La settimana scorsa avevo presentato questa specie di rubrica in cui mi impegno (o almeno ci provo) a parlare un po’ degli strumenti del fumetto, a prescindere dai generi o la nazionalità  di provenienza.

Oggi ci dedichiamo alla tavola e a cosa contiene. La vignetta è quello spazio delimitato in genere da una linea nera che separa un “fotogramma” del fumetto dall’altro. Contengono quasi tutto ciò che serve a raccontare la storia: il balloon, le parole, i personaggi, il paesaggio, le onomatopee in alcuni casi.

Inizialmente l’impostazione di una tavola o di una striscia era molto semplice e con una sequenzialità facilmente intuibile. Spesso erano cubi o rettangoli delle stesse dimensioni, messi uno a fianco all’altro semplicemente per dare l’idea del proseguimento della storia. Ma come tutte le arti, il fumetto ha imparato ed evolversi è ora difficilmente aprendo un fumetto pubblicato negli ultimi anni, si troverà tale rigidità nella narrazione.

Ora le parole escono dai Baloon o anche dalle vignette stesse, perché si è scoperto che quattro linee non devono per forza limitare la creatività dell’autore. Ormai a volte non ci sono neanche più fisicamente questi margini, perché lo spazio della vignetta sta stretto all’illustrazione e quindi non c’è motivo di non liberarla. Il lettore di fumetti ormai conosce il format e non ha problemi ad adattarsi a variazioni che potrebbero confondere la lettura di chi non ha dimestichezza con questo mezzo narrativo.

Dico “scoperto” perché, essendo un’arte molto legata all’editoria, spesso non poteva permettersi di spostarsi dai confini dati dalla casa editrice. La necessità di una produzione veloce per mantenersi in linea con il mercato implicava di pensare poco e produrre molto. Addirittura mi è capitato di leggere che in certe produzioni si utilizzavano dei layout standard di tavola fotocopiati, così da risparmiare al disegnatore di turno tutto il tempo necessario all’impostazione della tavola. Decisamente molto pratico, ma ovviamente il lavoro dal punto di vista artistico ne perdeva molto. Purtroppo la pretesa di un lavoro di qualità immediato e sottopagato è ancora esistente, ma difficilmente si usano questi escamotage, proprio perché la varietà di possibili impaginazioni ormai possibili, impedisce la standardizzazione delle tavole.

Con il tempo l’impostazione della tavola e della vignetta sono diventati sempre più variegati. In fin dei conti, gli autori che vengono ricordati sono proprio quelli che sono usciti dagli schemi. Penso per esempio alle assurde impaginazione di Chris Ware, che hanno un ordine completamente folle e a volte portano a percorrere più strade di lettura nella stessa tavola. O anche a Will Eisner che per primo ha cercato di spostarsi dal fumetto standard.

Questi cambi portano quindi ad ampliare le possibilità narrative e creare una letteratura varia. Dalle letture più facili ed immediate, si passa anche a potersi permettere splash page(illustrazione che copre l’intera pagina o addirittura le due facciate) o intricati insiemi di immagini e parole che non seguono più uno schema canonico. È un modo come un altro di coinvolgere di più il lettore che non solo legge e vede ciò che accade, ma ne viene reso partecipe. Per esempio se volessi rappresentare una scena in cui il protagonista è in confusione, potrei confondere anche gli elementi della vignetta, magari mescolando le immagini o le parole. In certi casi questo puo’ rendere più difficile la lettura, ma è proprio questo il modo di dare una miglior suggestione.

Il maggior spazio alla creatività nel fumetto ha permesso anche di rompere i canoni che si avevano nella tecnica del disegno. Sfogliando vecchi volumi, spesso nel contesto della serializzazione, si può osservare come la tecnica e lo stile di disegno fossero più o meno standardizzate. Si richiedeva una cerca competenza artistica a chi disegnava, perché il lettore si aspettava qualcosa di bello, magari di realistico. Più recentemente si è lasciato spazio anche a chi disegna “male” o per scelta o per mancanza di capacità.

Il fumetto è sempre di più un tipo di narrazione che po’ richiedere un disegno realistico e dettagliato, ma anche qualche semplice tratto astratto. Ogni storia secondo me, ha bisogno del suo tratto e del suo colore e avere possibilità di spaziare nella scelta degli stili, permette di narrare e rendere meglio i concetti.

Abbiamo già osservato che il fumetto può essere un saggio, un reportage o una biografia; è ovviamente impossibile che questi generi letterari abbiano la stessa terminologia e lo stesso modo di scrivere. Lo stesso vale per la regia e la forma della vignetta all’interno della tavola che sempre più si adattano al genere narrativo, insieme al tratto e ai testi dei ballon.