“Il barbaro”

 Età: da 5 anni (a 99 anni)

Pagine: 48

Formato: 15 x 33,2 cm

Anno: 2015

Editore: Gallucci

Autore e illustratore: Renato Moriconi

 

Questa volta sarò “barbara”, per due ragioni:

  1. vi svelerò la fine
  2. salterò preamboli e introduzioni iniziando direttamente dai commenti dei bambini

perché, per entrambi le ragioni, non posso fare altrimenti.

 

“Bambini andiamo a sederci…”

“Di già…?!? Ma è già finito l’intervallo, dura sempre pochissimo…”

“Dai, vi leggo un libro…”

“Ah… allora va bene…”

Si siedono, ed è già un buon inizio… la confusione si fa chiacchiericcio, il chiacchiericcio si fa brusio, il brusio si fa silenzio e… tiro fuori dallo zaino il libro che ho portato oggi “Il barbaro” di Renato Moriconi.

“Maestra, ma è un libro dritto”

“EH?!?”

“Sì un libro dritto! Vedi che sta così?” (E mima con la mano un movimento dal basso verso l’alto)

“Un libro dritto…” ripeto io soppesando le parole come quando si cammina in punta dei piedi “…intendevi dire ‘un libro verticale’?”

“Esatto! Di solito i libri sono o così (mimando il verso orizzontale) o così (mimando le dimensioni)

“Di solito i libri sono di formato quadrato o rettangolare” (mi permetto di tradurre…)

“Appunto!”

Quanto conta il formato di un libro? Quanto un autore può pensare al formato del proprio libro e quanto invece ci pensa l’editore? Il formato può davvero favorire o vincolare la lettura? Agevolarla come se fosse parte della storia o ostruirla?

 

Apro la prima pagina, rileggo il titolo, svolto la seconda, svolto la terza e inizia la storia…

Silenzio, lascio che i bambini osservino

Silenzio

Poco dopo…

“Maestra, ma mancano le parole…” / “Io so che libro è, è uno di quei libri che devi inventarti tu la storia…, a me piacciono un sacco”

“Esatto!” rispondo io “è un silent book”

“Eh?!? …vuol dire che è scritto in inglese?”

Sorrido. Con contenimento. “No… significa letteralmente ‘libro silenzioso’, libro senza parole… ora possiamo decidere di leggerlo solo guardando le immagini, oppure accompagnare le immagini con qualche parola o suono…”

“Io voglio la storia” “Anch’io” “Anch’io” “Io voglio che la inventi tu la storia maestra”

“Siete pronti?”

 

Nel retro di copertina l’intera storia in poche righe…

…ma all’interno del libro abbonda lo spazio bianco.

Questo libro è stato per me una vera sfida. Provo per i silent book un’attrazione innata, poi però al momento di sceglierli avverto una sorta di blocco… Sono affascinanti, interessanti, accattivanti, ma allo stesso tempo impegnativi e non sempre si hanno a disposizione le energie necessarie per affrontarli. Credo che anche per il lettore ci sia ‘un tempo maturo per…’. Non tutto si può fare subito. Nulla nella lettura, come in educazione, può essere improvvisato. Ogni cosa al momento giusto.

La prima volta che ascoltai la narrazione di questo libro mi trovavo a Sarmede, assieme ai miei figli e a mio marito, per terra, seduti su un tappeto. Il libro scritto e illustrato da Renato Moriconi fu animato da Carlo Corsini. Animato nel vero e proprio senso della parola: il libro ha preso vita. L’interpretazione fu strepitosa. Sembrava di essere entrati nel libro, rapiti dalla storia. Ascoltavamo tutti e quattro incantati e piacevolmente coinvolti. Ricordo che Carlo Corsini quel giorno lesse quattro albi illustrati di fila, uno più bello dell’altro… li avrei acquistati tutti! Poi però ho deciso di contenermi, soprattutto ripensando alla lettura. Io mai e poi mai sarei riuscita a leggere così bene quel libro. Capii ben più tardi che non esiste un bene o un male assoluto nel leggere ad alta voce un libro, esiste solo un proprio e unico modo di leggere agli altri un determinato libro. E per leggerlo bisogna essere preparati.

Riepilogando, non comprai questo libro a Sarmede. Non lo comprai nemmeno gli anni successivi alla Fiera di Bologna Children’s Book Fair, anche se ne fui fortemente tentata. Eppure, questo libro tornava. Continuava a ripropormisi, ma io non ero ancora pronta…

Infine un giorno…

…a giugno dello scorso anno scoprii che l’autore del libro, Renato Moriconi, sarebbe stato ospite alla libreria “Il libro con gli stivali” e lo presi come una sorta di invito, un’opportunità, un’occasione preziosa. Partecipai all’incontro e ovviamente acquistai il libro (finalmente!). Incontrare l’autore di un albo illustrato è sempre molto interessante perché ti dà la possibilità di conoscere qualche aneddoto sul libro stesso in fase di creazione/realizzazione e per scoprire un po’ l’autore. La cosa che mi rende felice è quando incontro una persona autentica ed è una piacevole conferma, tutt’altro che scontata.

Durante questo incontro ho avuto la possibilità di assistere ad un altro tipo di lettura rispetto a quella di Sarmede: la lettura ad alta voce di Susi Danesin. L’approccio è stato diverso, nella sua lettura ad alta voce si percepiva una sorta di patto rispettoso con il libro, a maggior ragione per il fatto che si trattasse di un silent book. Si coglieva un lavoro dietro alla ‘semplice’ lettura. Non era improvvisazione. Susi Danesin non si limitò a leggere, ma ci mise ‘del suo’.

