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Gli Sporcelli

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

Gli Sporcelli
 Età: da 6 anni
Pagine: 112
Formato: 12,6 x 18,4 cm
Anno: 1988
Editore: Salani
Autore: Roald Dahl
Illustratore: Quentin Blake

“Maestra, da domani cosa ci leggi?”

Sia mai che trascorra un giorno senza leggere! Le famose “buone abitudini”!
Concluso Dory Fantasmagorica, ripensando un po’ al testo descrittivo subito mi è venuto in mente un libro di narrativa, non proprio recentissimo: “Gli Sporcelli”.

Penso “Sporcelli” e nella mia mente si attivano due ricordi:
1) il libro di mio fratello
2) Luigi Dal Cin

Il libro di mio fratello

Rispetto a me, da piccolo mio fratello è sempre stato un buon lettore.
Amava leggere un po’ di tutto, dai libri di narrativa ai fumetti di Topolino, senza disdegnare i testi divulgativi.
Proprio a lui ho chiesto in prestito il libro per leggerlo in classe.

Il secondo ricordo (Luigi Dal Cin) risale a quattro anni fa.

Nel 2016 partecipai a uno dei primi workshop organizzati da Testefiorite, con l’autore Luigi Dal Cin.
In quell’occasione ci presentò un testo descrittivo d’eccellenza, a suo avviso, in quanto nella sua semplicità aveva una valenza espressiva unica.
“La scrittura narrativa usata negli Sporcelli segna una svolta nella letteratura per l’infanzia; perché parla la lingua dei bambini. La descrizione del Signor Sporcelli è efficacissima, pur soffermandosi su un solo aspetto: i peli in faccia del Signor Sporcelli” – disse.
A seguire ci aveva introdotto l’espediente narrativo di Raymond Carver: “Show don’t tell”. Non si tratta di descrivere tutto, ma di esaltare alcuni elementi chiave che consentono poi alla narrazione di decollare, attivando tutti i sensi. Ho provato a sperimentare tutto ciò in classe e il risultato si è rivelato più che interessante.

Roald Dahl

Sempre nel 2016 ricorreva il centenario dalla nascita di Roald Dahl e, per l’occasione, vi era anche una rubrica settimanale sul blog Testefiorite (“I lunedì di Roald Dahl”) dedicata all’autore e curata da Adolfina De Marco.

Gli Sporcelli

Da bambina ricordo che questo libro non mi era piaciuto molto e non ero riuscita a finirne la lettura.
Da grande me lo sono imposto.
In classe, leggendolo, mi sono proprio divertita.

Uno degli scrittori per l’infanzia più conosciuti. Eppure io da piccola facevo molta fatica a leggerlo. Non perché avessi difficoltà nella lettura… proprio perché facevo fatica a trovare qualcosa che mi piacesse.
O, forse più semplicemente, non avevo ancora incontrato qualcuno che mi facesse piacere ciò che a lui piaceva, ovvero condividendo il piacere della lettura.
Mia cognata (moglie di mio fratello), ad esempio, mi raccontava che la sua maestra Giuliana (guarda caso… la stessa maestra che aveva fatto acquistare “Gli Sporcelli” tre anni prima a mio fratello) leggeva sempre in classe Roald Dahl.

Io, invece, non lo apprezzavo per niente. E non lo trovavo divertente.

Da adulta mi imposi di leggerlo. Così come anche “Le streghe”, “Il GGG”, ecc.
Non si può certo pensare di scrivere senza aver letto, almeno in parte, gli “autori pilastri” della letteratura per l’infanzia.
E devo dire che… nemmeno da adulta l’ho apprezzato.
Fino a quando non ho avuto la possibilità di rileggerlo, una terza volta, a voce alta nella mia classe seconda di scuola primaria.

L’effetto è stato strabiliante, sorprendente e illuminante per me.

E per questo ringrazio di cuore i miei fantastici alunni. E Roald Dahl!
La lettura collettiva ad alta voce ha la capacità unica di amplificare nella mente del lettore l’effetto dato dalle parole.
È come quando guardi una partita di calcio dei mondiali: non è la stessa cosa guardarla in solitudine nel salotto di casa viverla in compagnia al bar (per esempio). E’ tutta un’altra cosa!
Commenti, allusioni, sorrisi di sottecchi, racconti e aneddoti integrativi al testo. Si condividono emozioni comuni. Si rompono schemi. Si liberano pensieri. Insomma, un vero spasso.

Ma torniamo alla domanda iniziale…

“Maestra, da domani cosa ci leggi?”
“Gli Sporcelli!”
“Gli che?!?”

Perché leggere gli Sporcelli nel Duemilaeventi?

