Parlo tanto di libri pubblicati da Oblomov Edizioni, ma non vi ho mai raccontato di chi ci sta dietro, l’autore del fumetto che presento oggi è infatti Igort.

Ho letto tempo fa Quaderni Ucraini perché avevo apprezzato già Quaderni Giapponesi e quindi mi sono buttata su un’opera dello stesso autore. Non potevo certo aspettarmi tutto quello che avrei letto. Se in Giappone si incontrano acquerelli tenui e delicatezza, in Ucraina troviamo disegni crudi, duri, rossi e neri, logoranti.

Quello che si legge è una narrazione incredibilmente intensa di tre incontri che l’autore ha avuto nel suo viaggio in Ucraina. Il libro è infatti proprio una descrizione delle vite di persone che hanno personalmente vissuto la carestia in Ucraina, non statistiche o numeri di morti, persone vere che hanno sofferto come nessuno dei lettori di questo libro ha sofferto mai.

Non so se proprio definirlo spoiler, ma non posso non accennare al fatto che alla fine di ogni storia c’è una cosa che accomuna ogni racconto e che devasta definitivamente il lettore. Spesso le storie drammatiche si raccontano per dare speranza, per dire “sì, è stata dura, ma alla fine verrà un momento di tranquillità, le cose cambieranno”. Ecco, in questo caso abbiamo tutto fuorchè un lieto fine: dolore e povertà rimangono addosso come una malattia che non si stacca di dosso alla persona, che la logora ogni giorno mentre non può fare altro che stare lì ferma a cercare di sopravvivere come può.

Chi ha letto questo libro ricorderà la scena della bilancia; io ho trovato che non ci sia nulla di più impressionante come vedere che queste persone tutt’ora lottano come possono. Le loro storie colpiscono al punto da richiedere a volte di chiudere il libro per necessità di una pausa. Il fattore più angosciante del libro è che a differenza di altri sopravvissuti, chi racconta non ha avuto un lieto fine. Quando li flashback finisce si viene scaraventati nella realtà della vita quotidiana di queste persone, che sono ancora costrette a trascinarsi il passato addosso.

Una cronaca  di un’epoca che è così poco distante da noi lettori da poter leggere le storie di persone che la raccontano da vive. Nel consigliarvi questa lettura, consiglio infatti anche di leggerlo al momento opportuno, poiché a tratti è davvero impressionante.

Associati a questa tematica ci sono illustrazioni che seguono di pari passo il ritmo del racconto con un tratto evanescente e allo stesso tempo così concrete da avere l’impressione di vivere le stesse sensazioni dei protagonisti.

La struttura di questo fumetto è particolare poiché non vi sono solo ballon e vignette, ma si alternando parti di solo testo ad illustrazioni. Il libro è proprio impostato come un diario scritto a a mano, mantenendo quindi l’aspetto della “realisticità” delle storie.

Proprio la settimana scorsa avevo parlato di come le vignette e le tavole possano essere versatili e diverse dallo standard noto. Questo è un esempio decisamente significativo.