La nonna addormentata

Tra le bibliografie che mi vengono continuamente richieste (in un ottica direi quasi medica, anzi, chirurgica) quella che più mi fa tremare le vene ai polsi è quella sulla malattia e la morte e non certo perché non sia necessario e anche bello raccontare anche di questi aspetti inevitabili dell’esistenza; bensì perchéi libri belli su questi temi sono pochissimi, si contano sulle dita di massimo due mani, forse anche una…

Tra questi c’è senz’altro La nonna addormentata di Roberto Parmeggiani João Vaz de Carvalho edito da Kalandraka ormai qualche anno fa.

La storia è narrata in prima persona dal protagonista che molto direttamente e onestamente racconta a parole la sua difficoltà nell’accettare come e cosa cambia nella sua relazione con la nonna. La nonna adesso dorme sempre, non gioca e non fa pià cose matte, come prima, non intrettiene più una relazione affettiva con il suo nipote adorato…però la mamma mette la pulce nell’orecchoi del bambino: la nonna è come la bella addormetata che aspetta il principe azzurro.

Prima che la nonna si addormentasse faceva cose strane già da un po’, ballava in cucina, raccoglieva fiori per la zuppa… insomma il dormire sempre è una delle tante stranezze della nonna, la meno divertente probabilmente, ma una delle tante da quando la nonna ha smesso di fare cose “normali” o che tali dovrebbero essere: leggere, raccontare storie e vivere la quotidianità.

Sembra che ci sia un prima e un dopo, e questo prima e dopo è dato dal sonno che sospende la vita, la mette in attesa di qualcosa fino a quando l’attesa di conclude, il principe azzuro in qualche forma sembra essere arrivato a portare via la nonna.

Il letto resta vuoto, la stanza resta vuota e il bambino protagonista rimpicciolisce nel suo essere annichilito dal dolore e dalla domanda: cos’è successo alla nonna?

E non si tratta di una domanda retorica, la nonna è morta e questo si sa, si intuisce, il bambino con noi, ma la domanda è profonda: cosa succede di chi non c’è più? Dove vanno, dove restano?

L’albo non da risposte, lascia le domande e lascia lo spazio al dolore e alla tristezza e lo fa con una dolcezza tale da essere solo grati di questa esperienza non solo legittima ma necessaria di lettura.

Il testo sorvegliatissimo di Roberto Parmeggiani è accompagnato dalle illustrazioni di de Carvalho che sono sottili ma non ironiche, non è il caso di essere troppo ironici dopotutti, ma leggeri sì lo si può essere, poetici anche, divertenti perché no, la morte è parte della vita, anzi è soglia della vita e tutti i bambini prima o poi la sperimentano e sarebbe davvero importante che belle narrazioni raccontino questo momento brutto ma ineludibile della vita.

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