Mamma

Dicono che per festeggiare la mamma ci sia bisogno di una data specifica che ci dia l’occasione da cogliere al volo… forse hanno ragione, forse, per quanto io non le ami, delle occasioni abbiamo bisogno, delle ricorrenze dobbiamo fare tesoro per poi tentare di agganciare qualcosa che resti nel tempo.

Ieri, domenica 12 maggio, era la festa della mamma, appunto. Oggi, lunedì, è ancora, come ogni giorno, la festa della mamma o almeno, se non la festa, il giorno della mamma, i giorni delle mamme, ogni giorno che qualcuno manda in terra e che qualsiasi donna figlia divenuta mamma vive in qualità di donna che si prende cura dei suoi piccoli.

I libri dedicati alla mamma sono molti ed alcuni bellissimi, a questi oggi vorrei aggiunegere un albo che esce in libreria in questi giorni e che per la sua struttura e le sue illustrazioni magnifiche mi ha catturata. Si intitola Mamma, è di Hèléne Delforge e Quentin Grèban edito in Italia da Terre di mezzo.

E’ quello che si potrebbe definire un libro catalogo: la struttura è sempre la medesima con testo più o meno poetico ma in forma poetica nella pagina di sinistra con un disegno sotto e tavola nella pagina di destra. Ogni doppia pagina è dedicata ad un “tipo” di mamma, ad un soggetto mamma che ha qualcosa di diverso da rilevare sul suo essere, appunto, madre.

Ognuna si potrà riconoscere in una o più tavole ed ogni figlio potrà riconoscere un tratto della propria madre in una o più di esse. Dalla madre che protegge, a quella che non allatta, a quella che ha perso il suo bambino, alla madre anziana, alla madre supplettiva, alla madre soldato, alla madre sola e fiera di esserlo, alla madre esquimese, a quella africana… 31 ritratti di donne e della loro maternità che attraversano epoche e luoghi senza soluzione di continuità. Ho cercato una logica, una connessione nel susseguirsi delle storie ma non sono stata in grado di trovarla.

Ho forse questa connessione sta solo nell’essenza di madre, ciascuna a suo modo, tutte degne dell’amore dei propri figli e tutte degne della responsabilità che il ruolo porta con sè.

Io, per come mi senso in questo periodo e per come vedo l’organizzazione farsi quotidianità ho molto sentito vicina la mamma che ricorda la fatica della routine quotidiana e riconosce dignità di tempo di vita ad ogni momento che di quelle giornate sembrava perso.

Se l’essere madre resta per tutta la vita, l’essenza di infanzia è assai più effimera e meno duratura, il tempo diventa un fattore fondamentale per la cura e per la crescita del legame e sulla qualità e quantità di quel tempo si gioca forse l’intero rapporto madre-figlio…

Infatti la chiusa del libro ci riporta al presente che già intravede il futuro: la mamma che teme un giorno di perdere la voglia di stare col proprio figlio, di perdere il piacere del figlio di stare con lei, di invecchiare e che il tempo dell’infanzia svanisca portandosi con sè il tempo della maternità…

Timori che forse molte mamme, se non tutte, in questo tempo in cui i figli diventano finalmente centro e non periferie dall’esistenza, nutrono ma il libro ci riporta qui, all’oggi, al presente ed alla responsabilità dell’educare:

é adesso che si piantano i semi delle ore a venire

Ho intenzione di farli crescere bene.

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