Noccioline – Gli strumenti del fumetto: colori e materiali

La rubrica “Noccioline” esce ogni martedì ed è dedicata al fumetto e al graphic novel ed è a cura di Benedetta Morandini testa fiorita.

Oggi forse sarà un post un po’ più tecnico, ma neanche tanto.
Fin ora abbiamo trattato della regia e del montaggio della storia, ma non dimentichiamoci come una parte fondamentale nel fumetto la fa chi disegna. È possibile che sceneggiatore e disegnatore coincidano, ma d’altro canto invece il lavoro può essere frutto di una catena di montaggio che coinvolge anche più di due persone. In questo caso si suddividono i lavori e la tipologia di compiti può variare da persona a persona. Nel senso che si può avere uno sceneggiatore competente anche nella regia e che quindi può abbozzare degli storyboard oppure può esserci la necessità che chi disegna si occupi di tutto l’aspetto “fumetto” della situazione. E allo stesso modo chi disegna può non avere tempo o competenze inchiostrazione e quindi deve lavorare con altre persone di buone capacità in questo campo.

Tutto questo per riprendere il primissimo post di questa serie e far vedere quanto può essere complesso e strutturato un fumetto. Basti leggere il [pagina dei crediti] per rendersi conto di quanto spesso un fumetto non nasca da un solo nome, ma di questo parleremo più avanti meglio.

Chi disegna si ritrova quindi la responsabilità di caratterizzare i personaggi, di creare scenari e scegliere i colori che si ripresenteranno in tutto il libro. Tutto questo spesso a loro rischio e pericolo: ricordo per esempio un post di Gipi mentre lavorava a “la terra dei figli” in cui si penti a della scelta della tecnica del tratteggio per un libro di più di 200 pagine. Chiaramente ogni tecnica di riempimento e tecnica di colorazione ha i suoi tempi e quindi sta a chi lavora riflettere su cosa fare. Con questo non voglio dire che ci fa fumetto farebbe meglio ad abbassare la qualità del suo lavoro per produrre più in fretta, anzi, i fumetti che hanno solo la copertina curata e dentro tre scarabocchi palesemente fatti per vendere, mi fanno un po’ ribrezzo.

Comunque sia, come ho visto capita anche nell’albo illustrato, le possibilità per disegnare sono ormai infinite. Dalla tavoletta grafica che, se usata in modo appropriato (non come faccio io), è capace di riprodurre qualunque superficie e tecnica manuale; fino alla più “banale” grafite.
Non c’è una tecnica migliore o peggiore: persino delle serie supereroistiche americane ormai si sono insinuati la pittura e il collage.

Il mondo del Manga forse è quello più rigido dal punto di vista della scelta dei materiali, sia per una questione di abitudini che per una questione di tempistiche editoriali. Solo in alcuni casi vengono concesse delle pagine a colori che spesso vengono colorate con acquerelli o i Copic (pennarelli ad alcol che permettono una maggior gamma di effetti e sfumature, rispetto ai classici pennarelli ad acqua). Ma comunque in questo caso parliamo di un mondo a parte in cui ci sono schemi molto rigidi dettati dal mercato.

A confronto di tutta questa produzione multitecnica fa quasi ridere pensare alle produzioni anni 30-40 in cui non era possibile per motivi economici utilizzare troppi colori. Nei fumetti serializzati che si trovavano nelle edicole infatti si potevano trovare solo pochi colori sgargianti, derivati dall’uso e dalla sovrapposizione dei soli colori primari. È un tipo di pubblicazione che a me ha sempre divertito tornare a vedere. Il confronto con i fumetti dei supereroi attuali, molto dark o serioso, con gli sfondi fuxia o viola del tempo a mio parere è esilarante.

Al contrario adesso si ricercano tecniche di stampa sempre più dettagliate che valorizzino il materiale utilizzato e i colori scelti. Penso per esempio ad alcuni illustratori di cui ho visto le mostre a Lucca come Gabriele Dell’Otto o Federico Bertolucci. Persone che lavorano con diverse tecniche ma che palesemente impiegano molto tempo su ogni tavola e ogni illustrazione. È quasi fisiologico ormai dover trovare un modo di riportare al meglio i loro disegni sui libri, a partire dalla carta scelta, fino a dove far stampare il libro. Penso al gran lavoro dal punto di vista di tecniche di stampa, che stanno facendo quelli di Tatai Lab, per esempio.
Purtroppo infatti, è qui le cause economiche ritornano, spesso molti lavori vengono snaturato di da scelte editoriali non adatte al tipo di disegno, addirittura a volte commettendo errori di definizione dell’immagine e pubblicando libri con immagini pixelate.

La scelta della tecnica e dei colori con cui lavorare purtroppo non può essere ancora del tutto casuale, ma si lega alle possibilità della casa editrice con cui si lavora, e ovviamente ai propri mezzi personali.

L’entrata in scena della tavoletta grafica ha sicuramente modificato radicalmente e anche facilitato per certi versi la possibilità di raggiungere certe tecniche. Ormai è raro trovare disegnatori che non la sfruttano insieme al computer per rifinire il proprio lavoro o fornirgli degli effetti che sulla semplice carta non si riesce a realizzare.
Si pensi per esempio a Dave McKean e al suo utilizzo di sovrapposizioni di immagini fotografiche, mescolate a disegni.

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