Cosa è un pretesto? cosa sono dei pretesti?

Un pretesto è ciò che ci dà lo spunto per qualcosa ma, letteralmente è anche un pre-testo ovvero qualcosa che viene prima di un testo.

Pretesti di Sergio Ruzzier edito da La Grande Illusion con la cura grafica eccezionale di Francesca Habe, gioca sul doppio senso della parola: il libro è un pretesto per dirci qualcos’altro – e ora cercherò di dire cosa, secondo me – e colleziona dentro pre-testi ovvero immagini che derivano da testi letti.

Il testo di questo libro si compone di citazioni estrapolate da libri letti durante l’infanzia e l’adolescenza. Spesso, quando leggevo un libro, mi accadeva di distrarmi e, mentre gli occhi scorrevano sulla pagina, nella testa mi si formavano immagini e storie che poco o nulla avevano a che fare con le parole stampate.

Ecco, la nota d’autore che chiude il libro spiega tutto. Tutto ciò che è venuto prima del llibro, che ha fornito il pretesto alle immagini e senza la quale con buona probabilità il senso di questo lavoro non sarebbe intelleggibile.

Segue l’elenco dei libri da cui sono tratte le singole citazioni illustrate pagina per pagina.

Il gioco che Ruzzier ci propone a questo punto è presto detto: una tavola, una citazione (di cui non viene dichiata la fonte nella tavola) tra loro dipendenti grazie all’immaginazione figurativa dell’autore ma tra loro anche sconnesse se dovessi riferirci al contenuto del libro da cui la citazione è tratta.

Quindi: se la tavola non c’entra tutto sommato nulla con il testo da cui la citazione è tratta cosa sono le citazioni? Sono dei pretesti… sono dei pretesti per immaginare spazi di espressione dell’io del lettore, legati alla propria personale esistenza piuttosto che alla narrazione. Quindi: la narrazione che qui l’autore ricorda letta da bambino o ragazzo è il pretesto per lo scatenarsi della formulazione di pensieri in forma iconica, è la miccia che accende una possibilità di espressione soggettiva.

Mmmmm un processo complesso più a spiegarsi che a farsi: a tutti noi, sicuramente è successo da bambini, come ad ogni bambino succede, che si formino nella mente delle immagini suscitate dalle narrazioni e che queste immagini non abbiano pertinenza diretta con il contenuto complessivo di quella narrazione ma abbiano da esso preso solo il significato letterale o simbolico significante per il singolo lettore.

Se è vero che lector in fabula allora qui la fabula, la narrazione involontariamente si offre da pretesto al lector perché si esprima in se stesso.

Le illustrazioni di Ruzzier sono surreali, com’è nelle sue corde, il personaggio che attraversa le tavole, senza consequenzialità nè causalità narrativa, sembra un pulcino implume che pagina per pagina incrocia altri personaggi o elementi del paesaggio che ricordano le miniature dei dettagli di Bosch. La palette dei colori è quella che ritroviamo negli albi di Ruzzier ma qui ci troviamo di fronte ad un progetto editoriale diverso: una narrazione pretestuosa e pretestuale dell’infanzia dell’autore, una soluzione più vicina ad un’autobiografia illustrata che non ad un catalogo di citazioni…

Quello che sicuramente accomuna quest’opera – che più che un libro è un progetto – e gli altri libri dell’autore (alcuni li ho recensiti quiqui e qui) è l’esercizio ermeneutico sulle soglie dell’esistenza. La soglia, il limine, anche nel senso oggettuale dei risguardi, delle copertine in cui si gioca tanto dei libri di Ruzzier, la fa sempre da padrone nei libri di Ruzzier. Può essere una soglia narrativa, un contesto liminare (lo troviamo in Due topi, in Una lettera per Leo), oppure una soglia fisica come accade all’ennesima potenza in Stupido libro! oppure, ancora, una soglia psicologica come qui, in Pretesti, ma sempre sulla soglia siamo. Sbirciamo un mondo e quache quando ci siamo dentro ne vediamo le cose più liminari, quelle anche nascoste sotto il tappeto o che sbucano dove e quando meno te l’aspetti.

Il libro è stato creato per la mostra organizzata da Hamelin in occasione della Fiera di Bologna del 2018 (a Ruzzier hamelin ha anche dedicato un numero monografico della rivista Oblò) ed è stampato in edizione limitata di sole 800 copie con una cura direi spasmodica, Anna Castagnoli nel suo Le figure dei libri l’ha definito il libro più interessante visto a Bologna e l’ha recensito da par sua qui.

Ma io, con questo gioiellino di carta e grafica e parole e immagini in mano mi sono fatta varie domande…. per chi è questo libro – ammesso che un libro debba essere per qualcuno-? Cosa fare di un libro del genere?

Abbiamo tra le mano un libro raffinatissimo e l’edizione limitata in qualche modo punta a ribadire questo concetto… ma perché non pensare la raffinatezza a portata dei bambini e ragazzi?

Questo è un libro che non ha età, che un bambino può sfogliare per farlo diventare il pretesto per le sue immagini mentali in cui sono le tavole a diventare le citazioni che poi lavoreranno fino all’età adulta; oppure la costruzione del libro può diventare un pretesto per un lavoro anche collettivo sulle immagini mentali prodotte dai libri, sul potere della narrazione e sulla pretestuosità (pretestualità) dei processi mentali. Perché non lavorare su un libro così per accostare livelli di analisi iconografica o per andare a scoprire i libri da cui i pre-testi arrivano, scoprire dove si è aperta la soglia, o forse lo strappo nel cielo di carta pirandelliano nella coscienza dell’autore ma anche nella coscienza di ciascun lettore?

Siamo nel libro fatto ad arte, siamo nel libro per bambini, siamo nel libro per ragazzi, siamo nella letteratura, siamo nell’arte…dove cavolo siamo con questo libro?

Siamo dappertutto: abbiamo tra le mani, se siete tra quegli 800 eletti (sono un po’ critica su questo punto evidentemente), un libro che può portarvi dove volete: un pretesto in carne ed ossa, anzi in carta, per entrare da una soglia laterale nel mondo della letteratura, dell’arte e, come sempre, di voi stessi.