I cuscini magici

Su che dormite cuscino dormite la notte?

Memory foam o old style?

Avete mai pensato che sia il cuscino ad influenzare i sogni che fate (a parte eventuali dolori alla cervicale)?

Il libro che vi propongo oggi, da poco edito da Camelozampa, è I cuscini magici di Evghenios Trivizàs tradotto da Tiziana Cavasino e accompagnato dalle illustrazioni di Noemi Vola. Un racconto lungo, o un romanzo breve a seconda dei punti di vista, estremamente interessante sotto diversi aspetti e di molto leggera e piacevole lettura nonostante i livelli simbolici che il racconto sottende.

Siamo nel regno di re Arraffone I che soggioga i suoi sudditi con qualsiasi tipo di vessazione pur di farli lavorare al massimo nelle miniere da cui si estraggono le pietre preziose per le corone del re. Ogni forma di controllo dei corpi e dei diritti è perseguita dal Re e dai suoi terribilissimi ministri e maghi fino alla forma più estrema: il controllo dei sonni e dei sogni.

Il mago di corte, dal significativo nome di Richelieu, crea un cuscino così infarcito di cose terribili e disgustose da far scaturire sempre e solo incubi terribili. Ad ogni abitante, dopo esser stati requisiti e bruciati i cuscini vecchi, viene donato, come segno di magnanimità da parte del sovrano, un cuscino magico e da quel momento nessun suddito riesce più ad avere una notte serena. Le fatiche e i dolori fisici e morali del popolo non hanno più il diritto di rifocillarsi nemmeno nei sogni. Il risultato è non solo la depressione totale del morale di adulti e bambini, ma anche uno spossamento fisico che impedisce ogni forma di ribellione o di critica o di rimostranza.

Accade però un giorno che un bambino e un maestro scoprano l’incantesimo e escogitino, insieme a tutta la classe, un piano eccezionale per ribellarsi riversando tutte le creature da incubo rinchiuse nei cuscini nel palazzo del re.

Non entro nei dettagli, vi basti sapere che il paese si libererà per sempre di Arraffone I e dei suoi consiglieri, che le gabbie e prigioni saranno abbattute, i fiori torneranno a crescere, il sole a splendere, i bambini a giocare e tutti a fare bei sogni.

Gli elementi del racconto sono quelli della fiaba classica: le componenti dei personaggi, dell’elemento magico, ci sono tutte; quello che manca è però la struttura della fiaba e anche l’ambientazione.

Infatti di fiaba non si può proprio dire che si tratti, in questo caso. La scrittura di Trivizàs è una scrittura a sfondo sociale. Quella che l’autore mette in scena, in maniera nemmeno un po’ velata, è un’esplicita metafora del sistema totalitario dei Colonnelli, o di chiunque altro instauri una dittatura. Il racconto, con brevissime descrizioni e scene icastiche, ci porta in un contesto di controllo delle persone e delle coscienze che tutti i popoli europei hanno vissuto nel secolo scorso: il controllo dei contenuti del programma scolastico in questo senso è perfetto sia a livello simbolico che narrativo. D’altra parte uno dei primi atti di tutti i regimi totalitari è il controllo dell’educazione, no?!

Non sappiamo esattamente in quale anno sia comparso questo libricino in Grecia, nell’edizione originale, ma il riferimento alla diddatura dei Colonnelli mi pare fortissimo per quanto assolutamente implicito. Quello che resta e che passa al lettore è un inno, per altro a tratti molto divertente, spesso ironico, alla libertà ed alle follie del soppruso a cui può arrivare la mente umana.

Mi pare interessante notare cosa emerge nella letteratura per l’infanzia di legato ai regimi totalitari, per raccontarne in forma metaforica, simbolica, pulita e senza retorica o riferimenti diretti cosa vuol dire la perdita di liberà o l’assolutizzazione del potere. Mi viene in mente Di qui non si passa, dittatura Portoghese, o Elefantasy, dittatura Argentina, o anche il nostrano, passato di moda ma attualissimo La famosa invasione degli orsi in Sicilia.

Tutte produzioni altissime e puramente letterarie in cui non traspare traccia di didatticismo o politica in senso stretto ma in cui la vita prende una forma specifica: quella della ricerca della felicità.

Se vi ho dato l’idea di avere tra le mani un librino a tema o un librino impegnativo ho fallino in pieno la mia missione: questo è un racconto leggero, divertente, reso ancor più bello dalle illustrazioni di Noemi Vola che devo dire cambiano tutta la qualità estetica del prodotto librario. Leggetelo davvero come una storia qualsiasi, come una fiaba, se volete, questo è il potere della letteratura: di sapere e poter dire molto ma molto atro senza dircelo.

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