La sfida di Anton è il nuovo romanzo edito da Beisler nella bellissima collana Serpenti . L’autrice è Gudrun Skretting e viene anche lei, come tutti gli autori editi da questa casa editrice, dal nord europa…. e si sente… nel bene, intendo.

Apparentemente questo romanzo non sembra distanziarsi troppo da quelli per adolescenti o preadolescenti in giro in questi anni: un sacco di problemi e sfighe, come dicono i ragazzi, e rende benissimo l’idea.

In realtà qui siamo da tutt’altra parte e su tutt’altro livello a dimostrazione, ancora una volta, qualora ce ne fosse bisogno, che il libro non lo fa il contenuto ma la sua forma!

Anton è un ragazzino di 13 che scopre un giorno, dal padre, di essere stato un incidente di percorso, un effettone collaterale da preservativo rotto. Potete immaginare cosa accade nella mente e nell’autostima di questo ragazzo da quel punto in poi, senza contare che lui è il più piccolo della classe, ha due orecchie panoramiche e gli è morta la madre travolta dal tram…

Una serie di sfortunati eventi, come vi dicevo, ma il tono, l’ironia, la costruzione della narrazione de La sfida di Anton fanno davvero la differenza.

La narrazione in prima persona di Anton è sempre autoironica, autocritica e mai arrendevole; la metafora dell’allineamento dei pianeti e dell’inutilità della luna che accompagnano tutta la narrazione (Anton vuole riaddrizzare il Pianeta padre e dare un senso al satellite figlio) è azzeccata e interessante e soprattutto perfettamente calzante con la logica egocentrica e in qualche misura masochistica dei ragazzi. Alla scoperta di essere un incidente di percorso alla stregua di un meteorite che urta un pianeta mutandone l’asse per sempre, Anton non reagisce pensando a sè e al proprio senso, no, reagisce pensando al padre e a come sarebbe stata la sua vita senza di lui e senza che il tram avesse ucciso la sua donna e, magari, con un’altra donna ecc. ecc.

Dai, alzi la mano chi almeno una volta nella vita non ha pensato di voler aiutare il proprio genitore a esser felice, pensando per altro di essere la causa di una presunta infelicità.

Anton, insieme all’amica intraprendentissima Ine, si mette all’opera per cercare di riparare, di raddrizzare l’asse terreste e l’asse affettivo del padre e si adopera perchè il padre incontri una donna…

Gli equivoci si moltiplicano, pensate solo che il padre è un venditore e montatore di specialissimi WC da baita… il culmine arriva la sera in cui il padre fa una presentazione in pubblico dei suoi prodotti igienici ma ad un pubblico in realtà di donne che pensano di esser lì per accalappiarsi il nuovo fidanzato. Ne risulta una scena semplicemente esilarante, quando la leggevo l’altro giorno ridevo da sola.

Inutile dire che tutto torna in ordine, il padre sarà perfino capaci di trovarsi da solo, all’insaputa del figlio, una probabile fidanzata e Anton troverà un senso alla luna ed alla sua inutilità… anche la storia laterale di Ine andrà a compimento, non del tutto in maniera positiva ma perfettamente congruente.

Tutto torna in ordine, nel mondo di Anton, almeno come può essere in ordine il mondo di un tredicenne e noi chiudiamo il libro stretti tra divertimento puro e nostalgia con un minimo di struggimento per l’ultima bellissima pagina sulla luna, in questo anno di allunaggi.

Un bel libro, grazie, e hanno proprio ragione di ragazzi diQualcuno con cui correre: questo romanzo è “un’ulteriore conferma di quella ventata di libertà e aria fresca che ci arriva dai narratori del nord Europa, che sono capaci di raccontare i turbamenti dell’adolescenza andando in profondità senza perdere la leggerezza”.