Un sogno a Venezia

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

“Un sogno a Venezia”
Età: da 4 anni
Pagine: 40
Formato: 20 x 29 cm
Anno: 2013 (prima edizione in lingua tedesca 1974)
Editore: Bohem Press Italia
Autore: Štěpán Zavřel

Questa storia comincia in una nebbiosa mattina d’inverno.

“Fa freddo. Marco e i suoi amici vanno a scuola, camminando in fila, l’uno dietro l’altro, su passerelle posate sopra l’acqua.
I bambini che abitano più lontano arrivano in vaporetto e alcuni devono usare la gondola per attraversare il canale.
E tutti guardano in giù l’acqua che continua a salire, a salire…”

Temo di essere lievemente meteoropatica… ve l’ho già detto vero?!?

Ebbene passata la nebbia, in questi giorni qui a Venezia… persiste l’acqua alta!
Venezia, città storica di inestimabile bellezza, tanto splendida quanto fragile, oggi più che mai.
Inevitabilmente nella mia cartella metto l’albo a tema, da cui ho tratto la frase d’apertura e a cui sono molto legata: “Un sogno a Venezia”.
Lo regalò una mia cara collega ai miei figli parecchi anni fa, credo almeno sette se non erro. Ricordo come fosse oggi cosa pensai… spesso chi abita in una città come Venezia non si rende conto della ricchezza storico-artistica di cui è circondato. La mia collega, invece, ogni mattina doveva fare ben due ore di viaggio per raggiungere la città. Due ore andata e due ore al ritorno. Sicuramente conosceva Venezia da un altro punto di vista. Ammirava l’architettura dei palazzi, apprezzava la passeggiata a piedi dalla stazione dei treni a scuola, conosceva le pasticcerie. Muovendosi presto al mattino e tornando tardi la sera doveva, però, inevitabilmente fare i conti anche con gli agenti atmosferici e, inevitabilmente, con l’alta marea capace per certi aspetti di donare alla città un nuovo fascino, dall’altro un ostacolo naturale non indifferente.
Chi ha avuto modo di conoscere Venezia durante un viaggio, per lavoro o studio, si sa “…o la ama o la odia”. I ritmi sono diversi. I tempi sono diversi. Le relazioni sono diverse. Non ci sono macchine. Ci si sposta per lo più a piedi. Quando c’è acqua alta i tempi di percorrenza da un punto x a un punto y raddoppiano. E il famoso detto “sei ore cala, sei ore cresce” (affermazione riferita all’andamento naturale della marea che avviene ciclicamente ogni 12 ore circa), viene usato come metafora diffusa per dire che nella vita ci sono gli alti e i bassi e che le cose passano, basta aver pazienza.

Questo libro mi colpì subito.

Mi colpì come l’autore avesse colto questi aspetti salienti di Venezia già cinquant’anni fa. Assoluto precursore dei tempi. Il libro si rivela spaventosamente attuale.
Conobbi Zavrel attraverso le sue tavole alla mostra di Sarmede in una piovosa domenica di novembre alcuni anni fa e rimasi colpita dalla capacità comunicativa delle sue illustrazioni.
Oggi eccomi qui a condividere quelle meravigliose tavole assieme a miei alunni di classe seconda, scuola primaria.

Formato ideale: rettangolare, medio grande.

La lettura si inserisce nel più vasto progetto di classe (e plesso): “Venezia città d’acqua”

Acqua come sogno? Acqua come incubo? Acqua come risorsa essenziale ed esauribile. Acqua come forza della natura che si può ribellare ed essere distruttiva. Piove. C’è acqua alta. Acqua ovunque. La settimana scorsa le scuole sono rimaste chiuse per ordine del prefetto. Calamità naturale.

Prendo il libro e lo mostro ai bambini…

“Maestra, lo conosco questo libro… sembra perfetto per la giornata di oggi!”
“Io ce l’ho a casa”
“Anch’io, me l’ha regalato mia zia”
“Anch’io…”
“Ce l’hanno letto alla materna”
Sono rimasta piacevolmente stupita che su una classe di venti bambini cinque di questi conoscessero già il libro perché l’avevano letto alla scuola dell’infanzia e altri tre ce l’avessero a casa.

Poi chiedo: “… possiamo leggerlo lo stesso?”
“Certo… io non me lo ricordo molto bene”
“A me piace riascoltarlo”
“Io non l’ho mai letto”

Leggere e rileggere…

Riguardo la possibilità di rileggere più volte lo stesso libro ne abbiamo già parlato e i bambini stessi cominciano a condividere. Inizialmente se proponevo un albo già letto la risposta di massa era “Nooo, l’abbiamo già letto”. Ora invece esclamano “Che bello, rileggiamo questo?”
La rilettura consente un approfondimento cogliendo aspetti che non sempre risultano evidenti da una prima lettura, sia per quanto riguarda il testo sia per quanto riguarda le immagini, come in questo caso specifico. Poi, il libro non è un oggetto “usa e getta”, anzi, direi che è l’oggetto che per antonomasia non si esaurisce mai nel suo uso e nel suo essere. Quindi, il leggere per il puro e semplice piacere di leggere, leggere e rileggere ancora. Io a volte propongo la lettura di albi che ho già letto semplicemente perché mi piacciono molto e quando li leggo mi diverto e i bambini colgono questo aspetto. La cosa positiva che ho notato è che se lascio gli albi letti a disposizione in classe (devo ammettere che ciò non sempre accade perché non tutti, volontariamente e non, hanno la stessa cura) li cercano, li prendono e se li rileggono autonomamente. Trovo strabiliante la forza dell’esempio e il supporto di mostrare come si legge. Bambini con difficoltà di lettura o attenzione approdano con maggior sicurezza e senso di autostima facendo progressi impensabili solo fino a pochi mesi fa.

