L’amore sconosciuto

Ci sono libri per bambini e libri per ragazzi, alcuni meravigliosi altri orrendi e moltissime sfumature di qualità in mezzo.

Non sono moltissimi i libri che invece riescono ad affrontare con intensita e dolcezza quel passaggio incredibile che segna il salto tra l’infanzia e l’adolescenza. Quando sei bambino o bambina fino a un secondo prima e poi non lo se più.

L’amore sconosciuto di Rebecca Stead devo dire che mi ha colpito per questa capacità di narrare sostanzialmente un qualcosa di impalpabile, intangibile e, in qualche modo ineffabile: un cambiamento che sta negli ormoni e nella mente e nell’animo ma che non dipende di fatto da un “avvenimento” specifico. Ad ognuno arriva quando e come arriva, senza un perché e, forse, la mancanza di un perché è proprio ciò che rende questo passaggio più complesso.

Bridge, Tab e Emily sono tre amiche da sempre inseparabili che alle elementari fanno il patto di non litigare mai eppure la vita cambia, loro cambiano, Emily sembra voler crescere troppo in fretta, insieme al suo corpo, e si mette in una posizione molto imbarazzante con delle foto; Tab ha fatto un salto di qualità nella relazione col mondo e prende la via dell’impegno sociale, e Bridge?

E Bridge sembra essere l’unica che vive in pieno, momento dopo momento, domanda dopo domanda, l’enpasse di questo stato d’animo. Lei che con il suo cerchietto con le orecchie da gatto e il suo perseverare nel consegnare i compito in classe con i timbrini dei personaggini (come avevano deciso di fare le tre amiche alle elementari, la banda di quelle che…) sembra non star registrando un cambiamento in atto. Le differenze con e tra le sue amiche del cuore diventano sempre più evidenti, Bridge asseconda tutto ma non comprende appieno così come non comprende il sentimento che sempre più forte la lega ad un ragazzo.

Accadono delle cose in questo romanzo, ma potrebbero anche essere cose di poco valore se le consideriamo da un punto di vista strettamente della trama, ma sono l’intreccio e la modalità narrativa che tengono e rendono davvero piacevole questa lettura. Una narrazione in terza persona con una bella focalizzazione interna che sa dar voce a ciascun personaggio mantenendo l’occhio centrato su Bridge. La narrazione si pare con il racconto dell’incidente che ha quasi ucciso Bridge in terza elementare e che in qualche modo può essere al tempo stesso interpretato come metafora della fragilità ma anche della forza di questo personaggio. Un personaggio che può anche andare in frantumi ma ritrovare sempre il proprio centro, che anche se sembra a tratti quella un po’ più “in dietro” rispetto alle amiche e al loro crescere, sembra quella più equilibrata e capace di mantenere il punto sulle priorità dell’affettività e della relazione.

Un bel romanzo che vale la pena di leggere e far leggere, denso di umanità e di calore scritto con l’occhio amorevole di chi si sente che questa età di mezzo continua ad amarla e comprederla moltissimo.

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