Se dovessi dire in una parola cosa amo di più delle storie e delle immagini di Sergio Ruzzier forse direi… la capacità di straniare il punto di vista.

Bear and Bee, albo illustrato che purtroppo non è stato ancora tradotto in italiano, è da questo punto di vista un gioiellino a misura di piccoli lettori. A chi chiede e si stupisce della complessità rivolta ai bambini anche molto piccoli non posso che dire: venite ed incontrate Ruzzier e le sue storie e poi ne riparliamo.

Bear e Bee, Orso e Ape sono i protagonisti della narrazione: Orso si sveglia dal letargo, vede un alveare e sogna del miele, Ape lo vede e gli chiede “Vuoi un po’ di miele” e Orso lo vorrebbe il miele, ma cosa direbbe l’ape se lo sapesse?

E Ape, strabuzzando gli occhi gli chiede “Ma hai mai visto un ape?”

“No, e spero di non incontrarla mai!” le api infatti, nell’immaginario di Orso sono mostri granti con grandi denti e artigli affilati e non condividono mai il loro miele!

Ma, dice Ape, a ben guardare sei tu, Orso, ad essere grande, ad avere grandi denti e artigli affilati…

E qui il colpo di scena esilarante e geniale: “Povero me! Sono un’ape!” si dispera Orso…e par fortuna vicino a lui c’è Ape che gli ridà il senso della sua esistenza riordinando le coordinate del mondo: Orso è un orso e lei, Ape, è un’ape e non è ne grande e mostruosa, nè ha grandi denti, nè ha artigli affilati e, soprattutto, è pronta a condividere il suo miele con un amico.

E dunque? che cos’era quel cortocircuito di conoscenza che aveva mandato in cridi Orso? Beh, era lo stereotipo, quell’idea falsa che si fonda sul preguidizio che non si confronta con la realtà… non vi pare?

Possiamo immaginare forse che a Orso qualcuno abbia detto di stare attento alle api e di non prendere il miele dagli alveari perché le api sono pericolose e cattive… E come si può immaginare un qualcosa di cattivo?

Per fortuna la realtà arriva in soccorso, Orso comprende che non c’è nulla da temere, anzi e la fine del libro – che è l’inizio di una grande amicizia (mi viene in mente la frase conclusiva di Casablanca “This is the beginning of a beautiful fiendship”) – torna sul gioco dell’identità e Orso non dice che è tanto felice di aver trovato un amico ecc. ecc ma dice proprio

“Bee, I am glad you are a bee”.

Orso è felice che Ape sia un ape.

Da Leo e l’uccellino di Una lettera per Leo, a i due topini di Due topi a Fox e Chick (che vi racconterò a breve), tutti editi in Italia da Topipittori, a questo dolcissimo Bear and Bee il nucleo della poetica dell’autore è sempre il medesimo: lo scontro con la realtà e la possibilità di scardinare punti di vista a partire dal rapporto di amicizia. Ecco, se pensate ai libri come educatori silenziosi, come diceva Jella Lepman, cosa c’è di meglio delle storie di Ruzzier?

Chiudo con la frase di Sendak che la sovracoperta del libro inglese riporta:

I Bee-lieve Sergio Ruzzier is a big Bear of a talent”

In via del tutto eccezionale, proprio perché siete voi e siete arrivati fino alla fine del post vi anticipiamo che Sergio Ruzzier terrà un corso per Teste fiorite a Venezia il prossimo autunno, i dettagli tra pochissimo.