Per tante buone ragioni. Ve ne propongo tre:

1) per nutrire il lessico…
I bambini d’oggi dimostrano una povertà di parole disarmante. Incredibile, nell’era dell’agiatezza economica, dove sembra che a nessuno manchi niente, dal cellulare, a sky, al tablet… mancano le parole. Questa carenza è stata statisticamente provata nei vari ordini di scuola e, più si sale verticalmente, più il problema si acuisce.

2) stupisce…
Stupire i bimbi d’oggi sembra un’impresa. Sono abituati ad avere tutto e a soddisfare bisogni e richieste senza tempi di attesa. Soddisfacendo tutte le richieste nell’immediato, di fatto, la prassi diviene il dato di fatto; senza rispettare i tempi di rielaborazione del pensiero, della richiesta stessa del bisogno, del desiderio e dell’attesa. Così i bambini faticano a stupirsi. Danno tutto per scontato e dovuto. Anche allo stupore bisogna essere educati.

3) è schietto…
La tendenza odierna è di edulcorare tutto (dalle merendine ai testi di narrativa) per paura di sconvolgere i bambini con un testo troppo cruento in grado di alimentare la fantasia. Meglio proporre, ironicamente ma realmente parlando, un film dell’orrore così diventano già grandi, pronti a tutto e non hanno paura di niente. In realtà “ad ogni età la sua paura”, permette uno sviluppo graduale e armonioso del bambino. Sviluppare la capacità di fare fronte alle proprie paure è indispensabile, come saperle gestire. Compito degli adulti è fornire gli strumenti per risolverle, non proporre soluzioni preconfezionate.

E veniamo allora alla lettura vera e propria….

Mi siedo, prendo in mano il libro e lo mostro.
Neanche il tempo di leggere il titolo che interviene un bambino: “Maestra ma Roald Dahl ha sia scritto che illustrato i suoi libri?”.
La domanda mi stupisce, positivamente.
Poi continua con le sue osservazioni: “Perché i disegni sono simili anche in Matilde…”.
Qui si inserisce un compagno: “…e anche nelle streghe… io a casa ce ne ho molti e si vede che il disegni sono uguali…”
Chiosa una bambina: “L’illustratore è Quentin Blake”.
Io ascolto basita e mi godo il dialogo… a bocca aperta. 🙂

Inizio a leggere.

I pelinfaccia. Quanti uomini con la faccia pelosa ci sono in giro al giorno d’oggi!

Il primo capitolo passa veloce e senza nemmeno fermarmi passo al secondo, ossia la famosa descrizione del signor Sporcelli a cui fece riferimento Luigi Dal Cin nel suo workshop.

Il signor Sporcelli. Il signor Sporcelli era un Pelinfaccia. Aveva tutto il viso ricoperto di folti peli, a eccezione della fronte, degli occhi e del naso. Grossi ciuffi di peli gli spuntavano persino dalle narici e dai buchi delle orecchie. Il signor Sporcelli era convinto che tutto questo pelame lo facesse apparire molto saggio e importante.

“Vediamo il disegno…”
“A me non serve, me lo sto immaginando proprio qui accanto a me e vorrei tanto cambiarmi di posto”
“Maestra lo sai che io una volta in treno ho visto un Pelinfaccia?!? Faceva impressione, peli dappertutto”
“Come il mostro peloso?”
[Riferimento al testo col medesimo titolo di Henriette Bichonnier, letto insieme l’anno scorso]
“Mio papà in un certo senso è un Pelinfaccia”
“Anche il mio, quando mangia la zuppa si sbrodola tutto e io e mia sorella gli facciamo segno di pulirsi. Noi ridiamo, ma alla mamma non piace tanto quando si sporca”
[Qui i bambini già anticipano il terzo capitolo]

Barbe sporche. Il signor Sporcelli non si dava neanche la pena di aprire abbastanza la bocca quando mangiava. Di conseguenza (e dato che non si lavava mai) c’erano sempre centinaia di brincelli di vecchie colazioni, cene e merende appiccicati ai peli che gli ricoprivano la faccia

“Che schifo!!!”
“A me fa ridere, anch’io anche se non ho la barba a volte mi lecco la cioccolata attorno alla bocca”
“Anch’io a volte mi sporco la punta del naso con la panna”

A seguire la presentazione della signora Sporcelli.

La signora Sporcelli. La signora Sporcelli non era per niente meglio di suo marito. Naturalmente non aveva la faccia pelosa. Ma era un vero peccato che non l’avesse, perché se non altro la barba avrebbe nascosto almeno in parte la sua raccapricciante bruttezza. […]

Nella mano destra stringeva un bastone da passeggio. Diceva sempre che il bastone le serviva perché le erano cresciute delle verruche sotto la pianta del piede sinistro e camminare le faceva male. Ma la vera ragione per cui lo portava sempre con sé era per dare bastonate a destra e a manca. In particolar modo le piaceva picchiare i cani, i gatti e i bambini piccoli.

