fbpx

Il museo immaginario

Questo post è scritto da Chiara Costantini che cura la rubrica “Un libro in cartella” ogni due giovedì.

Il museo immaginario
 Età: da 4 anni
Pagine: 36
Formato: 28,5 x 28,5 cm
Anno: 2015
Editore: Carthusia Edizioni
Autore: Gek Tessaro

Oggi è giovedì.

È giovedì oggi?
Sì, oggi è giovedì… giorno in cui solitamente esce (con cadenza bisettimanale) la rubrica “Un libro in cartella”.

Comincia a diventar difficile tenere il conto dei giorni, dei giorni che passano, chiusi in casa.
In questi giorni mi sto profondamente interrogando sul senso della didattica a distanza o, come la chiamo io scherzando, didattica in stanza… davanti a un PC o a uno smartphone.
Sembra che in molti, al di là di chi sta vivendo il dramma in prima persona, purtroppo, si stiano adoperando per trovare agli altri “cose-da-fare”.
“Cose-da-fare”.
“Cose-da-fare”.
“Cose-da-fare”.

Io in questa situazione fatico e sono insofferente.

Piattaforme da testare, documenti da scaricare, mail da inviare, pdf da rendere editabili, video da guardare, tutorial da seguire, webinair…
Tutto ciò può avvenire senza contatto.
Eppure, ora più che mai, abbiamo bisogno di essere in contatto.
Partiamo dal significato etimologico del termine.

Contatto

Nella Treccani, si legge, deriva da contactus derivato di contigere “toccare”… quindi il toccare, il toccarsi… es. mantenere-perdere il contatto.
Penso al contatto visivo… e al contatto corporeo che avviene in vari sport e nel rugby in particolare… Penso al “rugby-touch”, dove il tocco ha un ruolo definito ed esplicito.
Contatto, quindi, significa essere toccati, da qualcosa o da qualcuno.
Può avvenire attraverso il tocco fisico, attraverso la voce, attraverso gli occhi.

Mi chiedo: può avvenire attraverso la tecnologia?

Al momento, l’unico vero e proprio contatto può materialmente avvenire soltanto in famiglia, con le persone con cui si vive insieme, le persone più vicine.
Ma nel caso si sia soli o si voglia andare oltre questo primo nucleo si passa, inevitabilmente, ai contatti… ai contatti in rubrica del cellulare o se qualcuno ha ancora una rubrica telefonica. Ecco allora che subentra la tecnologia: mezzo per consentire il contatto. Strumento valido ed efficace che… è mezzo e non fine!

Mi sono quindi interrogata sul senso di leggere ad alta voce attraverso un video e… ho avuto la prova che non è stata un’idea originale. Adesso come adesso è una necessità. Per chi legge e per chi ascolta.
In questi giorni ho visto le più disparate letture di albi ad alta voce. Ma, nel caso specifico del “libro in cartella”, il senso è diverso. E qui tornano i famosi “contatti” della rubrica che nulla hanno a che fare con il “tocco”, ma sono comunque riconducibili a un legame, alla conoscenza diretta con quella persona, alla familiarità. Così il valore di quella voce acquisisce senso e significato in quanto voce conosciuta.

Le cose si possono anche fare, ma devo essere intrise di significato e significante.

L’albo di cui vi narrerò oggi la lettura ho deciso di proporlo perché fornisce numerosi spunti per rendere la didattica a distanza non un compito da svolgere (sia per alunni che per insegnanti) ma un compito di realtà, capace di appianare le distanze e concederci, in questo periodo dell’anno in cui solitamente si svolgono numerose uscite didattiche, la condivisione di un’uscita virtuale a un museo, anzi a più musei, una visita guidata ai “Musei Immaginari” di ciascuno di noi, mio e dei miei alunni.
Al di là della mia risaputa simpatia per tutti gli albi di Gek Tessaro, quest’albo mi ha colpito per l’attualità con cui mi si è presentato davanti. Insomma il libro giusto al momento giusto!

L’albo è di grande formato quadrato. È scritto in rima. La parte di testo su fondo bianco. Le illustrazioni sono molto colorate e fanno venire voglia di disegnare e fare un collage. Ogni pagina è contraddistinta da un titolo che introduce una piccola “opera d’arte
Di seguito riporterò i passi che ho trovato più significativi, il video della mia lettura e l’attività che proposta ai bambini della mia classe seconda, scuola primaria.

Il museo immaginario

(…) Le diverse figurine

Di questo abbecedario

La raccolta piccolina

Del museo immaginario (…)

Girotondo

(…) E quello che più conta

Quel che ci guadagni

È che la fai girare

Insieme ai tuoi compagni

Già… la parte divertente del girotondo è tenersi per mano in cerchio… quindi penso a una canzoncina simile al girotondo conosciuta da tutti e che magari preveda una forma di contatto, magari con diverse parti del corpo… ecco allora l’idea di proporre ai miei alunni la canzone “Se sei felice…”. In italiano e in inglese. Un po’ di interdisciplinarità non guasta.
Provare emozioni positive quando si apprende è fondamentale. Richiamare emozioni positive infonde energia altrettanto positiva che permette di ritrovare fiducia anche in un periodo un po’ duro….

