Noccioline – Il Gekiga

Per quanto possa apprezzare fumetti provenienti da tutto il mondo, so per certo che se dovessi salvare qualcosa dalla mia libreria, sarebbe sicuramente giapponese. L’anno scorso ho scoperto questo fantastico genere che si chiama gekiga, anche grazie al fatto che ultimamente diverse case editrici si stanno occupando di portarne molte opere in Italia. Già nei consigli per le letture estive avevo inserito Nejishiki, una raccolta di storie brevi di uno dei massimi rappresentanti del genere: Yoshitaru Tsuge, ora ho pensato di fare un post a parte, perchè questi manga meritano di essere conosciuti (e letti). 

Nascono negli anni 60, in un contesto storico devastato dalla guerra e dalla povertà. Il gekiga dà voce alla solitudine e all’impotenza in cui i giapponesi hanno vissuto nel dopoguerra.  E’ un cambio drastico rispetto a come veniva inteso il manga a quel tempo. Tanto per cambiare, era un prodotto mirato principalmente ai bambini: niente che potesse turbarli doveva essere trattato in queste pubblicazioni. Il fumetto quindi si trovava sempre in un settore dei negozi dedicato all’infanzia, già il solo trovare un nuovo posto per collocare questi libri, creava del disagio.

Il vero problema però erano i contenuti. Quello che incontriamo in letture come L’Uomo Senza Talento è una povertà estrema, che si traduce in un povertà interiore, un’incapacità di reagire. Spesso torna il topos del lavoro come valore di un uomo. L’onore si basa sulla capacità di dare sussistenza alla propri famiglia, l’incapacità di farlo, non può che significare che un uomo non abbia nessun valore e non merita neanche di essere vivo.

Ma non è tanto un genere di storie, quanto piuttosto un genere basato sulle sensazioni che si lasciano nel lettore. Io credo di non aver mai letto nulla che riesca a rappresentare con così tanta arte e maestria il dolore della miseria e la solitudine. Suona male, ma giuro che è un complimento. Ogni pagina è pesantissima, sembra tutto immerso in qualcosa che impedisce ai personaggi di uscire dalla loro situazione, sembra quasi che manchi l’ossigeno.
Questa sensazione di soffocamento viene trasmessa con grande maestria al lettore, lasciandolo invischiato in queste storie.

Molti racconti non hanno neanche un particolare senso logico o una storia come filo conduttore. Spesso raccontano l’accadimento di un evento, senza fornire particolari spiegazioni o un contesto culturale a ciò che raccontano. Ed ecco perchè il focus del lettore in questi manga, non sarà mai su una trama avvincente, ma sulla possibilità di sentire che creano. L’introspezione p fondamentale in questo tipo di narrazione.

Il tratto è ancora quello cricaturiale del manga umoristico, ma nel contesto in cui è avvolto risulta grottesco e forse riesce addirittura a peggiorarne l’atmosfera (in senso voluto, si intende).

Un lettura certamente significativa per chi vuole approfondire la nascita del Gekiga è Una Vita Tra i Margini di Yoshihiro Tastumi. Questo libro si sviluppa in diversi capitoli che hanno richiesto all’autore ben 12 anni di lavoro. Come capita spesso in questo genereè una storia autobiografica che racconta gli esordi e la sua vita da autore. Un sogno che si deve confrontare con una realtà  familiare di malattia e invidia; e allo stesso tempo con un mondo abituato a leggere fumetti solo “infantili” e comci.

E’ l’autore stesso infatti ad aver coniato il temine gekiga, con l’intento di distinguersi dalle immagini divertenti del manga di quel tempo. Un genere che sul momento è stato criticato e discusso in Giappone, proprio perchè scritto e pensato per un pubblico adulto. Sorprendentemente infatti i riconoscimenti per opere Gekiga sono stati dati postumi e in continenti diversi da quello della loro origine.

Ho citato due titoli importanti sia come qualità che come mole, ma in genere queste storie erano pubblicate come racconti autoconclusivi in riviste o antologie. In Italia è possibile fruirne tramite raccolte come: Fiori Rossi o Crocevia. Questo proprio grazie a diverse recenti ripubblicazioni o nuove acquisizioni di diritti.

Chiaramente è un genere che può piacere o meno, proprio per le sue tematiche forti, ma io credo che meriti una chance, perchè è difficile da raccontare, è un genere che va letto per comprendere davvero la sua potenza.

 

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