Un bambino si è stupito e ha detto:

“Eh no, i bambini non bisogna neanche sfiorarli, mai. Queste cose non vanno dette neanche per scherzo”.
Mi ha stupito la consapevolezza distorta dei diritti dei bambini. Purtroppo spesso capita che proprio i diritti essenziali, dati per scontati, come ad esempio il diritto al gioco, il diritto ad essere bambini venga soffocato, ma i bambini non vanno toccati. Verissimo, e aggiungo ben vengano le provocazioni verbali degli Sporcelli se questo può farci riflettere, certe scene di sesso o horror, a mio avviso, possono far danni molto gravi alla persona, anche se poco visibili. A seguire annotazioni su temi più leggeri e sicuramente in linea con le schifezze degli Sporcelli…

“Maestra, anch’io ho una verruca sotto il piede”.

Ovviamente ringrazio il mio alunno per avermi reso partecipe anche di questo particolare della sua intimità. 😀

Dopo i primi capitoli di presentazione dei due protagonisti della storia si entra nel vivo del racconto.

Gli Sporcelli sono una coppia di sessantenni, hanno un’indole malvagia e fanno scherzi orribili. Ecco allora i racconti dell’occhio di vetro, del ranocchio simile a un serpisciolo gigante, ai vermicelli fumanti (veri vermi mescolati in un piatto di spaghetti), alla restringite (una terribile malattia che restringe le persone).

Mi ha stupito un mio alunno, piuttosto acuto, che alla fine del quinto capitolo aveva già intuito l’alternanza dei dispetti e delle reciproche vendette dei signori Sporcelli.
“Adesso sicuramente il signor Sporcelli farà un terribile scherzo alla signora Sporcelli per vendicarsi dell’occhio di vetro che le ha messo nel bicchiere”

Conclusa la sessione dispetti si passa alla descrizione della casa, d’altronde lo dice lo stesso Dahl:

Ma basta con queste storie. Non si può continuare in eterno a seguire le porcellate che si fanno l’un l’altro due porcelli.

E via tutti a ridere perché “porcellate” sembra quasi una parolaccia.

La casa dei signori Sporcelli non aveva finestre.

“Chi le vuole le finestre?” aveva detto il signor Sporcelli quando la stavano costruendo. “Solo perché un guardone qualsiasi si levi lo sfizio di vedere cosa stai facendo?”.

“Ma dai, maestra, le finestre servono per guardare fuori o per far girare l’aria e per far entrare la luce…”
Già, punti di vista diversi. Cambi punto di vista e… cambia tutto. Completamente.
In giardino, ovviamente coltivavano cardi spinosi e ortiche urticanti e un Grande Albero Morto. Senza foglie. Perché è morto!
Nel giardino inoltre c’era la gabbia delle scimmie che appartengono al signor Sporcelli, intenzionato ad ammaestrarle per svolgere tutte le azioni quotidiane a testa in giù.
Segue il racconto della Colla Nontimolla [gioco di parole apprezzatissimo dai bambini] e del pasticcio di uccellini.
L’evolversi delle vicende, grazie all’intervento dell’uccello Roccocò, prenderà una piega totalmente diversa. I signori Sporcelli subiranno l’effetto Boomerang dato da tutte le loro stesse cattiverie messe in atto, una vera e propria legge del contrappasso.
“Alla fine la restringite gli è venuta per davvero!”

Ogni giorno un po’

Abbiamo letto più capitoli al giorno perché erano piuttosto corti e la lettura incalzante. Ogni volta, però, che concludevamo la lettura della giornata chiudevamo anticipando il titolo del capitolo successivo. Un semplice espediente capace di stuzzicare fantasia, curiosità e immaginazione e allo stesso tempo utile per non perdere il filo del racconto.
I bambini, a turno e aiutandosi l’un l’altro, raccontavano la sintesi dei capitoli agli assenti il giorno precedente perché nessun passaggio saliente del racconto andasse perduto.

Riguardo al lessico

Le parole che hanno destato attenzione, perché in molti non conoscevano il significato, sono state: “raccapricciante”, “bitorzoluto”, “lume”, “lembo”, “calzoni”, “furtivamente”, “carogne”.


Grazie agli Sporcelli ho sperimentato il bello di una lettura fatta stando dalla parte dei bambini, pensieri espressi direttamente senza passare per il controllo delle conseguenze che un pensiero provoca.
Una lettura senza rimandi a significati altri, libera da connotazioni prestabilite.
Una lettura che dà ai bambini il diritto di esser bambini e di ridere liberamente per le porcellate dei signori Sporcelli. Senza sconvolgersi troppo delle costanti angherie.

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