L’anno scorso mi sono cimentata nella presentazione dei vari generi e dei vari luoghi del fumetto, ma ci abbiamo davvero capito qualcosa? Il fumetto è uno strumento particolare, un modo per raccontare che l’autore sceglie specificatamente per la sua storia. Questo chiaramente ci fa pensare che la scelta non sia casuale.
Il racconto per immagini sta diventando sempre più popolare sia in Italia (dove rimane di nicchia ma ogni anno aumenta incredibilmente le vendite), sia nel resto del mondo. Finalmente è concessa la parola mezzi di narrazione che non siano composti solo dalle parole stesse.

Bello! Quale sarebbe il problema quindi? Spesso il fumetto è stato ed è considerato infantile e un modo semplificato di raccontare, ma non è proprio così. È ricco di strumenti e di variazioni sul tema dovute alla cultura di origine e all’inventiva degli autori stessi. Quindi quest’anno ci porremo sopra tutte le possibili categorizzazioni di queste opere e ci interrogheremo su come si leggono.

Infatti, come un qualunque codice, il fumetto necessita della conoscenza di alcuni strumenti di base per comprendere la narrazione. Per chi è stato abituato fin da piccolo, i codici del fumetto sono piuttosto elementari: palloncino bianco con le parole, le sequenze di vignette vanno lette da sinistra a destra (in Occidente) e si passa di pagina in pagina. Ma provate ad immaginare come sarebbe prendere in mano un fumetto ora, non avendone mai visto uno: sarebbe piuttosto curioso come approccio. Non è un libro d’arte in cui sono trasposte immagini, ma non è neppure un romanzo perché vi sono solo i dialoghi e poche didascalie: leggendo solo quelli la storia prende poco senso.

L’occhio deve abituarsi ad amalgamare immagini, colori, parole, suoni e molto altro, per comprendere il ritmo della storia. Molto banalmente basta pensare alle classiche forme dei baloon: bisogna capire quale rappresenta il pensiero o quale rappresenta le urla del personaggio principale e ci sono addirittura autori che fanno un po’ come pare a loro. Ma a questo ci arriveremo successivamente.

Con gli anni il fumetto ha cambiato aspetto molte volte per adattarsi al suo lettore, innovando nell’immagine e nelle tematiche, per questo il modo migliore di interpretarlo è conoscerne lo scheletro centrale: le vignette, la struttura e gli strumenti.

La mia idea quindi è di portare qualche spunto e riflessione in più per capire questi fumetti e percorrere l’evoluzione dei loro strumenti di lettura. Dalle piccole sequenze di quadrati (apparentemente semplici) alle vignette che si incrociano tra loro.

Proprio poco dopo aver scritto la bozza di questo post, mi sono imbattuta in un tweet di Tito Faraci che mi è sembrata significativo:

“Facile, scrivere una storia di Topolino. Bastano una trama solida, ma divertente, con fantasia e allo stesso tempo rigore, conoscenza perfetta dei personaggi e del loro mondo, buon ritmo e, naturalmente, umorismo (traducibile in altre lingue senza perderci nulla). Che ci vuole?”

Anche l’opera apparentemente più semplice e di intrattenimento in realtà ha diversi livelli di lavoro al suo interno: dalle necessità editoriali ai limiti che si pone l’autore stesso.

Quello su cui vi invito a riflettere quest’anno è quanto complesso sia un fumetto, quanta ricerca e quanto tempo impiega la sua costruzione. E’ importante chiedersi quanto davvero vale quel “libro con i disegnini”  che andiamo a comprare in fumetteria.