Veniamo allora alla lettura vera e propria…

A scuola la maestra racconta la storia di Venezia.
“Venezia è nata sul mare,” dice. “E tanto tempo fa, era una delle città più importanti d’Italia. Le sue navi viaggiavano verso paesi lontani per scambiare le loro merci con oggetti preziosi da portare con sé al ritorno. Così la città diventò presto ricca e potente e i suoi abitanti vollero vivere in magnifici palazzi. Per proteggersi dal mare, pensarono di costruire le loro case, le chiese e i monumenti e anche il porto su palafitte, cioè su grossi pali di legno piantati uno per uno sul fondo della laguna. E fecero bene, perché con il passare del tempo, Venezia con le sue calli tortuose, i ponti e i canali, le chiese e le case con i balconi fioriti, diventò bella come un sogno, un paradiso posato sull’acqua. Ma un brutto giorno, purtroppo, il mare cominciò a salire. Poco alla volta, salì oltre le palafitte e si insinuò tra le case. Se continua così, un giorno tutta la città sarà sommersa dall’acqua. E finirà per scomparire in fondo al mare…”
I bambini ascoltano attenti e la maestra aggiunge: “Prendete carta e matita, pennelli e colori, e provate a immaginare come sarà Venezia domani… Provate a disegnarla sotto il mare!”

Rispetto agli altri albi letti sinora devo dire che il rapporto testo-immagine sembra di primo acchito asimmetrico. I testi infatti narrano Venezia in tutte le sue sfaccettature. Le illustrazioni sono quasi monocromatiche con un’unica tonalità prevalente in tutte le sue sfumature. Richiamano l’acqua e l’onirico. Sono molto dettagliate e soddisfano la curiosità del piccolo lettore. Ma le parole narranti in alcune pagine sovrabbondano. Infatti il commento di un mio alunno è stato:
“Però spiegano tante cose sulla storia di Venezia… non riesco a ricordarmi tutto”.
Aggiunge la sua compagna di banco:
“Però la storia è bella di Marco e la sirenetta che lo porta in giro per Venezia…”
Infatti il libro poi continua raccontando la storia del protagonista Marco, un bambino della classe che la sera addormentandosi ripensa ai racconti della maestra e sogna di visitare la città in fondo al mare accompagnato da una guida speciale: una sirena appunto. Tra sogno e realtà, Marco si risveglierà con in mente il pensiero e la promessa di prendersi cura di Venezia.

Letta l’ultima pagina… chiudo il libro.

Assaporo quei pochi secondi di silenzio incantato poi aggiungo “Prendete carta e matita, pennelli e colori, e provate a immaginare come sarà Venezia domani… Provate a disegnarla sotto il mare!” I bambini colgono la citazione, sorridono e poi si mettono all’opera.

Lascio il libro a disposizione: alcuni bambini temono di non saper disegnare e talvolta uno spunto li può aiutare a trovare fiducia in se stessi e a esser soddisfatti dei propri disegni.

Abbiamo svolto l’attività in momenti diversi, attraverso illustrazioni, parole parlate e scritte.

Qualche commento a caldo…

“A me piace andare sull’acqua alta con gli stivali, ma l’idea di essere sommerso no…”
“A mia nonna è andata sotto la lavatrice”
“Non avevo mai visto l’acqua così alta, però ero contento perché non siamo andati a scuola”
“Noi avevamo acqua dappertutto, dovremmo buttare il divano e anche il frigorifero perché si è rotto”
“Io sono andato con la barca sopra la riva”

Come è Venezia oggi…

“A San Marco c’è un sacco di acqua, arriverà al ginocchio forse. I negozi sono chiusi e le case al piano terra sono allagate e i mobili bagnati”.
“Ci sono tanti negozi, alberghi e appartamenti per turisti. Poi anche scuole case, calli, ponti, barche e monumenti”
“Venezia è una città molto, molto grande. Ci sono molti abitanti e molti turisti, tante case e palazzi, hotel e appartamenti piccoli e scuole con tanti bambini”
“Ci sono molte case e chiese. È una città sull’acqua da sempre. A Venezia ci sono molti alberghi e l’acqua alta ha dato molti problemi”.
“Ci sono turisti, pescivendoli, motoscafi, battelli, bambini, campanili e ponti”

Come sarà Venezia domani…

“Io credo che avrà meno abitanti, molti pesci e meno chiese perché andranno sott’acqua. Le case saranno distrutte e molti meno turisti”
“Io non so come sarà, forse l’acqua salirà ancora o forse sarà più bassa. Io spero non sarà mai più così alta”
“Non ci saranno turisti ma bambini e bambine che giocano allegri e felici”
“Io penso che nel futuro smetteranno di inquinare”

I bambini per certi aspetti assomigliano all’acqua, riflettono lo stato d’animo degli adulti e inevitabilmente respirano le loro preoccupazioni e fanno propri i loro pensieri. Questa è una grossa responsabilità per noi adulti e uno stimolo a migliorarci, le nostre aspettative e paure non devono turbare e influenzare l’animo dei bambini.

Amo i bambini perché custodiscono dentro di sé il segreto della vita e per loro come per Marco – il protagonista della storia – Venezia si può ancora salvare, siamo ancora in tempo per cambiare l’animo umano, fermare l’innalzamento della marea, contrastare l’emergenza clima, eliminare l’uso della plastica.

Cambiare si può. Il cambiamento è possibile.

Può risultare difficile fare un disegno. Può risultare difficile scrivere ACQUA… (senza una C o senza una Q o con una doppia di troppo…) ma cambiare no, quello è semplice. Basta provarci!

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