AFK di Alice Keller

AFK vuole dire away from keyboard, ovvero lontano dalla tastiera, ovvero disconnesso, almeno momentaneamente.

AFK è il titolo del romanzo di Alice Keller edito per Camelozampa che, effettivamente, terrà i lettori lontani dalla tastiera almeno per le ore necessarie a leggerlo tutto d’un fiato.

La storia racconta di un ragazzino che vive chiuso in camera suo connesso ai giochi elettronici del pc tanto da aver perso la connessione del tempo, da aver invertito il giorno con la notte, da aver interrotto ogni contatto familiare e umano e da non andar più a scuola ormai da anni. Gio ha evidentemente qualche problema, anzi lui viene chiamato il Problema, dalla narrazione deduciamo che ci sono stati, nella sua vita, psicologi e medici negli studi dei quali si è inesorabilmente addormentato, che ha minacciato di buttarsi di sotto e di spaccare tutto tanto da aver convinto il mondo adulto della necessità di lasciarlo da solo nel suo mondo di connessione e 130 chili di peso.

Nel vuoto familiare la sorella di Gio di tanto in tanto batte un colpo, letteralmente, quando torna da scuola (lei è “normale”, in gamba, studia, va a scuola, è brava ecc.ecc) gli bussa alla porta, poi non entra, non parla ma con questo gesto tenta una connessione affettiva col fratello.

Emilia però un giorno non bussa più alla porta di Gio e… lui sente che passa molto tempo in bagno a vomitare… un’altra ragazza problematica in famiglia? No, direi che un Problema è sufficiente, anche per un libro per adolescenti, Emilia ha una difficoltà, potremmo dire, che ha più a che fare con la vita, che con la morte… Emilia è in cinta e tenta di scappare col suo compagno e decide di staccare suo fratello dallo stato di semincoscienza e di portarselo dietro. Le cose decisamente non vanno come lei vorrebbe… e non sarà colpa di Gio… leggete e scoprite il libro, della trama ho detto sin troppo.

Della trama ho detto sin troppo soprattutto perché se restate appiccicate alle pagine del libro non è certo grazie al tema che tratta, ai temi se proprio vogliamo, ma grazie al suo stile davvero notevole. AFK è una sorta di flusso di coscienza, quasi tutto questo flusso appartiene a Gio, qualche rara corsiva incursione appartiene ad Emilia ma insomma la potenza del libro sta qui: nella scrittura in prima persona che non dà di diario nè di racconto ma davvero di pensiero in libera uscita.

La scrittura di Alice Keller spesso lavora sulla prima persona, sull’interiorità, già con Nella pancia della balena , sempre edito da Camelozampa, eravamo nella testa del protagonista ma suoni dall’esterno di tanto in tanto arrivavano, la sensazione di racconto, per quanto molto ma molto soggettivo ce l’avevamo. Qui invece abbiamo fatto un salto dentro, e non solo dentro la testa di Gio ( e Emilia a tratti, c’è poco ma è lei che chiude il libro con un inno alla vita del tutto inaspettato) ma anche dentro una buona tradizione letteraria e teatrale del Novecento, quella che ha rivoluzionato l’idea di pensare alla narrazione. Una lezione che evidentemente Alice Keller ha imparato molto bene ed ha perfettamente saputo adattare ai temi, ai pensieri ed ai modi di essere di un adolescente della postmodernità che gli tocca di vivere.

Torna in questo libro un altro elemento della narrativa della Keller: siamo di nuovo in periferia, in condizioni familiari con adulti latitanti in cui la distanza effettiva ed affettiva dal cuore della vita urbana e familiare contribuisce a creare il paesaggio adatto alla narrazione.

Insomma, credo che Afk sia proprio un bel libro riuscito da consigliare ai ragazzi, magari anche da leggere insieme a scuola, o, perché no, per le vacanze estive.

Buona lettura

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