Il titolo successivo è “Dentro e fuori”. Anche questo fa riflettere… in questo momento.

Dentro e Fuori

(…) Solo per il fatto di esser partiti

Abbiamo l’impressione di esser usciti

In realtà siamo solo confusi

Che più di prima siamo rinchiusi (…)

Alla pagina seguente…

Il canto

Da una finestra

Un vetro han tolto

Esce una musica

E io mi volto (…)

In questi giorni dovendo stare a casa c’è chi ha ricominciato a suonare, chi a cantare, chi semplicemente… ad ascoltare.

Quello dopo si intitola “La panchina” e conclude così…

La panchina

(…) Bambini ridono

Alla fontana

Se ami in mondo

Il mondo ti ama

…un bell’augurio, l’ideale di reciprocità e rispetto profondo senza il quale non ci può essere contatto.

In alto

(…) Adesso guardi il mondo

Da sopra verso giù

Sei andato in alto

Puoi andare un po’ più su

Il punto di vista… un geniale modo di guardare le cose… Il geniale modo che i bambini sperimentano costantemente… distesi per terra, a pancia in giù, a pancia in su. Dal divano, mettendo i piedi al posto della testa e la testa al posto dai piedi, da sopra una sedia per esser alti come i grandi e vedere le cose come le vedono loro, accovacciati sul pavimento per vedere come vedono le formiche. Punti di vista. Anche in una situazione come quella attuale i punti di vista fanno la differenza. Si può guardare in un’unica direzione o ampliare lo sguardo a 360°. Si può guardare solo con i propri occhi o immedesimarsi in ruoli altri che sicuramente vedono in maniera diversa.

Due occhi, un naso, una bocca

(…) Presi uni per uno

Siamo tutti giusti

Ma sappiamo bene

Che si tratta di gusti

Perché dal confronto

Risulta molto evidente

Che siam tanto diversi

Noi che siamo la gente

Siam tutti diversi

Ed è la cosa più sana

È bellezza variegata

La geografia umana (…)

Il libro

(…) È come un ruscello

Che sgorga da un monte

È una fontana

Meglio ancora, una fonte

Continua così, piccole perle di saggezza, sulle code degli animali, sugli sguardi e sui musicisti migranti.


E conclude con una strofa che è perfetta chiosa al libro e… di incredibile attualità.

(…) Basterebbe forse
Fermarci ogni tanto
Per scoprire che il mondo
È bello e anche tanto

Tocca a te!

Nell’ultima pagina l’autore propone di allestire il proprio Museo Immaginario attivando tutti e cinque i sensi, dall’olfatto, all’udito, alla vista, al gusto e ovviamente al tatto per individuare gli elementi da esporre come opere uniche:

– Un oggetto importante
– La cosa che più ti piace fare
– Il profumo più buono che conosci
– Il sapore che preferisci
– Il suono che ti mette di buon umore
– Il contatto che tu fa sentire bene
– Un paesaggio che ti piace osservare
– Un luogo dove vorresti essere
– Il ricordo più bello che hai
– Quando ti senti più felice
– Una sorpresa da mostrare agli altri

E allora ho lanciato la challenge ai bambini nella chat WhatsApp:

io per prima avrei postato la foto del mio museo immaginario, a seguire ciascun alunno avrebbe postato il suo, in questo modo avremmo potuto condividere e visitare contemporaneamente tutti i musei.
Incredibile, ha funzionato. Quasi tutti hanno allestito il proprio museo e in ogni museo, vi assicuro, c’erano opere uniche che parlavano proprio di ogni singolo bambino, dei suoi gusti e delle sue attitudini.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa di questa risposta attiva e ho altrettanto piacevolmente constatato che nel contatto, anche a distanza, la differenza la fa la relazione. Quando c’è un legame forte e autentico, vicino o lontano, si sente e mantiene il contatto.
Ecco allora il mio ripensare alla didattica a distanza come momento positivo, capace di attivare gli alunni senza stressare i genitori, anzi fornendo loro l’occasione di vivere serenamente questo periodo di isolamento forzato. Quindi propongo di essere presenti, a contatto come insegnanti e come genitori. Di dedicare un po’ di tempo per stare insieme con i propri figli, non per svolgere compiti, ma semplicemente per trascorrere un po’ di tempo insieme, giocare insieme (anche alla Wii, perché no), recuperare forme di contatto che a volte la frenesia della vecchia quotidianità non ci permetteva. Di lasciarsi stupire dalle piccole sorprese…

Incredibile… per mettersi in contatto, in contatto profondo
con se stessi, con gli altri, con il mondo
bisogna staccare la connessione
chiudere cellulari, tablet e televisione
eppure se il legame è forte e sicuro
ribatterà ogni cuore come un rullo di tamburo
con più rispetto e un po’ di bontà
si potrà di nuovo uscire in libertà

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!