L’orango rosa

E’ un po’ di tempo che ho questo post in sospeso, so che lo devo fare, perché lo voglio fare, ma non è così semplice e forse tra breve ne capirete il motivo.

Non vi racconto di un libro oggi, bensì di una nuova collana che ha una politica editoriale molto precisa e cui vorrei dedicare qualche riflessione.

La collana si intitola L’orango rosa ed è la neonata della casa editrice La Margherita. Questa collana includerà libri storie già edite che troveranno nuova collocazione o storie nuove tutte legate dalla forte presenza di temi di natura sociale e di attualità… e qui credo iniziate a comprendere la mia difficoltà.

Ma iniziamo dal nome della collana che ho trovato significativo e la cui spiegazione mi ha molto interessati:

L’ORANGO ROSA non è un esemplare qualsiasi della sua specie: il megafono che stringe nella zampa sinistra lo rende molto diverso da tutti i suoi simili. Col suo megafono percorre la foresta in lungo e in largo, diffondendo una voce che spesso si fa squillante e che rimane – sempre – fuori dal coro.
Il rosa, d’altra parte, è un colore che richiama il concetto di legame affettivo alla base del rapporto tra genitori e figli. In questo caso però, ancora una volta, riconduce anche a questioni sociali molto attuali, come la marcia delle donne su Washington del gennaio 2017, in cui centinaia di migliaia di persone hanno sfilato pacificamente dopo la cerimonia di insediamento del neopresidente USA Donald Trump. Un messaggio forte in difesa dei diritti umani, un richiamo al rispetto e alla civiltà nel confronto tra individui, non solo in ambito politico.

Ecco, questo vuole fare L’orango rosa: dare megafono a storie che possono essere anche scomode ma che pormuovono problematiche attualissime legate ai diritti umani intesi nel senso più ampio possibile.

I primi due titoli arrivati in libreria questo giugno sono I due papà di fiammetta di Emilie Chazerand e Gaelle Souppart e Il mio filo rosso di Sèverine Vidal e Louis Thomas, temi trattati, rispettivamente, la famiglia monoparentale e la separazione tra genitori.

Siamo dunque di fronte a due libri dichiaratamente a tema, e così saranno anche gli altri della collana. Pur non amando i libri a tema, anzi, è evidente che anche queste narrazioni se trovano una forma qualitativa iconografica e testuale di qualità possono avere una qualche utilità nell’affrontare alcuni argomenti od esperienze di vita. Un approccio alla lettura che in questo senso può avvicinarsi anche all’aspetto divulgativo… Ma tolto questo elemento, quello su cui mi sono fermata a riflettere, in questo tempo che ho impiegato prima di risolvermi a racconravi dell’esistemza dell’Orango rosa, è la necessità di avere una collana editoriale del genere. Ovvero: che senso ha proporre una collana su questi temi, così specifica, così definita, in questi anni?

Certo, in Italia abbiamo anche una interessante esperienza editoriale che si pone un po’ su questa linea, è Lo Stampatello, ed anche, ad esempio la stessa casa editrice Settenove lavora moltissimo sui temi dei diritti e dell’identità di genere con libri più o meno espliciti a riguardo ma con alle spalle una politica editoriale estremamente chiara.

Ora arriva questa collana dell’orango rosa ad esplicitare e ribadire la cosa: abbiamo bisogno di storie dichiaratamente schierate dalla parte dei diritti, dichiaratamente tematizzate per dare una chiara sponda a chi voglia affrontare queste questioni con i bambini in maniera diretta.

Un’idea simile, la prima che ha aperto la strada a tutte le altre del genere, credo, l’avevano avuta negli anni Settana con la creazione della piccola casa editrice Dalla parte delle bambine, poi svanita nel nulla ma che all’epoca ebbe moltissimo successo con alcuni titoli di punta. Oggi alcuni libri sono stati riediti da Mottajunior ma non è questo che conta. Conta piuttosto dover constatare che siamo di nuovo nella necessità storico-sociale di creare collane a tema per difendere e narrare qualcosa che dovrebbe essere patrimonio comune: l’accettazione dei diritti degli individui ed il rispetto degli stessi.

Ogni volta che penso che questi siano progetti datati mi sbaglio.

Forse possono essere talvolta limitati dal punto di vista estetico letterario, ma sicuramente datati non lo sono e forse di loro c’è davvero bisogno di questi tempi se è vero…

L’orango rosa arriva col megafono forse proprio a dirci questo, è tempo di raccontare e far girare queste storie, non sono capolavori? Non fa niente, non vogliono esserlo, vogliono dare una possibilità di esistenza narrativa a situazioni che difficilmente gli adulti riusciranno a raccontare con serenità, provano a darci delle parole attraverso lo strumento del libro per l’infanzia. I primi due titoli non sono male, speriamo il livello si mantenga buono e che si alzi ancora, magari, certo è un esperimento editoriale che continuerò a seguire con interesse per capire dove sta andando la società ed i suoi lettori.

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