Odio le poesie

Pensavate che con l’arrivo dell’estate rinunciassi ai post-icini teorici?

Beh, sbagliavate, eccolo qui, uno fresco fresco contro il caldo. Un post-icino teorico sugli stereotipi che ruotano attorno alla poesia.

Se mi leggete ogni tanto sapete che non faccio mai riferimento a ciò che accade a casa mia, ai miei figli ecc. ecc. la sfera privata è del tutto estranea a quella di teste fiorite e così voglio che sia e credo debba essere. Tuttavia non posso fare a meno di osservare e ragionare, come una scienziata che osserva fenomeni esterni, le creature bambine che abitano la mia casa e questo post nasce proprio da un pensiero nato nel contesto familiare.

Mia figlia di 9 anni e due sue compagne di classe hanno scritto in due anni, nei ritagli di tempo in classe, tantissime poesie e filastrocche, tra queste una mi ha colpito moltissimo perché si intitola Odio le poesie. Un titolo curioso per chi ha scelto proprio di scrivere poesie, non vi pare?

Incuriosita domando come mai questo odio per le poesie se poi si è scelto come mezzo di espressione libera proprio la poesia, e la risposta è nel testo della posia: ovvero l’idea che della poesia si sono fatte le bambine al di là del loro stesso lavoro.

ODIO LE POESIE
Per qualcuno le poesie sono speciali

ma per qualcun altro sono maiali (senza offesa per i maiali)

quegli scrittori, stupidi lenti

devono sempre avere dei contenti

lenti, lentezza,

noia infinita,

vietato mettere nel naso le dita

1,2,3,4,5,6,7,8,9,10,11,12,13

ore devon durare le loro parole

le devi ascoltare, imparare a memoria

non deve esser noiosa la storia.

Ecco, come è passata l’idea che la poesia sia lunga e noiosa e fatta per compiacere le spinte narcisistiche degli scrittori in bambine che scrivono filastrocche e poesie?

Il divario sembra chiaro: da un lato i bambini, dall’altro gli adulti. E mi pare che questa dicotomia invalicabile sia legata sia al tipo di poesia a cui si pensa, quella “per adulti”, sia a chi la propone…gli adulti.

Il primo punto lo posso comprendere, ma il secondo in bambine che non hanno mai incontrato adulti che propongano poesie del primo tipo mi fa davvero pensare.

Che si tratti di uno stereotipo?

Io temo proprio di sì e gli stereotipi, si sa, li si respira nell’aria anche senza che qualcuno li espliciti ed è per questo che sono subdoli, malvagi, e che contro di loro dobbiamo alzare ogni tipo di antenna possibile e immaginabile.

“Odio le poesie” in questo caso è doppiamente significativo e le bambine sono state attentissime in questo: non è “odio la poesia”, no, non avrebbe potuto essere visto che loro stesse hanno scelto la forma poetica; direi che diventa quasi un “odio le poesie per come le pensa la gente” e resto sul generico apposta.

Quella roba lenta, noiosa, lunga, autoreferenziale e narcisistica che è la peggior poesia esistente e allo stesso tempo la fotografia del pregiudizio comune sulla forma poetica.

Come sradicarlo? Magari lo sapessi! Quello che so però è che mi pare abbastanza sano che chi sceglie di scrivere e giocare con la parola e la poesia faccia un bel distinguo contro ciò che sembra ed è vano. Credo un antidoto allo stereotipo e al pregiudizio sia, come sempre, la conoscenza, la lettura della migliore posia, per grandi e per piccoli, la scelta dei testi che possono parlare al lettore in quel momento con attenzione al SUO orecchio non al nostro o, peggio ancora, al canone.

Che cos’è il canone? Chi lo stabilisce e come si forma e come vive?

Non entro qui nella questione, che ci porterebbe lontano a parlare di classici ecc., ma nell’anno in cui si celebra il bicentenario de L’infinito di Leopardi, capolavoro della nostra letteratura, mi domando quanto e come arrivi quella poesia ai nostri ragazzi. Quanti insegnanti riescono a trasmettere la potenza di quelle parole e può aiutare un’operazione come quella condotta da Einaudi di rendere in forma di albo illustrato la poesia con le tavole magnifiche di Marco Somà?

Ora, tolto il genio iconografico di Somà che incredibilmente è riuscito a dare senso all’operazione, la cosa mi pare piuttosto un’operazione intellettuale radical, adulta, poco legata al lavoro coi bambini. Ecco, le poesie, per i bambini, suonano come roba da adulti, come dico io spesso, puzzano di adulti ma, fortunatamente, mi rendo conto che la differenza tra poesia e le poesie può essere chiara all’animo bambino perché le parole possono risunare in maniera talmente viva e libera che entra in sintonia, grande, con l’animo dei piccoli e meno piccoli.

Per questo ben vengano, più che le operazioni alla “infinito” i grandi poeti per bambini e ragazzi, le parole che parlino a loro e per loro, i suoni che risuonano nella grandezza della mente per l’età e la forza di pensiero che ha.

Che volete che vi dica, dopo questa lezione datami da 3 bambine di 9 e 10 anni adesso, dopo molti anni, mi è perfettamente chiaro che posso amare la poesia odiando le poesie 🙂

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