Noccioline – Cronache Birmane: graphic journalism in passeggino

La rubrica “Noccioline” esce ogni martedì ed è dedicata al fumetto e al graphic novel ed è a cura di Benedetta Morandini testa fiorita.

Il periodo della sessione estiva è sempre un buon momento per dedicarsi a tutto fuorché lo studio. Per questo ho deciso di dedicarmi alla lettura di alcuni fumetti che stavano nella mia lista da un po’.
Ecco quindi che vi presento Cronache Birmane, una delle ultime pubblicazioni di Guy Delisle.

Si avvicinano le vacanze e quindi ho scelto di viaggiare, per ora solo virtualmente, meta: Birmania (o Miyanmar). Non sarà un viaggetto turistico, andremo ad immergerci nella quotidianità di questo paese, alla scoperta di culture completamente diverse dalle nostre. Guy Delisle accompagna la moglie in una missione di medici senza frontiere e sfrutta il tempo a sua disposizione per conoscere questa realtà.

Amo il suo approccio narrativo: sfrutta il fatto di essersi effettivamente trasferito lì, per raccontare con un occhio diverso il paese. Quello che caratterizza i suoi fumetti è infatti un approccio leggero, a volte comico, nella narrativa. Racconta le condizioni di uno stato, senza drammaticità e allarmismo. Preferisce alternare aneddoti divertenti tratti dalla sua esperienza, a oggettive descrizioni della situazione politica ed economia.

Il punto di vista rimane sempre quello dell’autore, ma in realtà cambia spesso. A volte è semplicemente il padre di un bambino di 2 anni e vive la quotidianità della città: incontra le madri nei momenti di gioco, porta il figlio all’asilo e fa passeggiate con il passeggino. E’ incredibile quanto solo questo possa raccontare di una cultura: niente più che quotidianità, ma da un altro punto di vista. Le passeggiate diventano interessanti spunti per raccontare di chi si incontra per strada. La sola realtà abitativa si dimostra un’interessante spunto narrativo: le differenze nelle varie zone, l’elettricità assente o quasi e case dalle strutture più bizzarre.

Come dicevo però, ci si scontra anche con la cruda realtà di questo paese, che non ha bisogno di essere esagerata per risultare spaventosa. Credo l’autore faccia proprio quello che caratterizza il giornalismo: cercare di mostrare i fatti così come sono. Ovviamente aggiunge sempre del suo, inserendo anche aspetti che sono palesemente filtrati dal suo occhio. Ho trovato per esempio esilarante il suo approccio alla scoperta della possibilità di epidemia di aviara: panico totale. Per diverse tavole vi è un susseguirsi di documentazioni, che forniscono info al lettore, e di insistenza affinchè sua moglie si procuri i vaccini necessari. Anche gli eventi più drammatici, vengono sdrammatizzati, ma non sminuiti.

Il bello di questi suoi libri secondo me è proprio il punto di vista. Non è un reportage, ma la narrazione dell’esperienza di una persona che si deve abituare ed integrare in quel contesto, che impara a conoscerlo pezzo per pezzo, anche nei suoi dettagli più strani.

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