Mafelief. I Grandi, buoni giusto per farci il minestrone

Ultimamente ci sono un paio di domande che ritornano:

  • ma possibile che gli adulti non si ricordino di quando erano bambini?
  • ma a cosa servono, poi, gli adulti?

Madelief, la creatura genialmente creata dal genialissimo Guus Kujer trova questa sintesi che mi pare perfetta:

I grandi, buoni giusto per farci il minestrone

Da questa frase icastica che definisce perfettamente il carattere di Madelief ma anche il punto di vista dei bambini sugli adulti, prende il titolo il nuovo capitolo della saga dedicata a Madelief di Guus Kuijer edita da Camelozampa: Madelief. I grandi, buoni giusto per farci il minetsrone.

Non so voi ma noi ci eravamo perdutamente innamorati di questo personaggio e, soprattutto, della maniera narrativa già con Madelief, lanciar bambole uscito in Italia, sempre grazie a Camelozampa, nel 2017 o ora in terna del Premio Cento, ora con l’uscita di questa seconda “puntata” della storia della bambina Madelief abbiamo il piacere di tornare a leggere questa scrittura magnifica.

Avevamo lasciato Madelief in macchina con la mamma, in viaggio verso un trasloco in una nuova città con il magone per dover lasciare gli amici di gioco, e la ritroviamo in una nuova casa, grande e da sistemare e in cerca di un amico o amica purchè sia. Questa volta la mamma e Madelief non sono sole, c’è anche Mikie con loro, una ragazza che non è ben chiaro che funzione svolga all’interno dell’economia affettiva e familiare ma diciamo che attutisce le assenze della mamma di Madelief.

Come per il primo libro i capitoli sono brevi, icastici, quasi autoconclusi anche se poi una trama in realtà li lega e, a dire la verità, l’evidenza di questa trama di fondo la si sente di più qui che nel primo libro. Se tutto il testo è intessuto di considerazioni e “uscite” tra il saggio e l’esilarante come solo i bambini (e i grandissimi autori per bambini sanno fare) sanno fare, ci sono alcuni capitoli che da questo punto di vista sono eccezionali, primo tra tutti quello in cui Madelief chiede alla mamma se è felice e cosa voglia dire per un adulto essere felice…

Ecco, Madelief, come i grandi libri per l’infanzia, dovrebbe esser letto anche dagli adulti che forse potrebbero scoprire un po’ come i bambini li vedono e li sentono, strani, lontani, insensati quando non insulti direttamente, buoni solo per farci il minestrone, insomma. Credo gioverebbe a molti “grandi”.

Come sempre nella buona letteratura il punto non è mai il contenuto della narrazione, lo so, sono noiosa e lo ripeterò fino alla morte ma così è…., ma lo stile. Se dovessimo leggere Madelief per ciò che racconta non ci troveremmo niente, tracce di vita quotidiana senza particolari accadimenti, ma è lo stile narrativo asciutto, quasi da sceneggiatura di questa serie di libri di Kuijer a tenerci incollati alle pagine. Madelief e il suo amico Robbie e tutti i personaggi e anche tutte le situazioni le vediamo, le sentiamo ma, soprattutto, le viviamo. La letteratura è esperienza e mai come con questi libri la cosa appare assolutamente evidente e mai come, secondo me, nella scrittura nordica questo potere di mimetismo esperienziale attraverso lo stile narrativo si esprime a pieno. Ci sono letteratura la cui base culturale ci porta a fare esperienze dell’assurdo, del nonsense, o di altri territori dell’umano, quella nordica, a mio modesto parere, spesso, con i grandi autori, ci porta a fare esperienza della quotidianità come essa è per i bambini: essenziale e unica ogni giorno e peccato per quei grandi, in cui mi tocca anche riconoscermi, che proprio a questa cosa non ci possono arrivare, macinati dalle routine dei ruoli e del dovere quali siamo.

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