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Peter nella neve

Prendete in mano Peter nella neve di Ezra Jack Keats, edito da Terre di mezzo in queste settimane dopo decenni di attesa oltre oceano, e ditemi cosa vi pare della storia.

Cosa ci leggete? Cosa vi colpisce?

Provo a dirvi quello che ha colpito me e che è anche esattamente la misura della sua eccezionalità che ne ha fatto negli anni un grande classico della letteratura americana per l’infanzia.

Peter è un bambino che scopre la neve fuori dalla finestra ed esce a giocarci: lascia le impronte, fa gli angeli di sdraiandosi con le braccia e “volando” nella neve” e poi torna a casa dalla sua mamma a fare un bel bagno caldo.

Tutto qui.

Bene, se fosse questo stesso albo con un protagonista dalla pelle bianca non ci parrebbe nulla di strano, è un albo di tipi mimetico di quelli che i bambini adorano, fatto con grande maestria narrativa e iconografica e basta.

Ma siccome il bambino ha la pelle scura qualcosa sembra striderci nella lettura: ma come, abbiamo scomodato un bambino nero e non accade nulla che possa avere a che fare con il suo essere di quel colore? Nessuna criticità, nessun problema, nessuna storia “esotica”? No.

Nulla di nulla ed è ora che noi e il nostro cervello la smettiamo di produrre questi cortocircuiti culturali per cui se compare un personaggio con la pelle scura allora prevediamo che la storia ruoti, nel bene e nel male, attorno alla sua identità.

E se pensate che stia esagerando aimè non è così, vi basterà leggere la postfazione al libro per convincervene, giustamente la casa editrice Terre di mezzo ci ha tenuto a dirci il perché e il per come questo albo semplicissimo è rimasto così a lungo lontano prima dalla pubblicazione, in America, e poi dal nostro Paese.

Finalmente ce l’abbiamo e da leggere come un buon libro qualsiasi, nella migliore accezione il termine può avere.

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