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La buca

Una delle cose su cui insisto di più quando incontro gli insegnanti e i genitori ecc. nei corsi o comunque quando parlo o scrivo di letteratura per l’infanzia, è la fondamentale differenza tra i libri che “puzzano” di adulto e quelli che sono metafore d’infanzia e mettono in scena il punto di vista del giovane lettore.

I bambini hanno un odorato sopraffino per sentire la puzza di adulto, migliore di quello delle streghe per i bambini!

E la stessa cosa accade nella realtà là dove gli adulti non sono in grado, non dico di comprendere ma nemmeno di tentare di ascoltare i bambini arriccandosi nella propria adultità che si intende, necessariamente superiore.

I libri che mettono in scena questa disparità di vedute in maniera schietta e indubitabilmente partigiana dei bambini, non sono molti molti ed è per questo che un libro come La buca deve essere notato e letto e riletto ai bambini per rafforzarli e agli adulti che magari inizio ad avere un po’ di onestà intellettuale.

La buca è di Emma AdBage ed è stato appena edito da Camelozampa.

Siamo dentro una scuola ed un narratore bambino ci racconta del loro gioco preferito durante la ricreazione ovvero il calarsi in una mega buca del giardino in cui possono giocare a fare finche che sia qualunque tipo di cosa.

Non ci sono giochi nella buca ma non ha importanza, la buca è il gioco che scatena la fantasia ludica. Gli adulti restano su e storcono la bocca convinti che sia pericoloso e qualcuno prima o poi si farà male.

Ma nessuno mai si è fatto male.

Un giorno arriva la proibizione di entrare e i bambini giocano sul bordo, felici come prima, anche il bordo funziona come scenario di giochi. Il che da sempre più fastidio agli adulti.

Un giorno una bambina cade dalle scale della classe, cade di naso e esce un mare di sangue. La bambina si fa male sugli scalini della classe e la maestra, coerente come un ossimoro, dice “Lo sapevo che qualcuno prima o poi si sarebbe fatto male”.

Bum, patatrac, fine dei giochi, come accade con il camelide de La sedia blu.

Dove è la logica? Non c’è.

I grandi per sicurezza fanno chiudere la buca perché nessuno si faccia male, e nessuno lo si era mai fatto. Mica mettono un corrimano sugli scalini!

Ottusità adulta all’ennesima potenza, abbastanza tipica del genere adulto ma che meno dovrebbe esserlo del genere insegnante, o no?!

Ed ecco che i bambini, senza colpa, vengono puniti con anche la presunzione di aver fatto qualcosa di buono e giusto per il loro bene (che patetici che siamo!) e una mattina la buca non c’è più, si può solo camminare dritto.

Ma, attenzione!

Il gioco, come la bellezza (e la pericolosità, d’altra parte) sono negli occhi di chi guarda!

Ed ecco che voltato lo sguardo i bambini vedono un monticello, un posto disordinato e naturale che invece di andare in giù, come la buca, va in su e, indovinate un po’, è ancora più divertente della buca e del bordo messi insieme!!

Chissà se i maestri riusciranno a eliminare anche questa fonte di gioco, intanto i bambini e se appropriano dimostrando un livello di resilienza all’idiozia adulta decisamente alto.

Cosa colpisce di questa storia?

Innanzitutto a me ha colpito l’ambientazione e la narrazione realistica, tipica della letteratura nordica, ma di un realismo che è piegato all’ottica bambina non adulta. Se qualcosa insegna, come tendono a voler insegnare i libri mal fatti, insegna l’illogicità di certi comportamenti adulti, presunti superiori.

Poi mi ha copito che i maestri non hanno mai il nome maestro ma solo il nome proprio. Non so se questa sia stata una scelta della traduzione o se fosse così anche nell’originale ma mi è parsa significatica: la parola “maestra/o” ha in sè qualcosa di profondo e saggio che proprio non sembra esserci in questi adulti messi in scena dalla narrazione.

Un albo schietto, di cui anche potersi liberamente vergognare mentre lo si legge mentre i giovani lettori gongolano.

Un albo che tanto ma proprio tanto vorrei far leggere ad alcuni insegnanti, e soprattutto ad alcuni dirigenti, che vivono e fanno vivere la scuola con un livello di ansietà paranoica fuori dal bene e dal male.

Come mettersi al riparo da ciò che di brutto può accadere, dal rompersi il naso a tragedie ben più gravi?

Semplicemente non si può. Una volta rispettate tutte le norme di sicurezza sacrosante (chissà perché poi da noi capita che crollino scuole intere durante un terremoto ma ci danniamo per un pezzo di giardino incolto) c’è la vita, il caso e…la competenza dei bambini!

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