Dory Fantasmagorica

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

Dory fantasmagorica
 Età: da 5 anni
Pagine: 154
Formato: 20 x 14 .5cm
Anno: 2016
Editore: Terre di mezzo
Autore: Abby Hanlon

Entro in classe con le mani impegnate.

In una tengo delle circolari da firmare e nell’altra un libro. Sento un bambino dire ai compagni “Guardate la maestra ha un libro in mano, speriamo ce lo legga”. Una frase di buon auspicio!
Ebbene sì, questa settimana ho deciso di riprendere la buona abitudine di leggere tutte le mattine, ad alta voce, almeno venti minuti, prima di iniziare la lezione.
Il libro di cui oggi vi narrerò la lettura non è un albo illustrato, ma un testo di narrativa per bambini della scuola primaria primo ciclo, che riscuote notevole consenso. E lo dico perché… l’ho provato.
Le cose da fare in classe sono sempre troppe: esercizi, verifiche sommative, verifiche formative, schede, schede da recuperare, disegni da completare, riordinare, correggere, registri… e le “incombenze” rischiano di travolgerci mettendo a repentaglio la serenità del “corpo” docente, ma soprattutto la serenità dei bambini.

Il ‘programma_da_svolgere’!

Sì, il famoso programma_da_svolgere (letto tutto attaccato).
Guai a rimanere indietro, guai a non completare tutte le pagine dei libri di testo, guai a scambiare l’ordine delle pagine…
Io, personalmente, amo di più le Indicazioni Nazionali, una sorta di linee guida che ti danno appunto delle indicazioni sul da farsi ma che non devono esser rispettate pedissequamente. C’è un discreto margine di autonomia che consente all’insegnante di esprimere al meglio il suo fare didattica.
La soglia tra il programma da seguire o le indicazioni non è dettata da un confine netto, anzi. A mio avviso si tratta di un equilibrio delicato e rispettarlo non sempre è semplice.
Spesso mi interrogo su cosa sia giusto fare o non fare, e non sono così convinta di riuscire sempre a fare la scelta giusta.

Una cosa è certa:

oggi non deluderò le belle aspettative di tutti quei bambini che vedendomi entrare in classe con un libro in mano hanno pensato “Speriamo ce lo legga”, fosse anche solo per quell’unico bambino. Ma dalle loro espressioni intuisco non sia l’unico a pensarla così. (Per fortuna).

Sono tornata a leggere sedendomi sulla cattedra.

Lo so non si fa, ma mi piace un sacco, sto comoda, riesco a mostrare il libro a tutti i bambini… insomma, tante “buone” ragioni per farlo.
Ho scelto un libro di narrativa perché credo che, come per una sana alimentazione sia importante assaggiare un po’ di tutto, lo stesso valga per la lettura.
Fare solo lettura individuale a mio avviso non basta, solo lettura ad alta voce a turno, nemmeno. Lettura esclusiva da parte della maestra neanche… di tutto un po’, il giusto equilibrio! Proprio per questo mi impegno ad offrire ai bambini diversi spunti e a leggere generi diversi… non solo albi, non solo poesie o filastrocche. Di tutto un po’. Poi sarà ciascun bambino a scegliere la propria strada e il genere di lettura preferito.

Il libro di cui oggi vi narrerò la lettura si intitola “Dory fantasmagorica”.

Racconta la storia di una piccola bambina. Piuttosto vivace. Ha due fratelli più grandi, Viola e Luca, che preferiscono giocare tra loro. Dory ha molta fantasia e molte cose da fare. Ama stare in casa e preferisce non vestirsi, ma stare in camicia da notte.

Capitolo 1. – La bambina piccola.
Il mio nome è Dory, ma tutti mi chiamano Birba. Questa è la mia famiglia, io sono la bambina piccola.
Mia sorella si chiama Viola e mio fratello Luca. Viola è la più grande. Viola e Luca non vogliono mai giocare con me, dicono che sono una bambina piccola.
“Mamma! Birba ci dà fastidio!”
“Che cosa sta facendo?” chiede la mamma.  (…)
“Ci guarda!” dice Luca. “Respira” dice Viola”.