Io insieme a Renato Moriconi e Susi Danesin

Questa è stata per me una vera e propria scoperta, chiave indispensabile per affrontare la sfida: un albo non va scelto per riprodurre la lettura che qualcun altro ha fatto prima di noi. Si tratta semplicemente di trovare il proprio modo di leggere un determinato albo e questo modo non deve essere migliore o peggiore, è semplicemente ‘diverso’ perché è il proprio. L’autore incontra il ‘me lettore’ e io metto a disposizione possibili parole narrative per altri piccoli grandi uditori. Si tratta quindi di cogliere un particolare che ci ha colpito e messo in collegamento profondo con quell’albo e da quel particolare elaborare una nostra lettura rispettosa del libro e delle intenzioni dell’autore stesso. Ci deve essere quindi una disposizione d’animo e una capacità di mettersi in gioco che superi i propri limiti e vinca le insicurezze… al momento giusto, ovviamente.

 

Tornando alla lettura vera e propria…

E così inizio a raccontare e a galoppare. A galoppare e a raccontare. Di un barbaro in groppa al suo cavallo.

Superando dirupi, sfidando uccellacci, evitando serpenti, schivando frecce, affrontando ciclopi, mostri mitologici, piante carnivore, draghi, mostri marini, fiamme… Insomma grandissime imprese sino ad arrivare… alle ultime pagine.

A sinistra il barbaro sul suo cavallo; a destra il nulla, solo una pagina bianca. La scena si ripete per ben tre pagine creando vera suspense. il lettore “in sospeso” immagina possibili finali. La cosa strabiliante è l’effetto sorpresa stesso: un finale inaspettato che lascia anche il più creativo dei lettori a bocca aperta, positivamente stupito, incapace di svincolarsi dal ritmo precedentemente creato dall’alternanza di galoppo-mostro, galoppo-difficoltà ecc. Giù e su. Giù e su. Giù e su.

Chiunque si aspetterebbe l’ennesima difficoltà, l’ennesima impresa epica e invece… Invece il finale ribalta completamente le aspettative e stupisce. Stupisce alla grande! Riscatta l’intera storia. Diverte. Insomma è ‘semplicemente’ geniale! E se funziona con l’adulto funziona ancor meglio con i bambini…

Che poi a dirla tutta, ripercorrendo a ritroso le pagine tutto acquista un senso logico; rileggendo il libro si scoprono numerosi piccoli particolari che, come tasselli di un mosaico, solo alla fine si ricompongono e offrono la visione di insieme. La copertina di fatto svela tutto fin dall’inizio eppure noi cogliamo solo una linea nera verticale centrata dietro l’immagine del barbaro che ritroveremo pagina dopo pagina e non le diamo un senso se non quello di richiamare la verticalità legata al formato del libro.

(Riguardo il formato del libro riporto l’aneddoto raccontato dall’autore stesso che, senza scendere a patti con l’editore, è stato categorico nella particolarità del formato: non può essere che così perché la verticalità ha un ruolo bene preciso nella storia ed è indispensabile)

Quart’ultima pagina…

Fiamme! Il barbaro in sella al suo cavallo le supera e… svolto pagina e… il nulla. Il barbaro è in sella al suo cavallo di fronte a una pagina bianca.

Svolto pagina

Stessa scena. Il barbaro sta in sella al suo cavallo e di fronte il nulla. Pagina bianca. Il cavallo ora ha le zampe salde a terra. Non galoppa più. Il barbaro ha gli occhi spalancati.

Svolto pagina.

Stessa scena. Ma ora la bocca del barbaro è incrinata verso il basso alle estremità. Gli occhi tristi. Di fronte il nulla. Pagina bianca.

Svolto pagina…

Nell’ennesima pagina bianca compare un’enorme faccia barbuta e due grandi braccia con le mani che, invadendo la pagina di sinistra, si protendono verso il barbaro che… scoppia in pianto!

Silenzio…

19 teste pensanti… sorprese… colpite… poi i primi commenti… qualche sorriso…

“È arrivato un gigante a catturarlo…”

“Sì, per questo piange, ha paura…”

“Ora forse scappa…”

Svolto pagina…

A sinistra, sullo sfondo, una giostra dei cavalli. Su e giù. Su e giù. Su e giù. Tutto torna. Nella pagina a fianco un bambino che viene portato via per mano dal suo papà.

Svolto ancora pagina e siamo alla fine…

…ultima pagina. La giostra appare più piccola… in lontananza.

 

“No… Non era un gigante! Era… il suo papà”

“Cioè lui, sì intendo dire il bambino… si era immaginato tutto… ah… ah… che forte”

“Ha pensato tutto con la sua testa… anch’io quando gioco con gli animali penso delle cose, delle situazioni…”

“Voleva fare un altro giro forse, per questo piange…”

“Fa i capricci… perché è piccolo”

“Ce lo rileggi?”

“Certo che ve lo rileggo… a modo mio!”

 

Semplicemente geniale. Sì, lo so, l’ho già detto. Ma non so in che altro modo spiegarlo!

L’autore riesce a riprodurre con sole immagini la rievocazione da parte del lettore bambino (attuale o ‘di una volta’) del movimento ondulatorio provato sulla giostra dove ciascuno di noi almeno una volta è salito. Su e giù. Su e giù. Su e giù. E le mille fantasiose avventure che di volta in volta si vivevano. E infine quell’insieme di sensazioni che si provava quando, al termine dell’ultimo giro e portati via dal papà, ci si allontanava volgendo in dietro lo sguardo verso la magica giostra.

La mia copia de Il Barbaro con la dedica di Roberto Moriconi