Che bravo cane!

Avete in casa una mamma e/o un cane?

Possono essere in alternativa la mamma e il cane?

Secondo Meg Rosoff sì: Che bravo cane! Una famiglia da salvare, edito da Rizzoli, è un bel piccolo romanzo che parla di cani e di famiglie in crisi, ovvero di quanto un cane e una bambina possono salvare una famiglia in crisi.

In casa Peachey la mamma dei 3 ragazzi, nonché moglie del presunto capofamiglia, decide di incrociare le braccia (e anche le gambe vista l’ossessione per lo yoga) e di lasciare che si salvi chi può. Il risultato credo sia immaginabile da chiunque: scarpe e vestiti sporchi ovunque, cibo in scatola o da asporto, ritardi a scuola, mancanza di cura e chi più ne ha più ne metta. Quale soluzione se la mamma dopo settimane non sembra intenzionata a tornare sui suoi passi? Betty, l’unica saggia della famiglia, propone di adottare un cane in canile per provare a colmare almeno un pochino il vuoto affettivo lasciato dalla mamma che si aggira per la casa come se non ci fosse.

È così che arriva in casa Peachey Mac Tavish il cane che riuscirà a colmare ben più di un vuoto affettivo!

Nel caos che regna sovrano solo Betty, per prendersi cura del cane, tenta di ristabilire degli ordini di routine, e solo Mc Tavish riesce nel ricatto che porta tutti a darsi una regolata: inizia a rubare calzini, scarpe e vestiti lasciati incustoditi e sporchi nel posto sbagliato (e tutti iniziano a rimettere per correre ai ripari); si fa venire mal di pancia costringendo Betty a cucinare cibi sani per lui (e poi per tutta la famiglia) ; abbaia fino a quando qualcuno non si alza per portarlo fuori la mattina (e per andare a scuola in orario).

Insomma una rivoluzione lenta e nascosta, di cui solo la mamma si renderà conto giorno per giorno, e Betty che di questa rivoluzione è parte attiva insieme a Mc Tavish.

Tutto sembra rientrare in tempo per il compleanno di Betty, la mamma prepara una torta vera torna nei panni della mamma e permette a Mc Tavish di tornare a fare “solo” il cane.

La narrazione segue il punto di vista del cane e rovescia ciò che è dato per assodato, ovvero la prospettiva umanocentrica. È il cane che sceglie la sua famiglia e la educa, non viceversa!!

Lascia a bocca aperta, forse fin troppo estremizzata, la figura del padre di famiglia del tutto incapace non solo di gestire figli e casa ma anche se stesso, sembra persino privo di intelligenza emotiva….

La morale della favola? Quando gli adulti a dicano al loro ruolo non ci resta che affidarci ai ragazzini, come direbbe la Morante, e ai loro cani!

Naturalmente le letture possono essere diverse, ho portato all’estremo giocando con la trama e l’intreccio e il punto di vista narrativo ma qualunque sia la vostra lettura credo i ragazzi troveranno questo libro una buona lettura!

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