Dory fa sempre un sacco di domande, più o meno pertinenti, ma mentre i suoi fratelli si infastidiscono, l’amica immaginaria di Dory, Mary, le trova molto interessanti. Diventano spunto di conversazione:

“Perché abbiamo le ascelle?” chiede Dory sorseggiando un buon tè alla sua amica Mary.

Secondo Dory, poi, la casa è piena di mostri.

A questo punto i bambini ridono. Uno commenta: “Anche a casa mia…”

Continuiamo a leggere. I bambini seguono volentieri, attenti ed entusiasti.
Per qualcuno Dory risulta infantile. Per qualcun altro estremamente divertente e si sbellica dalle risate.

Ad un certo punto i fratelli, stufi di Dory e del suo fare da ,bambina piccola, inventano una storia con l’obiettivo di spaventare un po’ Dory, spronandola a crescere.

“Birba, hai mai sentito parlare di una certa signora Arraffagracchi? È una ladra e ruba le bambine piccole” dice Viola. “Ha cinquecentoesette anni e denti affilatissimi!” rincara Luca.

I fratelli comunicano a Dory che la signora Arraffagracchi sta cercando proprio lei.
Inizialmente Dory non dà soddisfazione ai fratelli. Reagisce facendo come al solito un sacco di domande. Poi in realtà comincia a pensarci su.

Ed ecco comparire nella storia la signora Arraffagracchi.

Così come si materializza nella fantasia di Dory, si materializza anche nelle illustrazioni. E forse inizia a pensarla reale anche qualche bambino.
Dory cerca di nascondersi dalla signora Arraffagracchi che la sta cercando. Sente dei passi. [È il fratello Luca che sta salendo al piano di sopra]. Il rumore dei passi viene attribuito alla signora Arraffagracchi.
Pur essendo presenti entrambi nella scena e pur avendo esplicitato che i rumori provenivano dai passi di Luca, per Dory e i lettori quei rumori dipendono dalla signora Arraffagracchi.

“Attenzione, è lì dietro alla porta!!!”…

…sento un bambino esclamare a voce alta.
Luca è sulla porta in bella vista. Si scorgono invece alcuni particolari della signora Arraffagracchi spuntare da dietro la porta: una scarpa appuntita, una mano unghiata.
L’autore coglie il cuore dell’immaginazione dei bambini e riesce a narrarlo attraverso testo e immagini.
Mi ha piacevolmente stupito che parte dei bambini della mia classe stavano davvero dalla parte del pensiero di Dory.
Fantasia o non fantasia poco importa… la signora Arraffagracchi era proprio lì. Dietro alla porta!

Abbiamo letto uno o due capitoli al giorno.

Ogni volta che arrivavo alla fine di un capitolo immancabilmente qualcuno esclamava… “Ne leggiamo un altro vero?
E a seguire il coretto… “Per favoooooreeee…

Mi ha stupito come nei primi giorni di lettura i bambini non fossero colpiti negativamente dal trattamento riservato a Dory dai fratelli maggiori che la escludevano dai giochi e le rispondevano male. Sono rimasta altrettanto colpita come l’ultimo giorno abbiano affermato che… “Dory ora è felice perché finalmente i fratelli la fanno giocare assieme a loro“.
Quindi non è che non avessero colto questo aspetto già nei primi giorni… semplicemente si lasciavano coinvolgere dalla lettura e si divertivano ad ascoltare le stramberie che combinava questa bizzarra bambina.

Ne è conseguita una riflessione condivisa sulle informazioni implicite ed esplicite che si possono trovare nel testo.

Dopo la lettura dei primi due capitoli ho colto spunto per introdurre in maniera semplice il testo descrittivo.
Di comune accordo abbiamo deciso di descrivere Dory sul quaderno e, perché no, anche di disegnarla.
I bambini di oggi, apparentemente ipersicuri e agli occhi dei genitori tutti da dieci e lode, hanno una paura folle di sbagliare. Se non sono certi di fare una cosa perfetta, anziché provare, piuttosto non la fanno, rinunciando a priori. Così non va bene. Quindi per ciascuno regalo una dose in omaggio di sicurezza in se stessi e fiducia nelle proprie capacità. Come? Offrendo gli strumenti giusti.
Apparentemente banale – di fatto metodo formidabile – fornisco spunti. Li elaboriamo insieme attraverso il connubio di pensiero e dialogo. Dopodiché metto a disposizione gli strumenti per raggiungere in autonomia l’obiettivo.

