno vorrebbe esser definito uno scrittore di paraletteratira, no?! e tuttavia….

Credo innanzitutto che varrebbe la pena intendere il termine “paraletteratura” come una vox media: un termine che non è nè positivo nè negativo in assoluto ma che assume il segno di volta in volta nel contesto.

Se penso al contesto della letteratura per l’infanzia – che per il suo straordinario, anomalo e tipico statuto comprende ogni tipologia di libro diretto ad un lettore giovane – potrei forse scegliere di usare la parola paraletteratura, ripulendola di ogni pregiudizio negativo, per tutti quei libri che sono divulgazione di varia natura… e non solo. Ma mi domando, tra questi libri, si può usare la definizione di paraletteratura per quelli a tema?

I libri a tema sono paraletteratura o no? Lo sono tout court oppure dobbiamo fare delle ulteriori diversificazioni? La paraletteratura, qualunque cosa essa sia, ha necessariamente un valore qualitativo inferiore rispetto alla Letteratura con la L maiuscola?

Andiamo con ordine: la questione implica di definire

1) cosa è letteratura e cosa no;

2) cosa sono i libri a tema.

Mica facile…. provo a partire dal secondo elemento su cui si è scritto qualcosa di interessante ( segnalo, tra gli altri, questo post del blog dei topipittori e il numero monografico di Hamelin intitolato “contro i libri a tema“)  su cui si torna spesso a ragionare in ottica decisamente negativa, e qui includo spesso e volentieri anche il mio punto di vista sulla questione ma facendo dei distinguo.

Se per libri a tema si intendono tutti quei libri che il mercato produce per raccontare o spiegare qualcosa ad un bambino o ragazzo allora sicuramente dobbiamo quanto meno tenere le antenne bene alzate per valutarlo. Libri orrendi, piatti, che sono non-libri, altro che paraletteratura, che raccontano le emozioni, la rabbia, storie edificanti su qualche tema specifico ce ne sono a buttare, purtroppo. E tuttavia non mi sento di poter liquidare la questione dei libri a tema così… Un libro come, tanto per dirne uno, Fuori fuoco, il romanzo capolavoro di Chiara Carminati sulla prima guerra mondiale dove lo mettiamo? Tra la paraletteratura dei libri a tema o tra la letteratura? (la domanda è retorica, s’intende)

Un albo come L’albero di Anne L’autobus di Rosa dove li mettiamo? Nei libri a tema shoah e razzismo o nella letteratura?

I romanzi di Matteo Corradini sullo sfondo della Shoah li liquidiamo come libri a tema?

E, ancora, gli albi illustrati geniali di Stephanie Blake con le storie di Caccapupù che non vuole andare a scuola, che ha il fratellino ecc. ecc, anche quelli libri a tema?

E i romanzi della Murrail e di Chambers in cui i temi si possono collezionare, allora?

Per quanto mi riguarda siamo sempre in un contesto decisamente letterario, in cui l’impostazione o l’origine tematica non inficia in nessun modo la portata del libro. Si tratta in tutti i casi di libri che un tema ed un “movente”, direi, ce l’hanno, spesso sono stati proprio commissionati dall’editore per parlare di qualcosa, ma che sono riusciti a fare qualcosa di decisamente, letterariamente alto (avevo già in parte affrontato la questione qui e qui).

Dunque, cos’è la letteratura e perché i libri a tema non potrebbero rientravi secondo un certo punto di vista?

Per letteratura “alta”, non “para”, si intende ciò che possa rientrare in un canone, che un domani potrebbe corrispondere ai crismi del “classico” ovvero di quel libro che ha qualcosa da dire ai lettori di ogni epoca (a volte anche di ogni età ma questo è molto più complesso). Un capolavoro di letteratura è quello che non preoccupa di trasmettere un contenuto ma di raccontare una storia in cui, in questo caso il lettore bambino o ragazzo, si ritrova e sperimenta forme di esistenza diverse.

Un esempio di libro di Letteratura “vera” secondo questo parametro? Il mago di Oz, Pippi calzelunghe, Il giardino segreto, Il GGG…. 

Se per letteratura pensiamo a libri – quante volte qui tornano i riferimenti ai classici è impossibile dire (ma dirò che la questione non mi convince affatto, a livello critico) – che non sono scritti per raccontare qualcosa AI bambini ma raccontano DI bambini e ragazzi, allora sì, possiamo dire che tutto ciò che non corrisponde a questa logica non è letteratura.

Ma se invece pensiamo che possano appartenere al canone letterario più alto i libri che sono così ben costruiti e narrati da permettere al lettore di sospendere l’incredulità, allora secondo me la divisione letteratura-paraletteratura riguardante i libri a tema crolla.

Certo, è innegabilmente vero che i libri con un tema, anche quelli che sono dei capolavori, nascono da un’esigenza adulta di narrare e trasmettere un contenuto al giovane lettore ma credo sia anche vero che la letteratura sia questione di forma più che di contenuto e dunque tutto dipende da quale forma quel contenuto prende.

Se siamo nel becero campo della paraletteratura (vera) commerciale allora andiamo giù pesanti, ma se siamo nel campo dei libri scritti e costruiti alla perfezione o anche in quello onesto e ben fatto (e spesso necessario) dei libri di divulgazione che utilizzano alla grande gli strumenti letterari allora non starei a fare distinzioni tra letteratura di serie A e di serie B… d’altra parte quella di serie B non si può nemmeno definire letteratura quindi la questione non sussiste.

E’ anche vero, qui interviene l’avvocato del diavoletto, che non tutti i libri, anche scritti benissimo, anche bellissimi, sono destinati a diventare dei classici, o hanno la portata dei “classici” ma in questa questione di classici, su cui magari un giorno tornerò con calma, mi pare spesso di sentire una piccola punta di vecchia, e non necessariamente sana, impostazione crociana, storicista. Ce ne libereremo mai?

Ai posteri l’ardua sentenza e ad un prossimo post magari la questione del classico….