Ho attraversato il mare a piedi

Qualche giorno fa ho finito di leggere un romanzo che mi ha colpita e travolta nella lettura.

Ho lasciato passare qualche giorno per essere abbastanza sicura di non scrivere del libro troppo sotto l’effetto dell’emozione ma di trovare quel minimo di distanza critica per ragionarci con lucidità.

Sto parlando di Ho attraversato il mare a piedi. L’amore vero di Anita Garibaldi, di Loredana Frescura e Marco Tomatis, edito Mondadori nel 2011.

La storia è presto detta, il sottotitolo è sin troppo esplicito: il romanzo racconta e ricostruisce la storia di Anita Garibaldi la moglie di Giuseppe Garibaldi, da Luguna, piccolo villaggio del Brasile infiammato dalla guerra dei Ferrajpos, all’Italia dove Anita arriva con Giuseppe, 3 figli vivi, una morta ed uno in pancia che non vedrà mai la luce.

Detto questo il libro è un susseguirsi di avventure, di battaglie, di guerre, di passioni politiche e affettive e chi più ne ha più ne metta.

Ma soprattutto il romanzo è costruito in maniera da rendere tutta la narrazione significativa in più sensi. Sulla struttura esterna del romanzo storico cresce e si sviluppa un romanzo a due voci in cui in prima persona i due protagonisti raccontano la stessa storia da due punti di vista completamentari.

Se possiamo ben immaginare e comprendere che la prima voce narrante in prima persona è quella di Anita, giovanissima ragazza ribelle, sorprende piacevolmente la scelta della seconda voce narrante che con il “tu” segue giorno dopo giorno la vita di Anita: a raccontare è Miguel, l’amico d’infanzia di Anita, il suo miglior amico, il compagno di battaglie di Garibaldi, ma l’innamoramento eterno e eternamente infelice di Anita.

Da Miguel abbiamo un punto di vista esterno sulle vicende, caldo ma non influenzato dalla passionalità di Anita. Miguel è narratore e co protagonista, Anita è narratrice e protagonista, e Garibaldi?

Garibaldi é co protavonista e basta. A lui non viene data voce. Questa volta le luci sono tutte per Anita.

La correzione del racconto attraverso i due punti di vista procede con una rapida sequenza di avvenimenti che ci portano inevitabilmente verso la morte prematura di Anita, in un Paese dell’Italia centrale, là dove, ancora una volta aveva seguito il suo amore (la rivoluzione e Garibaldi) con un nuovo bambino in grembo.

Chiude il romanzo Miguel, e non poteva essere diversamente, l’io narrate nom c’è più ma il “tu” sì e chiude le fila.

In chiusura invece del romanzo, oltre la fine della narrazione verosimile ma non veritiera – siamo in tutto e per tutto nel campo della fiction, della letteratura, del romanzo – gli autori ci riportano i dati storici, lo spostamento del sepolcro di Anita, le fonti bibliografiche ecc.

Bene, mi pare una buona idea, siamo in un romanzo storico che decide di pagare il suo debito con la realtà. Ma avremmo anche potuto farne a meno: il libro si lascia leggere così con piacere non per la storia che racconta o perché si tratta di una storia ispirata alla realtà, ma perché la sua scrittura convince e cattura il lettore e ci permette di attraversare il mare a piedi.

E voi? Siete pronti a farlo?

2 pensieri riguardo “Ho attraversato il mare a piedi

  • 18 Marzo 2019 in 14:35
    Permalink

    Grazie. Di cuore.

  • 18 Marzo 2019 in 23:03
    Permalink

    Lo leggeró!

I commenti sono chiusi

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!