Come faccio a descrivere Dory? Provo a dire come è? Tipo come è vestita e cosa le piace fare?
“Proprio così…”
Ma io non so disegnare
“Impossibile”

…chiunque può disegnare.

Metto a disposizione i pastelli a cera e il libro, così se qualche bambino ha bisogno di prender spunto può farlo.

La tecnica, ossia l’uso delle cere, può risultare ‘infantile’ (anche agli occhi dei bambini) ma se usata con cognizione di causa ottiene risultati sorprendenti (anche agli occhi dei bambini). Come? Suggerendo una regola: disegnare con il colore a cera nero, senza colorare. Fornendo un “limite” migliora l’impegno, l’esecuzione pratica del compito e la personalizzazione dell’opera.


Incredibile! Passando tra i banchi vedo delle Dory una più bella dell’altra e non sento più alcuna lamentala del tipo “…non sono capace”. Tutti mi sembrano soddisfatti del proprio lavoro.

I giorni a seguire ovviamente continuiamo a leggere.

Ormai… chi ci ferma più?

Decidiamo di soffermarci anche sulla descrizione dettagliata di Ossodipollo (che si scrive tutto attaccato e questa cosa piace moltissimo ai bambini), ossia il cane in cui si fa trasformare Dory per sfuggire alla terribile Signora Arraffagracchi.

Qualche commento a caldo colto durante le letture…

“Maestra, io a casa ce li ho tutti i libri di Dory ma questo mi mancava… che fortuna che ci leggi proprio questo.”
“Cosa vuol dire fantasmagorica? Tipo fantastica? O pazzerella?”
[prendiamo il vocabolario…]
“Maestra Ossodipollo si scrive tutto attaccato? Che forte…”
“Il signor Bocconcino, che in realtà è una fata madrina, mi fa morir dal ridere. Cioè un maschio è una fata madrina… ah ah”
[continua a pensarci e a ridere e la risata diventa contagiosa].
“Quando vado dal pediatra anche la mia mamma mi fa le raccomandazioni e anch’io, come Dory, odio il vaccino e le punture!”
“Chiara, lo sai che anch’io e i miei fratelli ci facciamo sempre il fortino?”
“La signora Arraffagracchi mi fa un po’ paura, per me in realtà è una stregaccia!”
“Anch’io una volta sono andata con la mano dentro al water perché avevo perso una cosa” [coro all’unisono] “Cheschifoooooo”
“Ma è finito così? Ci porti il continuo?”

Siamo ormai giunti al penultimo capitolo.

L’ascolto si rivela coinvolgente. Ogni tanto alzavo gli occhi dal libro per godermi la scena. Venti paia d’occhi (quindici in realtà considerando gli assenti e qualcuno che dopo un po’ si distrae, inevitabilmente, ma con buone probabilità di migliorare con l’assiduità e il tempo) che seguono attenti. Sorridono, ascoltano, cercano i dettagli nelle illustrazioni.
Bussano alla porta.
Interrompo la lettura e alzo gli occhi. Entra il collaboratore scolastico numero uno e mi porge dei fogli… “Maestra, una firma di presa visione dello sciopero”.
Firmo. Esce. Riprendo la lettura.

Bussano nuovamente alla porta.
Interrompo la lettura e alzo gli occhi. Entra la collaboratrice scolastica numero due. “Maestra un genitore, la vuole al telefono”.
Esco. Rispondo. Rientro. Riprendo la lettura.

Neanche due minuti dopo, bussano nuovamente alla porta.
Collaboratrice scolastica numero tre con altri fogli in mano…
Una bambina esclama “E basta!!! Ma non sanno che stiamo leggendo?!?”
E qui io mi sciolgo…

Quando mi chiedono di leggere anche l’ultimo capitolo… ovviamente li accontento!

E anche oggi… seguiremo il programma domani.

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