Ponti non muri

Talvolta basta il titolo per dirci che libro abbiamo tra le mani…

Ponti non muri di Giancarlo Ascari e Pia Valentinis, edito da Bompiani, è uno di questi libri: sin dal titolo sai che hai in mano un libro dalla forte identità, un libro che ha preso posizione riguardo il suo posto nel mondo e riguardo se stesso.

Curioso pensare ciò quando, come vi svelerò tra poco, abbiamo tra le mani un libro che di fatto gioca in senso molto ma molto ampio sul senso architettonico della parola “ponte”… Resta invece molto ligio e molto legato al senso semantico della parola: il legame, il collegamento, qualcosa che unisce. Ma cosa, chi, come e quando unisce è tutto da vedere e da interpretare.

E i muri?

Non ci sono muri in Ponti non muri lo dice il titolo stesso no? Ci sono ponti e non ci sono muri, i ponti uniscono, collegano, raccontano; i muri dividono, separano, portano silenzio ed i due autori su questo hanno fatto una scelta di campo, direi una scelta politica molto netta.

Ponti non muri, più chiaro di così.

Ma quali ponti e come li raccontano i due autori in questo bellissimo libro a catalogo dai toni tra il nero il bianco e l’azzurro?

L’impostazione sembra piuttosto chiara salvo poi introdurre fratture di composizione e di interpretazione che danno respiro al libro e lo fanno essere molto più di quanto sembri: un ponte, di una qualsiasi parte del mondo, qualche riga di spigazione di come e quando è stato costruito e, a doppia pagina, l’illustrazione dello stesso. Questo di seguito, ad esempio, è il ponte di Mostar.

Ma talvolta, quando sembra che ti sei abituato all’andamento ordinato della composizione, succede qualcosa di diverso: le pagine dedicate al ponte diventano 4 e non 2, la prima evocativa, la seconda rappresentativa di ponti speciali: il ponte di tronto, ad ad esempio;

Il ponte del diavolo che unisce in sè in qualche modo tutti i ponti del diavolo del mondo; qui la storia di un cane che lo attraversa per primo per beffare il diavolo mi ha richiamato subito alla mente la storia narrata da Joyce ne Il gatto e il diavolo.

Ma ci sono anche il ponte di panni e il ponte del violoncello, e poi il ponte dell’arcobaleno, il ponte….

Ognuno ha qualcosa da raccontare, tutti condividono un’unica cosa: la forma che mette insieme ciò che è separato. Dritto, ad arco, su più piani, di bambù, di ferro, di pietra, di aria, di corda o di legno che sia il ponte unisce, lo si può attraversare, e nel farlo mette in contatto chi sta di qua e chi sta di là. Non per niente tra le prime cose che si fanno saltare in guerra ci sono i ponti, si tende ad isolare il nemico; non per niente quando si attuano politiche di discriminazione si alzano muri non si cotruiscono o attraversano ponti.

Ponti non muri è un libro figlio del nostro tempo sia come stile e ideazione che come necessità di comunicazione e mi piace moltissimo che ci siano libri che riescano a far passare messaggi forti e chiari e infraintendibili pur trattando apparentemente di tutt’altro. Non è questo il potere della letteratura? Lanciare messaggi all’umano raccontando storie o, come in questo caso, disegnando e descrivendo, in maniera per altro molto asciutta, ponti naturali ed artificiali?

Le illustrazioni di Pia Valentinis e di Giancarlo Ascari, che qui si sono divertiti a lavorare a 4 mani alternandosi e richiamandosi, sono eccezionali e tra il colore ed il tratto danno ritmo e senso alla successione dei ponti; i testi di Ascari e Valentinis sono così asciutti da sembrare neutri, neutrali, ma è nella scelta delle informazioni che l’autore decide di darci nelle pochissime righe, che capiamo quanto la lima abbia funzionato per significare oltre le righe.

Come e a che età leggere o proporre un libro così? Di che tipo di libro si tratta?

Ponti non muri fa parte di quella piccola bellissima famiglia di libri che non si lasciano prendere in alcun genere e in nessuna tipologia, si colloca in equilibrio perfetto tra la poesia e la divulgazione e come entrambe queste tipologie di narrazioni lo si può leggere di fila o consultandolo di volta in volta, come si fa con un’enciclopedia o con una raccolta di poesie. Quanto all’individuazione di un lettore non perdete tempo a cercarne una specifica, il libro si presta ad essere sfogliato dai più piccoli, compulsato dai ragazzini amanti dei dettagli e delle costruzioni, dai ragazzi in cerca di cose curiose e in piena fase enciclopedica, dagli studiosi di archietettura, di filosofia e di disegno perché ad ognuno saprà dire e dare molto, come accaduto a me e come spero accada a voi e alle piccole teste fiorite di casa.

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