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Noccioline – Rughe: niente più che la realtà

La rubrica “Noccioline” esce l’ultimo martedì del mese ed è dedicata al fumetto e al graphic novel ed è a cura di Benedetta Morandini testa fiorita.

Si torna indietro di una decina d’anni per una recensione di un gran capolavoro: Rughe di Paco Roca edito da Tunuè.

In concomitanza con la scrittura del capitolo sul fumetto della mia tesi mi sono detta “perchè non sintetizzare il tutto in una recensione?”, quindi eccomi qui. Ho iniziato volontariato presso un’associazione che si occupa di Alzheimer e questo mi ha portato ad avere molte più chiavi di lettura per questo fumetto (e a rendermi conto che meritava più riconoscimenti di quanti non ne abbia ricevuti).

Per chi non lo conoscesse, Rughe è un fumetto che tratta la tematica dell’Alzheimer, scritto in seguito all’osservazione di anziani nelle case di riposo. Il fumetto nasce con l’idea di creare un libro che abbia un anziano come protagonista, vista la carenza di questo tipo di letteratura; ma in realtà il risultato è molto di più. Aprendo questo fumetto si vede quello che un paziente affetto da Alzheimer vede tutti i giorni. Non si racconta nulla di più di quello che succede davvero e probabilmente è questo che rende Rughe un fumetto così interessante.

Il protagonista è Emilio, un anziano che viene portato dai suoi familiari un una casa di riposo, poichè per loro sta diventando troppo oneroso prendersi cura di lui. Qui Emilio conoscerà Miguel, che sarà il filo conduttore della nostra storia. E’ lì palesemente già da diverso tempo, quindi conosce molto bene le persone e i ritmi della casa di riposo (e per questo se ne approfitta anche un po’). Miguel è però più sano degli altri, per questo permette al chi legge di seguire la storia, perché interagisce e presenta tutti i personaggi, di cui se no non sapremmo nulla.
Il bello di questo fumetto è che, nonostante i personaggi siano fittizi, rappresenta la realtà quotidiana di un anziano affetto da demenza. L’autore stesso non ha voluto riempire il fumetto di storie inventate, perché risulta interessante già così.

La storia è raccontata in buona parte dal punto di vista di Emilio e si ha la possibilità di seguire insieme a lui il decorso della sua malattia. L’espressività dei personaggi è più che mai necessaria nel racconto: il lettore è così in grado di leggere sul volto le emozioni come la frustrazione, la rabbia e l’imbarazzo che questa malattia causa nel protagonista.
L’utilizzo del punto di vista di Emilio è utile anche in una serie di espedienti narrativi, come il fatto che per una breve parte del libro il protagonista non fosse a conoscenza della malattia. In questo modo neppure il lettore sa cosa sta succedendo, fin che Emilio non si trova a doversi confrontare con il medico.

E’ da notare anche come viene raccontata questa storia: non si toglie nulla della pesantezza della malattia, ma gli eventi sono narrati in modo da strappare un sorriso al lettore. La continua dimenticanza, ripetizione e goffaggine caratteristica dei personaggi permette di affrontare una tematica così delicata, senza però avere un impatto troppo duro sul lettore. L’autore implicitamente suggerisce anche un modo di vivere questa malattia: in parallelo vi è una presa di coscienza per la sua gravità, ma anche una leggerezza nel vivere le giornate, che se no non passerebbero mai.

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