Work

Si fa presto a dire lavoro di questi tempi….

A quale lavoro stiamo pensando? A quale lavoro pensiamo quando sentiam la parola di lavoro?

Oggi è il 1 maggio, festa dei lavoratori anche se so che moltissimi lavoratori, anche nella nostra Italia, sono a lavoro oggi. Quale libro migliore, oggi, per parlare di lavoro, di Work di Armin Greder edito da Else?

Work è, nè più nè meno, un abecedario: un alfabeto che associa un lavoro ad ogni lettera. Un gioco da bambini, come si direbbe con una di quele espressioni che dovrebbero significare esattamente l’opposto di ciò per cui vengono utilizzate…; non c’è nulla di più serio di un gioco da bambini esattamente come non c’è nulla di più serio di questa lettura spietata e modernissima del lavoro, lettera per lettera, propostoci da Armin Greder.

A Astronauta

B Burocrate

C calciatore

D Dittatore

E Estetista

F Fotografo

G Garagista

H Hacker

I Investigatore

J Jockey

K Killer

L Lavavetri

M Modella

N Narcotrafficante

O Odontoiatra

P Politico

Q Questuante

R Rivoluzionario

S Soldato

T Trafficante d’armi

U Usuraio

V Veterinario

W Wedding planner

X Xerografista

Y Yogi

Z Zoologo

Le vedete le relazioni tra i binomi che nelle doppie tavole mettono in scena l’alfabeto dei mestieri?

Se provassimo a fare un gioco linguistico in classe, senza troppo scomodare Wittgenstein, solo un pochino, potremmo provare a dare come indicazione due cose: nomi di lavori e lettere dell’alfabeto, proviamo a vedere cosa viene fuori…

Chissà se a qualcuno verrebbe in mente la L di lavavetri, la R di rivoluzionario, la Q si Questuante. Non credo. La nostra capacità visiva è ancora molto legata e vincolata ad una tradizione in senso lavorativo ed anche ad un pensiero “buono” più che buonista, per cui un lavoro come quello della K di killer dubito verrebbe in mente a qualcuno (a meno di non avere a che fare con dei patiti di Pulp fiction).

Ma l’occhio e la potenza di Armin Greder stanno qui: nel rendere icasticamente, iconograficamente e semplicemente ( di una semplicità disarmante) il derivato moderno del senso dell’umanità che passa attraverso il senso del lavoro, in questo caso. Ma la stessa capacità e propensione Armin ce l’ha anche quando narra dei Migranti, o quando si prova con un’altro alfabeto… quello de L’italia dalla A alla Z.

La postafazione di Fofi mi viene in aiuto per sciogliere il pensiero:

“Se “il lavoro è l’uomo”, come sapevamo una volta, cosa diventa l’uomo quando il lavoro non ha più il sesno di una porva e di una crescita, di espressione di talenti e di contributo al bene comune, di partecipazione a una comunità e di assunzione di una responsabilità?”

Non mi permetto di aggiungere altro alle parole di Fofi e soprattutto alla potenza delle immagini di Armin Greder ma una cosa me vorrei dirla, lavoratori  di tutto il mondo uniamoci e ricominciamo a pensare all’umano a partire anche da ciò che per scelta, per possibilità o per costrizione, fa ogni giorno della sua vita.

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