I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento di Franco Lorenzoni

Dopo aver scritto sulle porte di tutte le scuole

I bambini pensano grande

lasciamoci uno spazietto per aggiungere

I bambini ci guardano

Non si tratta del vecchio, bellissimo, film di De sica, no, ma del nuovo libro di Franco Lorenzoni da pochissimo edito per Sellerio. Nulla a che vedere con la dissoluzione della famiglia e di quei presupposti che tenevano apparentemente su la società del primo Novecento, ma con la la pratica educativa controvento contro la dissoluzione degli elementi elementarmente umani che tanto compaiono nel libro, direi proprio di sì.

Si può da Giotto e dalla spaccatura che compare nell’affresco La cacciata dei demoni da Arezzo arrivare a dedurre qualcosa su cosa sta avvenendo in questi anni nel nostro mediterraneo? Il divario ricchezza povertà che si allarga e riempie il mare di poveri in fuga?

Si può trasmettere la lingua e l’estetica facendo matematica?

Sì, si può perchè, come scrive il maestro Franco

La scuola deve essere meglio della società, altrimenti che ci sta a fare?

A scuola, tutto è ancora possibile, fare e avere in pari modo, quantità e dignità tra bambini e insegnanti, la scoperta del mondo, la curiosità, la domanda maieutica, la scoperta empirica, tutto a patto che…

A patto che al centro ci sia la coscienza e la consapevolezza educativa del rispetto assoluto dell’individuo bambino non da riempire ma da ascoltare e condurre.

Leggendo i dialoghi che Lorenzoni trascrive delle discussioni in classe vi capiterà da un lato di rimanere stupiti da alcune intuizioni dei bambini, dall’altro di riconoscervi il tipico modo di procedere nel ragionamento della logica ferreissima dei bambini.

Emergono discorsi e possibilità stupefacenti dalla pratica educativa controvento che questo libro, come già l’altro (ancor più bello di questo) riporta. Il dubbio potrebbe venire: ma li trova tutti Lorenzoni bambini con tali capacità critiche? Ci sono classi assurde, lo sappiamo tutti, si incontrano situazioni di una povertà critica imbarazzante.

No, non credo sia la “fortuna” di Lorenzoni, credo che ci stiamo abituando a livelli molto bassi di relazione educativa, e non solo, ci si impoverisce col passare del tempo. È la pratica al ragionamento e al pensiero, alla domanda ed alla ricerca, che fanno crescere e alimentano se stesse. Si cresce nel pensiero esercitato e condiviso, non nel silenzio. Credo che ci siano insegnanti capaci di dare tempi, spazi e modi per esprimersi ad ognuno secondo le propria capacità e necessità e lì i “miracoli” pedagogici appaiono e si rivelano in tutta la loro normalità di non-miracoli.

I bambini sembrano sempre un contenitore da riempire (vuoto), la scuola sembra sempre un luogo in cui trovano spazio cose poco piacevoli; maestri come Franco Lorenzoni, come Roberta Passoni, e fortunatamente moltissimi altri ci ricordano e ci provano che così non è.

Un passo, tra i tantissimi di questo libro che mi accompagneranno mi ha colpito perché rispecchia un pensiero che faccio da anni ma senza riuscire a dargli forma degna, d’altra parte non mi occupo di pedagogia,

Avverto […] un paradosso in questo affastellarsi di percorsi di cosiddetta educazione socio-affettiva, con i suoi circle time e momenti dedicati alle emozioni. E’ come se dessimo per scontato che con la matematica e la grammatica si soffre e si stia male e, per offrire ai ragazzi un po’ di respiro, si debba ritagliare dalla rigida gabbia degli orari scolastici un po’ di tempo per parlare di noi e dei nostri problemi.

Ma la scommessa educativa culturale che dobbiamo compiere a scuola è esattamente opposta e credo debba partire da un’evidenza che spesso noi insegnanti dimentichiamo. Tutto quello che abbiamo tra le mani nella scuola è straordinariamente bello. (p. 135)

Mi vengono in mente le discussioni sul senso della didattica che progetto ogni giorno per il museo dove lavoro, mi viene in mente che si cerca sempre di sorprendere, di innovare, di fare i fuochi d’artificio con effetti speciali “esterni”… Come se dovessimo rendere piacevole qualcosa che non pensiamo lo sia. Non può essere questa la via. Per nessuna avventura pedagogica e nessuna didattica.

Questo vuol dire andare controvento?

Può essere, De Andrè diceva “in direzione ostinata e contraria”, e sia. Va bene, ci vuole più sforzo ma l’umanità ne vale sempre la pena.

Il libro, a differenza del precedente I bambini pensano grande, ha più digressioni personali, Lorenzoni sembra accomiatarsi dalla scuola nell’età della pensione rileggendo a ritroso tante cose personali che probabilmente lui individua come l’origine di alcuni aspetti della sua pratica educativa. E’ vero si sente una discontinuità tra queste digressioni e la cronaca scolastica, però è una discontinuità in cui si insinua la personalità del maestro che fa luce su diversi aspetti che ritornano nel rapporto con i bambini.

Chiuso il libro resta, anzi viene, una voglia matta di rivedere e ripensare l’approccio pedagogico e didattico col quale ci è dato lavorare, e di prendersi tutto il tempo per farlo.

Ecco, teniamoci stretta questa sensazione e lasciamo che ci guidi nella relazione con i più piccoli che ci guardano sempre.

Un pensiero riguardo “I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento di Franco Lorenzoni

  • 12 Marzo 2019 in 9:37
    Permalink

    Grazie Roberta, della tua lettura attenta e per ciò che hai colto nel libro
    un abbraccio Franco

I commenti sono chiusi

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