L’Uomo della Nebbia

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

 “L’uomo della nebbia”
 Età: da 5 anni
Pagine: 44
Formato: 21 x 28 cm
Anno: 2013
Editore: ElectaKids
Autore: Tomi Ungerer

Questa mattina…

Questa mattina mi sveglio, scendo in cucina, guardo fuori della finestra e… si vede poco o niente.
Ogni giorno le giornate si accorciano un po’, fa buio prima e fa chiaro dopo.
Il tempo è sempre più uggioso e spesso c’è la nebbia.
Qui a Venezia spessissimo!
Il panorama appare offuscato da un velo, si fatica a vedere fino in fondo, ma anche solo poco più in là.
Con la nebbia si perdono i punti di riferimento, i cardini, si perde l’orientamento.

La nebbia

La nebbia ha in sé il suo fascino ambiguo e… lascia spazio all’immaginazione. Proprio come l’albo che sceglierò oggi. A differenza del sogno o del gioco di fantasia, l’immaginazione scaturita dalla nebbia non sempre produce sentimenti, emozioni e sensazioni rasserenanti per l’animo. Anzi, a volte incute timore. Altre, innesca pensieri irrequieti. Altre ancora, senso di smarrimento.
Ecco allora perché oggi ho messo in cartella “L’uomo della nebbia” di Tomi Ungerer. Lo so temo di essere lievemente meteoropatica! Inoltre questo albo mi ha sempre affascinato, ma al contempo l’esatto opposto, facendomi provare una sorta di repulsione.

Il libro in cartella

Proprio per questo ho pensato di leggerlo in classe e sentire il feedback dei bambini. Spesso loro colgono aspetti che noi adulti non cogliamo o evitano di cogliere aspetti che non ci sono. Noi adulti abbiamo la cattiva abitudine di voler sempre capire, trovare un senso. Per i bambini, invece, una storia è una storia, stop, non deve per forza voler dire qualcosa o avere un messaggio intrinseco.
Ricordo che questo albo lo regalarono a mia figlia dei nostri cari amici per un compleanno. Mia figlia era una lettrice e amante dei libri fin da piccola, ma già da allora estremamente selettiva. Essendo molto sensibile alcuni generi li escludeva a priori. A volte, però, bisogna osare un po’, affrontare ciò che ci blocca, sennò poi questo si trasforma e cresce, cresce e diviene paura, direttamente proporzionale alla nostra capacità di affrontarla… ma di questo ne parleremo tra due giovedì.

Veniamo ora alla lettura vera e propria.

Ci troviamo di fronte ad un albo medio grande.
Oggi leggiamo seduti per terra, chi a gambe incrociate, chi a pancia in giù, chi accoccolato all’amico.
Apro il libro e inizio a leggere…

“Finn e Cara erano fratello e sorella.
Vivevano vicino al mare, in un paese molto lontano.”

Ed ecco già il primo intervento: “Maestra, io ce l’ho a casa questo libro, parla di due bambini che incontrano il signore che fa la nebbia…”.
Sssssssttttt… Oh, non raccontarcelo, lascia che la maestra lo legga”.

Così continuo.

Mentre il loro papà era a pescare,
la mamma si occupava della fattoria,
dove allevavano gli animali e
coltivavano tutto ciò che serviva.
Era una famiglia povera
Ma felice di ciò che possedeva
.”

Il libro è scritto molto bene

Poche parole su fondo bianco si alternano a pagine illustrate altrettanto chiare ed efficaci. La storia è ambientata in Irlanda e le immagini riconducono immediatamente ai luoghi di riferimento. Alcune rappresentazioni grafiche sono a doppia pagina. Questo espediente da la possibilità al lettore di prendere respiro. I tempi sono lenti proprio come quelli dei luoghi che raffigurano e placano la frenesia tipica dell’epoca contemporanea. Chi ascolta la storia ha la possibilità di immergersi in essa e cogliere nei disegni dettagli e informazioni che dicono molto altro rispetto alle parole della narrazione. Nelle illustrazioni le tonalità del grigio sono preponderanti, ma quasi in tutte c’è un particolare rosso che cattura l’attenzione del lettore.

““Ma come fai a creare la nebbia?” Chiese Cara”.
“”Venite a vedere” rispose l’Uomo della Nebbia aprendo
la pesante porta di metallo di una gigantesca caldaia.
“Guardate laggiù, cosa vedete?”.

Qui interviene un bambino…

“Sembra la scena di Hansel e Gretel, quando la strega gli mostra il forno e vuole buttarli dentro… forse è così”

L’illustrazione in assoluto preferita dai bambini è stata questa…

Ho dovuto far ben tre tentativi prima di riuscire a girare la pagina.

  • “Mamma che vecchio che è l’Uomo della Nebbia”
  • “A me fa un po’ paura…”
  • “Guarda ha i baffi così lunghi che gli vanno sopra al braccio”
  • “In alto alla porta c’è un teschio”
  • “Aspetta … non girare, cosa sono tutte quelle mani che si vedono”
  • “Sembrano piante rampicanti”
  • “Che bello il campanello”

Interessante l’affiancamento di parole e illustrazione. In netto contrasto. Esprimono concetti diametralmente opposti. Il testo su fondo bianco, in parallelo l’immagine grigio scura, quasi nera. Le parole del vecchio rassicuranti, la rappresentazione grafica un po’ meno. Questo gioco di opposti accompagna l’intero albo, facendo provare i medesimi sentimenti anche al lettore, proprio come quando si è in mezzo alla nebbia e un momento ci si sente tranquilli e un attimo dopo no. Alcune parti del testo e le relative immagini invece sono perfettamente allineate e coerenti l’una all’altra, dando al lettore piccole pause.

Commenti a caldo dei bambini

  • “Anche mio papà mi sta facendo la barchetta nuova”
  • “A me questo libro non è piaciuto molto, ha dei disegni che mi fanno sentire strana, non so come spiegare…”
  • “Ma la nebbia era più fitta di quella di sta mattina?”
  • “A me il vecchio fa paura”
  • “Le boe in mare servono per delimitare una zona, ad esempio oltre le boe ci sono gli squali”
  • “Alcune parole della storia io non le conosco…”
  • “Nench’io”

Decidiamo così di rileggere il libro in un secondo momento. Ciascun bambino avrà la possibilità di appuntarsi sul quaderno le parole di cui non conosce il significato. Poi le cercheremo nel dizionario. Scopriamo inoltre che a volte pur non conoscendo il significato specifico dei termini il contesto aiuta a comprenderli e che per alcuni vocaboli possiamo dedurre il significato conoscendo parte della parola (es. “ribollita, ha a che fare con bollire e ri vuol dire più volte, interessante”)

Il libro termina con Cara e Finn si scambiano sguardi di intesa e complicità

“I loro genitori non scoprirono mai perché quella
sera i loro bambini ridacchiavano sotto i baffi”.

Vedo i soliti due confabulare, sussurrarsi cose all’orecchio, sto per intervenire ma poi… decido di “non scoprire mai perché L. e F. ridacchiavano sotto i baffi”!

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