“La canzone di Orfeo” di David Almond

Ve lo ricordate il mito di Orfeo e Euridice?

La storia di quello straordinario musicista che con il suo canto riesce persino a commuovere il Ade, dio degli inferi, e a convincerlo a restituirgli l’amata Euridice morta precocemente? Sì proprio quello che nel momento in cui stava per varcare la soglia che divide i morti dai vivi si volta a guardare Euridice, infrange il patto di non voltarsi fino alla fine e la vede sparire per sempre?

Beh, proprio quell’Orfeo e proprio quella storia tornano a vivere con un respiro straordinario nel romanzo del grandissimo David Almond La candone di Orfeo, edito da Salani. Euridice non è più lei, naturalmente, essendosi la sua anima perduta secoli, se non millenni, fa ma si chiama Ella ed è una ragazza dell’età del liceo. Ma non è Ella a raccontare la sua storia, non potrebbe farlo d’altra parte trovandosi nel regno dei morti, ormai, la narratrice bensì è la sua amica del cuore Claire.

Claire lo dichiara in apertura del romanzo: lei sente il bisogno di ripercorrere i fatti ancora una volta per poi lasciarli andare per sempre, resta il dubbio su cosa sia accaduto davvero e cosa no, forse tutto, forse niente. A questo punto non ha più importanza, resta la morte di una ragazza e l’addio della sua amica narrato in un romanzo che sembra il canto di Orfeo. Che sia Claire la vera Orfeo che fa un viaggio tra la vita e la morte per salutare la sua amica amata prima di perderla per sempre?

Il romanzo è dunque narrato in prima persona e racconta inizialmente la vita felice e a tratti sregolata di Claire, Ella e il loro groppo di amici alla ricerca dell’amore, della bellezza e della gioia di vivere che solo l’adolescenza può dare. Non sembrano esserci tracce di quel buio che a volte avvolge i ragazzi. Il buio, il nero, sembra arrivare con Orfeo, un ragazzi bellissimo che appare e scompare quando meno te lo aspetti, che non si sa da dove arrivi nè dove vada ma che un giorno compare agli amici di Claire e si innamora, corrisposto, perdutamente di Ella. Il dono di Orfeo è quello di suonare (la sua inseparabile lira) e cantare immensamente bene, sembra che l’intero creato si ferma e si commuova davanti ai suoi canti. Persino le onde sembrano cambiare direzione, gli animali fermarsi, l’aria sostare in ascolto della musica di Orfeo.

Orfeo letteralmenre porta via Ella da Claire e dalla sua vita, fisicamente Ella è con i suoi amici ma la sua mente è altrove, totalemente presa da Orfeo tanto che i due decideranno di sposarsi con un rito ancetrale celebrato sulla spiaggia da Claire ma… qualcosa andrà storto, Ella morrà e Orfeo tenterà il tutto e per tutto per riprenderla nel regno dei morti che inizia al cancello delle fogne della città. Inutile che vi dica la fine, vero?

Cosa resta di questo romanzo?

Resta un torpore e un cortocircuito di sensazioni in cui tutto si tiene, le vite dei ragazzi, le loro avventure, una sessualità viva e a tratti promiscua, sempre libera, un amore più forte della morte…o forse no. David Almond riesce, ancora una volta, a regalarci un testo di un’intensità mozzafiato in cui antico e moderno convivono e si sovrappongono in maniera unica. Cosa vuole dire lavorare sui classici con i ragazzi? Forse questa può essere una strata, rendere il classico vivo, il passato presente, il morto vivo, certo ci vuole un genio e Almond per fortuna lo è.

Vi dico la verità, sto leggendo, come sempre, moltissimi libri, tra uno e ll’altro ho avuto bisogno di un libro di quelli che mi avrebbero segnata e tra la pila dei libri in attesa c’era lui, Almond, e non ho avuto dubbi, sapevo che mi avrebbe donato ore di felicità di lettrice, pura felicità che auguro a moltissimi ragazzi, e se avete il dubbio di quanto forte possa arrivare questo messaggio ad un adolescente allora vi consiglio di andare a vedere qualche commento dei ragazzi lettori su Xanadu.

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